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Anikibo

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A star dietro a tutte le fanzines che escono, alle riviste che non trovi in edicola, ai fumetti semi-sconosciuti autoprodotti da artisti di tutto il mondo, rischi di impazzire tra selve di www, barre del browser piene di segnalibri e foglietti sparsi ovunque pieni di cari, vecchi appunti presi a mano.
La cosiddetta convergenza è la chiave di ogni buon servizio ed un buon servizio equivale ad un cliente felice che spende. Magari poco, ma spende.

Sulla carta Anikibo rappresenta proprio questo: un luogo virtuale dove acquistare fumetti, riviste e fanzines direttamente da chi le/li produce; un unico negozio in rete che permette agli appassionati di andare direttamente alla fonte.
Sulla carta, appunto. Perché nei fatti si tratta di un sito che è appena agli inizi, con ancora poco materiale, bug da risolvere ed una grafica nata già vecchia che dissuade l’acquisto e chiede a gran voce di essere aggiornata.

Le premesse, però, sono buone. Ed Anikibo, fondato da Deborah Causton, inglese di base a Berlino, appassionata di editoria autoprodotta e a sua volta sporadica publisher, potrebbe rivelarsi vincente. A patto di raggiungere una massa critica di piccoli editori/artisti ed aumentare l’offerta, per ora grande vera carenza del sito che però, c’è da dire, parte dal basso, quasi dal nulla, dai pochi contatti che la Causton — che ha avuto l’idea già una decina di anni fa — ha allacciato nel tempo.

Solo il tempo, comunque, saprà dirci se Anikibo rappresenterà la mitica convergenza per il mondo degli editori indipendenti o sarà solo l’ennesimo sito dove vendere qualche copia e racimolare qualche spicciolo, con più problemi (il doversi occupare dell’ennesima piattaforma) che vantaggi.

co-fondatore e direttore

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