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#Fotosociality | Print About Me

Print About Me nasce nell’estate del 2011 come concorso dedicato alla grafica e alla stampa d’arte. Dietro al progetto, un collettivo torinese composto—come fosse una ricetta—da due parti di stampa, una serigrafica ed una calcografica, una parte di grafica e design, una di curatela ed una parte espositiva, raggruppando diverse realtà cittadine: l’associazione Arteco, il laboratorio Inamorarti, la stamperia Ohne Titel Grafik, il grafico ed illustratore Moisi Guga e la FART gallery.

Con tante anime in campo, provenienti da esperienze e background differenti, non è sempre facile trovare una sintesi. Eppure i ragazzi di Print About Me ci sono riusciti, soprattutto perché uniti dal nobile intento di offrire ad un pubblico di appassionati arte a prezzi accessibili.
«Ho lavorato per anni in gallerie d’arte contemporanea» mi racconta uno degli esponenti del collettivo «quelle che hanno a che fare—quando va bene—con i musei e quando va meno bene con i collezionisti privati che poi “fanno sparire” le opere nelle loro collezioni private. Con una realtà come Print About Me invece mi piace pensare di poter fare qualcosa per la gente—tra virgolette—come me. Mi trovavo a vendere dei lavori a cifre che non avrei guadagnato in tutta la mia vita ed ero uno dei primi auto-esclusi da quel tipo di mercato quindi volevo fare qualcosa per quelli della mia età, della mia generazione, in termini di fruibilità a livello espositivo ed accessibilità a livello economico».

Dopo il primo bando internazionale, che raccolse 28 stampe di artisti da tutta Europa (più qualche americano), in occasione della seconda edizione, nel 2012, la selezione fu più ristretta ma nel frattempo venne attivata all’interno di Print About Me una parte editoriale dedicata al libro d’artista: PrintAboutMe Micro-Press.
Ma non finisce qui. Sempre nel 2012 hanno lanciato anche Ménage à trois, una residenza d’artista dedicata alla produzione di prodotti editoriali.
«In pratica» mi spiegano «mettiamo insieme uno stampatore, un artista ed un videomaker che per una settimana lavorano insieme in uno studio.
L’ultimo menage a trois, ad esempio, ha visto la partecipazione di Paolo Berra [una delle anime di Print About Me, ndr] in qualità di stampatore, l’artista francese Sophie Lécuyer e Claudio Malpede alla parte video. Il tutto viene documentato e caricato poi sul sito».

Al Fruit di Bologna, festival dedicato all’autoproduzione e alla microeditoria, il collettivo ha presentato una splendida scelta di stampe e pubblicazioni, tra cui un mazzo dei tarocchi decisamente sui generis, intitolato Del lavoro e della morte – 13+1 danze macabre, opera di Daniele Catalli, aka Piri Piri Atelier. Guarda caso l’artista è lì a venti centimetri da me quindi, dopo aver acquistato un mazzo ed averlo fatto macabramente dedicare alla mia dolce metà (A Ethel. Occhio!, questa la dedica) chiedo lumi direttamente a lui.

«L’opera prende ispirazione dalla danza macabra medievale ma aggiornata ai tempi moderni» mi racconta Daniele. «In queste carte sono rappresentati i tredici mestieri che registrano il maggior numero di morti sul lavoro: minatore, pescatore, boscaiolo, agricoltore, operaio edile, elettricista… Mi sono basato sui dati europei delle morti bianche. La danza macabra era un monito: “ricordati che devi morire”. Qua invece è “ricordati che puoi morire”».
Si tratta di un mazzo stampato in serigrafia su cartone vegetale. Tre colori. Edizione limitata di 100 copie. A livello estetico le carte richiamano volutamente i classici tarocchi ma qui ogni carta ha un lavoratore circondato dall’allegoria della morte. Tredici, appunto. Ma ce n’è anche una quattordicesima, la carta fuori serie, che rappresenta l’artista stesso insieme allo stampatore [di nuovo Paolo Berra, ndr] ed è una carta scaramantica, visto che il loro non è certo un mestiere a rischio…

Sempre per Print about me, a breve uscirà un altro lavoro di Daniele Catalli che, mi spiega, tratterà di pena capitale. Momento di silenzio. «Sì, lo so, un’allegria che non ti dico» aggiunge, sorridendo. «Matte risate…»

Questo post fa parte di Fotosociality, progetto lanciato da Samsung per promuovere la sua fotocamera “social” Galaxy Camera, con la quale sono state scattate tutte le foto dell’articolo.

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