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Di fotografia e ciabatte. O di omosessualità ed orsi (in ciabatte). O ancora: di flash e ritratti/autoritratti (che poi sono la stessa cosa); di bianco&nero e olio motore; di anni che passano e di piedi contorti; di cazzi e di peli. Potrei andare avanti ancora a lungo. Ma il fatto è che Jacopo Benassi non è categorizzabile, non è stereotipo, sebbene giochi ad incarnarlo dietro e davanti all’obiettivo, usandolo come specchio per chi guarda (fotografo, fotografato e spettatore insieme), ma uno di quegli specchi che usa la polizia negli interrogatori così che quando guardi le sue foto Benassi guarda te che credi di guardar lui senza sapere che effettivamente lo guardi (e magari lui ti sta facendo le boccacce…).

Quindi torniamo da capo: chi è Jacopo Benassi?
Mi faccio aiutare dalla bella intervista uscita appena qualche giorno fa su Klat dove Emanuela Carelli scrive:

«Nato a La Spezia nel 1970, ha cominciato come meccanico e ora fa il fotografo. Collabora a Rolling Stone, GQ, Wired, Riders, 11 Freunde, Crush Fanzine e con le agenzie BBDO1861 United. Nel 2007 partecipa alla mostra Vade Retro. Arte e Omosessualità, da von Gloeden a Pierre et Gilles, curata da Vittorio Sgarbi ed Eugenio Viola, e due anni dopo 1861 United gli pubblica una monografia monumentale, The Ecology of Image, che Jacopo dice di non meritare. Prende parte a fiere ed esposizioni internazionali, ma non gli basta, così decide di aprire un club a La Spezia, il BTomic, dove vive e propone musica, drink, food, fanzine e un sacco di sperimentazione. Lo trovate su Klat e su Talkinass. I suoi punti di riferimento sono Sergio Fregoso e Federico Pepe.
Jacopo Benassi è un fuoriclasse.»

E qua torniamo alle ciabatte e/o pantofole. Perché Jacopo Benassi è un fuoriclasse in pantofole. Nel senso che le porta e soprattutto le colleziona, trasformandole in feticcio, in simbolo, in esperienza visiva (per il fotografo e lo spettatore) ma anche tattile e olfattiva: «contenitore di umori e odori, che pare quasi di sentirli per poterli accarezzare e toccare, ma anche “toccarsi”» dice il comunicato della mostra che inaugura domani da SOLOMUTT, neonato — o meglio redivivo — progetto espositivo innestato nello studio del qui più volte citato Pietro Sedda, che dopo aver portato avanti nei sotterranei del suo tattoo parlour la sede italiana della Mutt Gallery spagnola, aver poi riorganizzato lo spazio aprendo insieme al suo compagno Pietro Bossi un piccolo ma splendido negozio di vinili, libri e fanzines chiamato SOLO vinili / libri, ora fonde insieme le due esperienze in SOLOMUTT.

La nuova galleria inaugura proprio con 97/43, numerologico titolo (un anno il primo, un’età il secondo) della mostra di Benassi, fatta di ritratti di ciabatte e di chi le ciabatte le porta.
Oltre alle opere verrà presentato anche l’omonimo libro, disponibile in sole 43 copie, da sfogliare sul divano o in camera da letto, rigorosamente in pantofole.

QUANDO: dal 20 febbraio al 6 marzo 2013
OPENING: 20 febbraio | dalle 19,00
DOVE: SOLOMUTT | via Carlo Tenca 10, Milano | mappa | fb

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