fbpx
irving harper 1

Irving Harper – Works in Paper

Per anni Irving Harper è stato, nel settore del design, l’equivalente di un ghostwriter, progettando mobili ed oggetti poi usciti sul mercato firmati da qualcun altro. E non un qualcun altro qualunque bensì uno dei mostri sacri del design americano, George Nelson, nel cui studio Harper ha lavorato per 17 anni, ideando prodotti che poi diventeranno vere e proprie icone e definiranno l’estetica di un’era — la cosiddetta space age — come il Marshmellow Sofa o il Ball Clock prima di aprire nel 1963 la propria agenzia ed infine ritirarsi, negli anni ’80, nelle campagne fuori New York, in una cittadina di nome Rye, dove Harper ha passato gli ultimi trent’anni lavorando indisturbato ad una serie di centinaia di opere d’arte realizzate con carta e materiali di recupero.

irving harper 1

Opere sconosciute ai più — lavorare dietro le quinte, nella quasi invisibilità, sembra essere la cifra stilistica del designer, ultranovantenne e vicino al traguardo dei 100 — ma raccolte in un volume, edito da Skira Rizzoli, che uscirà domani: Irving Harper: Works in Paper.

Fortemente voluto da Michael Maharam — presidente dell’omonima, storica azienda tessile americana con la quale Harper ha collaborato una decina di anni fa — che ha convinto il designer a mostrare al pubblico le sue sculture di carta ed ha curato il progetto editoriale con la collaborazione di Julie Lasky, editor della sezione Home del New York Times ed ex-editor in chief di I.D. ed Interiors, il libro racconta la lunga storia di Irving Harper e mostra la sua casa di Rye, piena delle incredibili opere (oltre trecento) realizzate in anni e anni di paziente e certosino lavoro da un semi-sconosciuto (o almeno: non conosciuto quanto avrebbe dovuto) genio in pensione.

Altre storie
Martha Never blackholesun
Flickr/Week(r) | Black Hole Sun