Save the date | fare salotto con Teiera, da Spazio Meme

La mia maestra delle elementari usava compiaciuta l’espressione fare salotto ogni qual volta qualcuno osava chiacchierare durante le sue lezioni. Niente di male, dopotutto il significato è proprio quello, che però comunica un’idea dispregiativa di salotto, quello borghese e autoreferenziale che rimanda immediatamente ai quartieri bene, ai figli di papà, alle cameriere che servono minuscoli biscotti, ai gioielli che tintinnano sulle tazze, ai massoni progressisti col bicchierino di brandy, alle raccolte fondi tra signore mummificate, al rumore che fanno le lingue secche quando attingono a riserve di saliva per non rimanere a metà di una cinica, arguta osservazione.

Sappia cara maestra che di gente così ce n’è ancora (troppa, e trasversale come tutta la gente di troppo) ma che i salotti si stanno trasformando. Quelli alti vanno allagandosi di torba e i loro frequentatori non se ne sono ancora accorti ma stanno trasformandosi in anfibi e rettili: gracidano al posto di parlare, strisciano come serpi invece di camminare. È nel salotto comune, il suo e il mio, che oggi sta la meraviglia. Le tv, pensi, vanno scomparendo: sono rimaste, a illuminar d’azzurro il buio, solo nelle stanze vuote dei più anziani coi quali condividono la solitudine, ciascuno parlando all’altra senza ottener risposta.

Se sono tutti a far aperitivi, mi sta chiedendo? Ancora in tanti, ma pure quello rimane un vezzo da minus habens.
Cito: “l’aperitivo è diventato oggi la Caritas dei ricchi, la mensa della classe media, dove tutti credono di poter mangiare con 10 o 15 euro quando in realtà per quella cifra nel migliore dei casi otterranno due risultati in uno: un aperitivo mediocre e una cena scadente” (Filippo Bologna su IL di ottobre).

E allora noi si sta in casa, cara maestra. Noi si prepara un tè e l’amico arriva coi biscotti fatti in casa. Qualcuno porta il vino, per dopo. La musica arriva dal computer e pure le risposte alle domande assurde che qualcuno sempre tira fuori (che film era quello che… dov’è che ho letto… vai a vedere dove sta…). E si parla tanto, sa? Sembra quasi d’esser tornati ad altri tempi, quando il salotto era come una piazza, ma chiusa in casa propria.

Fuori di posti così ce ne sono rimasti pochi. Persino le piazze quasi non le sembreranno più uno spazio di tutti, figuriamoci i caffè, i bar, i ristoranti e i circoli. Viviamo in tempi grami.
Ma di tanto in tanto, se cerca un po’ e non s’accontenta di quello che le passa o le fanno passare sotto il naso, qualche eccezione la troverà.
E potrà sì “far salotto” ma farlo bene, fuori da casa sua, con gli amici che si porterà dietro e altri – in potenza – che troverà già là.

Io conosco un posto, cara maestra, che si chiama Spazio Meme ed è a Carpi.
E conosco delle ragazze che hanno una piccola casa editrice e fanno tutto in proprio, da sole: si stampano i libri, li portano in giro, li fanno conoscere ed hanno sempre mille progetti tra le mani. E si chiamano, pensi un po’, come il simbolo per eccellenza del far salotto: la Teiera.

Il 2 dicembre prossimo – mi lasci l’onore d’invitarla – le ragazze di Teiera andranno a Carpi a far salotto da Spazio Meme. Ci saranno biscotti e infusi. E libri. E poster. E stampe. Una nuova collana, un libro per bambini… E di più ancora.

QUANDO: 2 dicembre 2012 | 18,30 – 21,30
DOVE: Spazio Meme | via Giordano Bruno 4, Carpi (Mo) | mappa

co-fondatore e direttore
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