Issues | Thin White Line #0

La sottile linea bianca, senza stare a scomodare gli Afterhours o banali battutine da bamboccioni, è ovviamente quella che divide il campo da calcio, che diventa (come un’altra sottile linea, quella rossa dell’omonimo film) trait d’union per le storie che attorno al pallone ruotano ma anche confine che separa chi sta dentro da chi sta fuori.
Thin White Line è per chi sta dentro, non letteralmente al campo da calcio ma a quel mondo (lì). Un magazine per chi vive questo sport con la passione intellettuale, oltre che animale, e che dopo anni di riviste di settore più urlate che scritte, finalmente trova soddisfazione nella new wave di nuove riviste sportive indipendenti come The Green Soccer Journal, The Blizzard, Howler e Field, quest’ultimo distribuito come freepress negli stadi inglesi nei giorni delle partite.

Nato in Australia e realizzato da una squadra internazionale (tra i contributor ci sono due italiane, una giornalista ed una fotografa, Ludovica Jona e Laura Montanari, e lo stesso sito del magazine è pieno di parti scritte nella nostra lingua), Thin White Line è l’ultima testata ad aggiungersi alla lista. E più che di calciatori parla di tifosi e del ruolo sociale del calcio. Tanto che nel numero zero c’è anche la storia della Liberi Nantes, squadra romana che milita in terza categoria ma che gioca solo a livello simbolico, nel senso che essendo composta da soli rifugiati e richiedenti asilo non può presentare la documentazione necessaria (ovvero, essendo la terza categoria parte della lega nazionale dilettanti, dimostrare che i giocatori non siano già tesserati nel proprio paese d’origine) e quindi finiscono tutti i campionati a 0 punti, nonostante ad esempio nell’ultimo fossero arrivati secondi.

Con questa e altre storie al suo interno, il primo numero di Thin White Line è praticamente pronto ed è in fase di ricerca del budget grazie al crowdfunding: su Pozible si può finanziare la rivista abbonandosi.

co-fondatore e direttore
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