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Utoption

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Non saper bene cosa effettivamente si stia comprando, quando si porta alla cassa tutta la serie di abiti ed accessori di un normale pomeriggio di shopping, è cosa più diffusa di quanto si pensi.
Già si fa troppa poca attenzione alle etichette dei cibi che prendiamo al supermercato, figuriamoci a quelle dei vestiti. Quasi fossero oscurate al momento dell’acquisto, metaforicamente messe in ombra dal cartellino del prezzo: se è basso chi se ne frega di che materiali hanno usato; se è alto significa che è tutta roba di prima qualità.
Serve allenamento per sganciarsi da un ragionamento automatico (e sbagliato) che anni di strategie di marketing – subdole o sfacciate – hanno indotto nel consumatore.

Giocando su questa triste evidenza, la textile-designer tedesca Nadine Goepfert ha creato una doppia collezione chiamata Utoption (utopia+opzione?): una collezione è realizzata con tessuti di altissima qualità e dunque pensata per durare nel tempo mentre la seconda è pressoché identica ma fatta di carta, in una sorta di estremizzazione di quello che poi effettivamente succede nell’industria della moda, tra slow & fast fashion. La prima ormai pressoché scomparsa, la seconda in perenne espansione, esattamente come la mentalità usa-e-getta dei consumatori, che riempiono i propri armadi di capi (low cost ma pure costosi e firmati, attenzione!) che durano appena una stagione, neanche fossero – appunto – di carta.

utoption 1
la collezione in tessuto
utoption 2
la collezione in carta
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