MusicInk: l’arte di far suonare i disegni

Che il confine tra sogno e realtà sia sempre più labile te ne accorgi dalle tecnologie (nonché dall’aumento dei consumi di psicofarmaci e dal successo dei reality show, ma questa è un’altra storia). Realtà aumentata ed occhiali da fantascienza; stampanti 3D che fabbricano, in casa tua, quel che disegni su uno schermo—c’è addirittura la penna, che darà modo agli illustratori di uscire dalle due dimensioni del foglio o del monitor, ai visionari di dare corpo a un pensiero hic et nunc e a chi scarabocchia imbambolato mentre è al telefono di ritrovarsi con colorate “sculture dell’inconscio”.

Ma anche senza arrivare nella Silicon Valley o investire migliaia di dollari per avere tra le mani un pezzetto di futuro (il futuro a più alto tasso d’invecchiamento nella storia dell’umanità), l’arte del sogno, per citare il titolo di un film di Gondry, la puoi trovare a pochi chilometri da casa—precisamente al Politecnico di Milano, dove due studenti di Product Design—Gilda Negrini e Riccardo Vendramin—durante un corso di Autoproduzioni, hanno realizzato MusikInk, un dispositivo in grado di far suonare i disegni.

Come funziona?
Il “trucco” è uno speciale inchiostro che ha la capacità di condurre la corrente elettrica. Utilizzandolo per disegnare tutta una serie di forme, ciascuna con una peculiare proprietà sonora [vedi lo schema in fondo], e collegandolo al circuito basato su Arduino—altro vanto made in Italy—i disegni si trasformano in pratica in sensori di prossimità e in base alle caratteristiche del disegno diventano impulsi elettrici che a loro volta vengono “spediti” via bluetooth a un’App per Android, che alla fine sintetizza l’informazione in suoni.

Il video, ad ogni modo, spiega quel che le parole fanno fatica a chiarire, compresa la meraviglia dei bambini che si ritrovano tra le mani pianoforti, trombe e gong di carta, costruiti e disegnati seguendo istruzioni dai simboli semplici ed efficaci: montagne alte, suono alto; collinette, suono basso. E così via. Un tripudio di artigianato, creatività, talento, tecnologia e spirito didattico. E nel Paese della Montessori, di Munari e di Rodari c’è n’è sempre un gran bisogno.

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