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Issues | Darius Magazine (NSFW)

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Prima che arrivasse l’internet quello tra l’eros e la carta era una rapporto idilliaco e, soprattutto, duraturo.
Dopo aver soppiantato le scene erotiche incise su pietra (vedi ad esempio alcuni petroglifi di Ceto, in Val Camonica, provincia di brescia), i bassorilievi dei templi indiani, gli affreschi delle terme romane o le spintriae, le tessere con le quali—di nuovo i romani—pagavano le prostitute, da quando l’uomo è riuscito a fabbricare la carta ha sempre trovato il modo di riempirla, per immagini o parole, di contenuti “spinti”. Che ci fosse di mezzo la religione e la ritualità o il puro e semplice intento di eccitare il prossimo, dal papiro erotico a Playboy e Le Ore, passando per il Kama Sutra, Ovidio e De Sade, carta e fregole&erezioni sono andate a braccetto per secoli.

La svolta pre-web si è avuta negli anni ’80, quando le paginette strappate di Ora Verità e OK trovate dietro le fratte o le preziose scatole top secret piene di Supersex vennero mandate in pensione, sostituite dall’amico col videoregistratore e dall’altro amico che non si sa come ma aveva sempre le ultime novità in vhs. I titoli, però, rimanevano assurdi esattamente come quelli dei servizi fotografici dei giornaletti.
Titoli che poi, con i primi siti XXX, diventarono completamente inutili. Già i vecchi, rumorosi modem facevano fatica ad arrivare al sodo, caricando bit dopo bit, riga dopo riga, volti contorti in smorfie di passione che precedevano di almeno un paio di minuti il resto delle immagini (col senno di poi: che stimolo alla fantasia…).

Finché arrivò la banda larga e con essa migliaia di siti dove guardare, gratis, milioni di video porno per tutti i gusti, pure i più strani, de-sensibilizzando generazioni di ragazzini, educandoli al sesso facile e distruggendo per sempre il brivido dell’attesa (di arrivare a casa e tirar fuori il bottino da sotto al letto, di andare dall’amico coi genitori in vacanza a guardare la cassettina, di capire che qualsiasi scena di eiaculazione massiva ha un prima, un arrivar per gradi—per quanto assurdi possano essere quelli dei film pornografici).

Come in tutte le cose, quando si raggiunge un livello di massificazione e de-personalizzazione tale, c’è sempre chi si lancia in affannate corse verso il passato, a recuperare “valori”, tempi, estetiche e formati che sono andati estinguendosi. Ed ecco dunque che la nuova ondata di erotismo retrò passa di nuovo attraverso la carta, con tutta una serie di riviste indipendenti che raccolgono un testimone che nessuno gli passato loro e puntano su prodotti curatissimi e di fascia alta, rispolverando il valore della fotografia e delle pagine da sfogliare come strumento d’elezione per vecchi e nuovi—consapevoli, edonisti, vagamente hipster—consumatori di eros per immagini.

Il nuovo Darius Magazine—da quella stessa Svezia tutte bionde, nudisti e amore libero, come da manuale dei filmacci anni ’70—si inserisce proprio in questa nicchia, con corpose uscite a cadenza annuale (e ritorniamo al piacere dell’attesa) ed un’estetica patinata d’impronta modaiola che se, attirerà qualcuno, terrà ben lontani gli appassionati duri e puri.

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