Hotel Room

Besancon (Francia)
1.

Da anni, la prima cosa che faccio quando entro in una stanza d’hotel è posare la valigia, estrarre la macchina fotografica e fotografare il letto. Perché il letto? Non so, forse perché di solito non c’è molto altro da fotografare.

A sx, Cesena. A dx, Saint-Paul-Trois (Francia)
2.

Le camere d’hotel sono tutte uguali. Ho dormito in camere economiche e in stanze faraoniche.
Ma alla fine rimangono degli hotel. Quello che ti sembra bello appena arrivi, a uno sguardo più attento rivela immancabilmente piccoli difetti: la tappezzeria rattoppata alla buona, il rubinetto accomodato, il tavolino con il cassetto incastrato, la mascherina della presa elettrica un po’ storta.

Molfetta (Ba)
3.

Poi ci sono quelle piccole cose che davvero fanno la differenza. La lampadina fulminata dell’abat-jour, il telecomando della tv con le batterie scariche, il wi-fi gratuito che non funziona.

Sydney (Australia)
4.

Ricordo una stanza lunga e stretta, una specie di corridoio con un letto singolo. Tristissima.
A un certo punto, mentre ero seduto al tavolo, il cassetto venne giù. Mi resi conto che i pezzi erano incastrati ma non fissati in nessun modo. Lo rimisi a posto meglio che potevo.
Poi si staccò la testiera della letto. Aggiustai anche quella.

A sx, Melbourne (Australia). A dx, Casablanca (Marocco)
5.

Alle volte mi pento, penso che avrei dovuto fotografare i bagni. I bagni sono più particolari.
Ne ricordo uno bellissimo, di quelli con le piastrellane minuscole. A colpo d’occhio almeno mi sembrò bellissimo. Poi anche lì, mentre sei seduto sulla tazza noti che in basso mancano due o tre piastrelline e che hanno riempito i buchi col cemento.

A sx, Macerata. A dx, Bussago (Bs)
6.

La seconda cosa che faccio quando entro in una stanza d’hotel è abbassare il riscaldamento.
Nelle camere d’hotel di solito ci sono 20°-22°. Per me la temperatura abitabile è intorno ai 15°.
Non in tutti gli hotel però è regolabile. Così dormo con la finestra aperta, anche d’inverno.

In senso orario, partendo in alto a sinistra: Gaillac (Francia), Pontremoli (Ms), Cagliari e Padova
7.

Una volta ho dormito in una stanza piuttosto costosa. Una cosa tipo 450 euro a notte. Era un palazzo del Medioevo, restaurato nel 1800 e solo di recente adibito a hotel, con pochissime stanze.
Un ascensore trasparente portava dal primo al secondo piano. Le stanze mi pare avessero tutte nomi di fiori. La mia aveva un megaschermo, un divano, un angolo cottura, un angolo studio con scrittoio e carta intestata dell’hotel per la mia corrispondenza. Al posto del letto matrimoniale c’erano due letti singoli, di metallo, molto medioevali. E molto scomodi.

A sx, Villeurbanne (Francia). A dx, Troyes (Francia)
8.

La cosa che distingue davvero gli hotel, a parte la dimensione dello schermo TV, che però ormai mi dimentico di accendere, è la colazione. La peggiore la ricordo in un hotel economico in cui passai tre notti. Al mattino c’erano brioche confezionate insapore e praticamente inconsistenti.
Mangiarne una era come mangiare niente. Così la seconda mattina ne mangiai due di seguito, ottenendo lo stesso risultato di sazietà.
La terza mattina provai con tre. Poi lasciai perdere.

Niort (Francia)
9.

Mi piacciono gli hotel invece dove la colazione è molto ricca: uova, formaggio, salumi.
E poi cereali e yogurt di ogni genere, frutta e, ovviamente croissants, pains chocolat e pains au raisin. Mi piace quando puoi farti da solo l’uovo alla coque o tostare il pane. Poi ovviamente non faccio niente di tutto ciò. Mangio il solito pane burro e marmellata, però mi piace sapere che c’è scelta.

A sx, Bolzano. A dx, Oleggio (No)
10.

