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Monoty | SS2013

Fin dall’inizio, da queste parti, abbiamo puntato sui piccoli marchi indipendenti, soprattutto italiani, e ne abbiamo visti nascere tanti, alcuni li abbiamo pure visti chiudere, quasi tutti li abbiamo seguiti nel loro cammino, ne abbiamo raccontato l’evoluzione ed il meritato successo. Altri ancora li abbiamo abbandonati per strada: perché i gusti cambiano, si cresce e ci si trasforma ed è facile prendere strade diverse, soprattutto nei casi in cui ti accorgi che una realtà si ferma e continua—per mancanza di lungimiranza (l’uovo oggi e chi se ne frega della gallina) o perché non in grado di fare altro—a ripetere all’infinito lo stesso tipo di prodotto.

Ma dentro di te ci speri sempre che prima o poi possa arrivare l’occasione di incontrarsi di nuovo. Anche se raramente, di tanto in tanto capita. E Monoty è proprio uno di questi casi.

Fondato nel 2008 da Augusto Abbati, il marchio reggiano ha puntato fin da subito sullo streetwear e sulle grafiche, giocando sull’ironia, sui simboli e su slogan “furbi” che all’epoca riempivano felpe e t-shirts di un gran numero di brands (le edizioni estive del Pitti, in quegli anni, erano un tripudio di “effetto simpatia” e dopo un’ora a girare tra gli stand passavi dalla risata al sorrisetto, dal sorrisetto al ghigno, dal ghigno all’espressione nauseata). Nel 2009 ne abbiamo parlato per la prima volta ed abbiamo continuato a farlo per tre collezioni o giù di lì, prima di capire che le nostre rispettive strade si stavano separando.

Per farci ri-incontrare serviva una sterzata decisa, che puntualmente è arrivata grazie ad un giovane e promettente fashion designer come Michea De Aguilar, già dietro ad interessanti realtà made in Italy come Artillery Lane ed Above The Haze, che dalla scorsa collezione invernale ha preso in mano la direzione artistica di Monoty, traghettando da sapiente navigatore—dunque senza brusche inversioni di rotta ma puntando il timone verso uno streetwear evoluto— il marchio di Augusto Abbati verso un futuro di più largo respiro.

Se da una parte le t-shirts “simpatiche” rimangono (ma rifacendosi ad un immaginario nostalgico-hipster) c’è spazio per cardigan e felpe, per bermuda a taglio vivo e per tutta una serie di accessori come le cinture (in collaborazione con i succitati Artillery Lane) ed i porta iPad/notebook.
Non è da tutti mettersi in discussione e provare a cambiare le carte in tavola: Monoty l’ha fatto e sta riconquistando una sua identità. Bentornati.

co-fondatore e direttore
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