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Issues | It’s all in the delivery

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E’ tutto nella consegna.
Frase/slogan che non potrebbe essere più vera dato che — oggi più che mai — è la presentazione a nobilitare o svalutare un contenuto. Pensare di poter veicolare, vendere, diffondere un prodotto commerciale o culturale di alto livello senza preoccuparsi della “scatola” è ingenuo. Una mossa suicida. Esattamente come è sbagliato credere che, viceversa, un bel “pacchetto” con poco o niente dentro possa bastare (a parte i rari casi in cui si riesca a giocare concettualmente proprio sul contenitore — vedi le ampolle con dentro “l’aria buona” o simili).
E non bisogna nemmeno fare l’errore di considerare che la parte “formale” si esaurisca nella comunicazione! Sia che tu decida di raggiungerlo online, in radio, in tv, sui giornali, per posta o corriere espresso oppure di dargli il benvenuto in un negozio, è la consegna a fare davvero la differenza.

Ristorante d’alto livello, piatti buonissimi e cameriere stronzo: bzzzzz. Sbagliato.
Collezione limited edition, negozio impeccabile, commessa che ti guarda dall’alto in basso o ti sta troppo addosso o al contrario non si fila per niente. Bzzzzz.
Intervista rara ed esclusiva con uno scrittore dall’aura mitologica pubblicata su un sito sciatto e piena di refusi. Ancora: bzzzzz.

E’ la consegna, bellezza. E va fatta bene. Te lo dice il barista simpatico col maglioncino da zio di campagna che in un giorno fa una vagonata di caffè che non hanno niente di eccezionale.
E te lo dicono soprattutto quelli di It’s all in the delivery, rivista inglese assai sui generis della quale finora è uscito un solo numero.
Come racconta il titolo si tratta di una pubblicazione monotematica e il tema è appunto quello della consegna, affrontato attraverso 33 articoli che parlano sì di dell’arte del consegnare ma spaziando dal design alla grafica, dai racconti all’illustrazione, dai reportage alla fotografia.

I pezzi forti della prima uscita sono a dir poco pazzeschi: la consegna dei romanzi tascabili della Penguin durante la Seconda Mondiale, che veniva fatta attraverso i sommergibili; il re-design del sito web della Tate di Londra; la storia dei vecchi negozi che avevano vetrine che nel ’59 erano già vecchie; la progettazione di un giardino per un ordine di suore. E tanto altro (consiglio di esplorare l’intera sezione “content” del sito: la voglia di comprare il magazine anche solo per curiosità sarà irresistibile).

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