Perrier Jouët | The Enchanting Tree

Sveglio. Lavarsi, vestirsi, mettere nello zaino iPad, Canon, una sciarpa di cachemire e Tachipirina per arginare estroversi sintomi influenzali.
E’ il primo giorno di primavera e Roma sta mantenendo la promessa, un sole caldo si specchia nei cristalli del T3 di Fiumicino trovando posto in un cielo azzurro e nitido: si va a Londra a bere una flûte di champagne.

In aereo leggo il press pack inviato da Perrier-Jouët: arrivo a Londra Heathrow, trasferimento alla Saatchi Gallery per celebrare la primavera con questa introduzione “Primavera, con la promessa di potenza della natura e la fragilità, è un incantesimo ogni anno, apre la processione delle stagioni. Nei primi giorni della stagione della rinascita, Perrier-Jouët presenta The Enchanting Tree, un invito insolitamente elegante per un’esperienza di champagne pensata dal designer olandese Tord Boontje”. A seguire visita al laboratorio di Boontje ad East London, quindi terminal-Roma-casa.

Se Roma è stata sincera, Londra è quanto mai bugiarda: cielo grigio, pioggia e pochi gradi sopra lo zero fanno apparire la giornata più che primaverile grigio-autunnale, la speranza è che almeno Perrier-Jouet mantenga le promesse stagionali all’interno del padiglione allestito presso il Duke of York HQ.
Arrivo alla Saatchi, entro e riconosco il foulard verde dai decori liberty al collo delle due belle hostess, un nastrino di raso dello stesso colore del foulard sarà il pass per l’evento.

La stanza è buia, al centro, illuminato, fa bella mostra di se’ The Enchanting Tree “scoppio di gemme, un mosaico di petali, foglie finemente intrecciate e fiori che giocano con la luce di primavera: per Tord Boontje, la natura fornisce una fonte inesauribile di ispirazione. Affascinato dalle stagioni in vigna, il designer ha reinterpretato la natura a cuor leggero per creare una favola in onore di primavera: un servizio di champagne avvolto in anemoni, i suoi flûte ne sono il fiore”. Certo un po’ kitsch ma di sicuro impatto raccogliere dall’albero calici straboccanti Belle Epoque 2003, in una stanza buia illuminata solo da proiezioni floreali sui muri e dalla luce soffusa riflessa dal rame di cui l’albero è in gran parte composto.

I camerieri in livrea girano silenziosi con vassoi di finger food preparato con tutta la via lattea del cibo di lusso: foie gras, caviale, tartufo bianco e tartufo nero, aragosta, uova di quaglia riassemblati in microbocconi composti ma abbondanti.
Arriva il momento topico: i camerieri (sempre loro) Belle Epoque alla mano inscenano la coreografia quasi danzando sulle note della musica filodiffusa, piccoli Enchanting Tree casalinghi sono comparsi su dei piedistalli, hanno i calici come fiore ed un cestello del ghiaccio alla base, vengono riempiti i flûte ed il rituale è salvo.

Tord Boontje con il rappresentante di Perrier-Jouët raccontano al pubblico presente l’idea, il perché ed il per come, interessato io continuo a bere Belle Epoque ed a convincermi che la sua netta mineralità ed i suoi profumi di fiori e frutta bianca simboleggiano già da soli, e molto bene, la primavera.

Si va ad East London nello studio del designer noto per la sua esplorazione senza sosta del rapporto tra natura e tecnologia, rifiutando di associare modernismo con il minimalismo: “contemporaneo dovrebbe non abbandonare la tradizione e la tecnologia dovrebbe non ignorare i sensi” è il suo principio ispiratore che lo ha fatto esporre tanto alla Tate quanto al MOMA di New York.

L’ultima ora a Londra la trascorro passeggiando nelle strade di East London, tra pioggia e vento gelido, la parola souvenir mi viene in soccorso per giustificare l’acquisto di coloratissimi e costosi calzini british, tuttavia è arrivata la primavera e bisogna festeggiare in technicolor!

Foto di Andrea Sponzilli

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