Uno dei primi libri che scrissi (e che poi non ho mai pubblicato) aveva per protagonista un signore un po’ grassoccio. Lo mostrai a un editore orientale che mi fece notare una cosa interessante: il mio personaggio era grasso come un europeo. Gli orientali, mi disse, ingrassano diversamente.
Aveva ragione. Da allora quando viaggio una cosa che osservo è come ingrassano le persone a seconda dei paesi. Ai ragazzi albanesi viene la boccia sul davanti, anche quando sono di costituzione esile. Gli uomini arabi hanno la pancia alta invece, come i francesi, parte praticamente dal petto. Quella degli italiani è più pendula, all’infuori. I sudamericani hanno pance che fanno un tutt’uno con fianchi quadrati e il cavallo basso. I tedeschi sono spesso giganteschi, con pance colossali che spuntano dalla cintura dei pantaloni, come palline di gelato sopra un cono.

Doelan (Francia)
11.

Le donne sono diverse. Le nere hanno sederi sporgenti, ma spesso il seno piccolo. Ingrassano intorno alle cosce e ai fianchi. Anche le ragazze francesi spesso ingrassano in quel punto. Hanno il sedere meno sporgente e seni piccini, ma talvolta braccia spesse, anche quando sono esili. Le orientali sono più squadrate e ingrassano in modo rettangolare. Le anglosassoni invece sono polpose, ingrassano con grandi seni, grandi rotoli sulla pancia, grandi ganasce.

In senso orario, partendo in alto a sinistra: Brescia, Pampelonne (Francia), Reggio Emilia e Melle (Cn)
12.

Negli hotel trovo sempre meno cose. Ci sono gli asciugamani ma un biglietto gentile ti chiede di usarli con parsimonia, per rispetto dell’ambiente. Anche dell’acqua del bagno ti viene chiesto con cortesia di fare un uso responsabile, per salvare le foreste pluviali.
Così, ogni volta che tiro lo sciacquone ho il senso di colpa. Mi immagino foreste abbattute e scimmie che mi odiano.

A sx, Boulogne-sur-mer (Francia) e Avenches (Svizzera
13.

Il sapone è la cosa che sempre più spesso trovo razionata. I dispenser hanno preso il posto delle classiche saponettine, incartate una per una. Non ho mai trovato indicata nessuna spiegazione ma suppongo che privarmi delle saponette abbia una qualche azione influente sulla preservazione della banchisa o sulla riproduzione de tonni.

Toulouse (Francia)
14.

Perché viaggio?
Spesso me lo sono chiesto. Non vedo quasi mai niente. Vedo le città da sopra le nuvole e dai finestrini dei taxi. Il resto è lavoro. Però mi piace. Il caffé delle stazioni e degli aeroporti dopo un po’ ti manca. Da nessuna parte lo fanno esattamente così cattivo.

A sx, Adelaide (Australia). A dx, Posada (Nu)
15.

In viaggio ho imparato a dormire. Una volta non riuscivo. Ora sì. Dormo negli aeroporti, dormo prima che l’aereo decolli e mi sveglio quando tocca la pista di atterraggio. Una volta avevo invidia per quelli così, io che devo rimanere sempre vigile. Poi improvvisamente, TAC. E’ scattato qualcosa e sono entrato nel club di quelli che con gli occhi assonnati chiedono: “Siamo già arrivati?”

Cluses (Francia)
16.

Non capisco perché su certi voli, quando l’aereo atterra battono le mani. La prima volta che mi è capitato pensavo che gli applausi fossero per me. Solo non capivo come mai ci avessero messo tanto a riconoscermi.

In senso orario, partendo in alto a sinistra: Bordeaux (Francia), Madrid (Spagna), Limoges (Francia) e Bron (Francia)
17.

C’è un momento fondamentale quando voli e cioè il passaggio del carrello con le vivande. Osservo la hostess avvicinarsi ma fino all’ultimo sono sempre indeciso. Non so mai cosa rispondere alla domanda, sucré ou salé?
Voglio cracker salati o biscottini dolci?
Immancabilmente faccio la scelta sbagliata.

editorialista

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