#Fotosociality | Errata

Tra gli espositori di Fruit, la fiera/mercatino sull’autoproduzione e la microeditoria che si è tenuta dal 23 al 26 marzo scorsi a Bologna, uno dei più bizzarri che mi è capitato di vedere è stato senza dubbio Errata. Non tanto per la tipologia—si tratta comunque di un progetto di grafica/illustrazione/musica più che di editoria autoprodotta in senso stretto—quanto piuttosto per la conversazione surreale che ho avuto con chi, accanto al banchetto pieno di stampe, t-shirts, musicassette («perché musicassette?» la domanda; «perché chi ascolta questa musica qua un mangiacassette in casa ce l’ha, ed è felicissimo di usarlo» la risposta), mi ha raccontato cos’è Errata e soprattutto chi c’è dietro ad Errata.

Libro di Lacan in mano, quando mi avvicino con il registratore per chiedere informazioni il personaggio in questione mi sussurra qualcosa, facendomi segno di spegnere la registrazione.
«L’artista non c’è. Io sono un suo vecchio amico e gli sto dando una mano con lo stand. Però lo conosco come le mie tasche dunque se per te va bene posso impersonarlo» mi spiega.
Non ho nulla in contrario. O più che altro sono curioso. Iniziamo. Rec. E via, in prima persona singolare. Ho il dubbio che in realtà mi voglia solo far credere di non essere lui. Mi pare di stare dentro una performance. È molto convincente. Se gli raccontassi due o tre cose su di me potrebbe andarsene in giro ed impersonarmi tranquillamente…

«Sono Luca Zamagna» esordisce [ma poi sottovoce-tipo Gollum-dice, “non è vero sono…” ma ecco che l’altra identità riprende il sopravvento e riparte in tono ufficiale, con tono da pr milanese, ndr] «vengo da Viserba, Rimini. Suono in una band punk low-fi hardcore, tipo gli Husker Dü, i Fugazi, quel tipo di indie lì, anni ’80. Faccio illustrazione, graphic design, soprattutto suono quindi curo anche l’immagine della mia band. La cassetta è il mio primo ep. Adesso uscirà il prossimo. Le magliette sono serigrafate. Immagini originali o foto altrui modificate (ce n’è una dei Becher e una di Avedon). Uso linoleumgrafia e torchio oppure serigrafia. Ho fatto la L.A.B.A. di Rimini e la N.A.B.A. di Milano. Suonavo già in delle band. Quest’ultima band ha un nome che è cambiato da poco, perché sono un tipo ondivago [ricordiamoci che è sempre l’impostore che parla] quindi ho già cambiato un paio di loghi e adesso spero di tenermelo, questo. Faccio sul serio da tre o quattro anni e vendo principalmente ai banchetti, durante i miei concerti. Il tizio che è al Fruit suona con me nella band ed è il mio migliore amico».

Passa una ragazza e chiede se una delle opere esposte, quella con la donna senza volto e fazzoletto in testa è in qualche modo collegata alle celebri madri di Plaza de Mayo, l’associazione delle madri dei desaparecidos, arrestati per ragioni politiche e fatti “sparire” durante la dittatura militare argentina. Il fake Luca Zamagna risponde con un laconico no. Ci pensa un po’ su. La ragazza, pure, si ferma come in attesa di altre informazioni. «No», stavolta definitivo.
Ci salutiamo. La prossima volta che Luca vero e Luca falso passano da Bologna per un concerto vado a vederli.

Questo post fa parte di Fotosociality, progetto lanciato da Samsung per promuovere la sua fotocamera “social” Galaxy Camera, con la quale sono state scattate tutte le foto dell’articolo.

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