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curious rituals

Curious Rituals

curious rituals

Quelli che brandiscono il telecomando a mo’ di pugnale verso la tv, pensando forse di rendere più efficace lo zapping.
Quelli che in macchina o a piedi tengono il cellulare con la sinistra appoggiandolo però, con un bizzarro e apparentemente scomodo contorsionismo, all’orecchio destro.
Quelli che scuotono il joypad della console che però non ha i sensori di movimento, tanto per sottolineare spiritualmente un calcio volante o una curva a gomito presa a manetta.
Quelli che si tolgono solo un auricolare nel caso di un incontro fortuito con qualcuno o quando è necessario un minimo rapporto sociale (ad esempio con il cassiere del supermercato o il tabaccaio), in modo da non apparire del tutto scortesi ma per comunicare al contempo la non disponibilità a trattenersi a lungo.
Quelli che fanno l’antenna con la mano e, sotto sotto panteisti, credono di poter aiutare con il proprio lo spirito che è in ogni cosa, pure in un telefono che ha poche tacche.

L’era digitale — a volte non ci facciamo neppure caso — ha introdotto nuove gestualità: dai vari cik ciack tak col dito sul touchscreen, resi celebri da una parodia della pubblicità dell’iPhone, ai soliloqui con il bluetooth; dal timido allontanamento dello smartphone di chi è impaurito per l’emissione di onde ma vuole comunque usare il telefono senza cuffie e farsi sentire in vivavoce, al cosiddetto periscopio, il tipico alzare il braccio per fotografare da una posizione più elevata; dallo scuotere le mani per attivare un sensore di movimento, al ruotare il portatile di 90° in modo da poter vedere il film sdraiati di lato sul letto.

Movimenti fino a qualche decennio (alcuni ancora meno) del tutto sconosciuti e — sebbene compiuti e percepiti inconsciamente centinaia di volte al giorno — non ancora scientificamente osservati, catalogati e studiati come in Curious Rituals, progetto collettivo di un gruppo artisti e designers in residenza presso l’Art Center College of Design di Pasadena, in California, nell’ambito di un programma sul Media Design.

Una collezione di gesti del 21esimo secolo che sono stati prima raccolti sul campo attraverso l’osservazione, poi documentati e studiati ed infine divisi in sette categorie. Lo scopo finale è quello di avere una base solida dalla quale partire per speculare sui gesti del futuro, quelli che caratterizzeranno l’evolversi delle tecnologia (in tal proposito è stato pure realizzato un cortometraggio: A Digital Tomorrow) che, come quelli presentati nel pdf [ecco il link diretto per scaricarlo], saranno e sono un insieme di re(l)azioni fisiche dell’uomo agli apparecchi tecnologici, che siano esse previste dai designers che hanno progettato tali apparecchi, o emerse dall’uso e dall’abitudine, dalle variabili del contesto in cui vengono usati o da quelle che sono le nozioni di coloro che li utilizzano.

clicker casting
brandire il telecomando verso la tv
fare l'antenna con la mano
baboons face
fare il 'babbuino' coprendo la bocca con la mano mentre si parla al telefono pensando idealmente di tenere privata la conversazione e al contempo di non disturbare quelli attorno
the periscope
il 'periscopio'
digital juggling
i 'giocolieri digitali' si destreggiano tra più apparecchi contemporaneamente
lazy viewer
lo spettatore pigro
halfway courtesy
la 'mezza cortesia' di togliere un solo auricolare quando si incontra qualcuno o si deve fare una breve conversazione
under the radar third arm
lo strano contorsionismo mano sinistra - orecchio destro e, sotto, lo smartphone come 'terzo braccio', da appoggiare sempre accanto a sé, anche a letto

[via]

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