Ceci n’est pas una caramella gigante: Maison Martin Margiela x H&M

Da brava fashion maniac quale sono non potevo restare indifferente all’ultimissima trovata del colosso svedese d’abbigliamento più famoso del mondo, aka H&M. Da mesi ormai se ne parla, è sulla bocca di tutti, perfino mia mamma lo sa, e l’evento ha generato non poco scompiglio tra gli appassionati di moda del globo. Signori e signore ecco a voi Maison Martin Margiela with H&M.

Forse la capsule collection più interessante degli ultimi anni – pardon, Anna – , anche perché si tratta di una collaborazione che ha dell’eccezionale, del surreale, quasi paradossale.
Una collezione esclusiva amata e odiata da molti: c’è chi grida al miracolo perché finalmente può possedere un capo firmato X, vedi le vecchie guardie che vantano la conoscenza della maison da quando “..voi compravate da ASOS”; vedi le nuove, nuovissime leve dell’ultimo minuto che scalpitano per il lancio della collezione di “..ehm chi? Ah sì, certo che lo conosco, quello che.. che ha fatto quelle cose.. cose con le spalline (?).. beh sì comunque è da avere assolutamente!”.

Poi ci sono i puristi dello stile, coloro che denigrano, negano, snobbano e bla bla… questo genere di cose, questi affronti al buon gusto e all’etica della Moda, con la M maiuscola. Boccuccia stretta, sopracciglio destro inarcato e tac che pronunciano le fatidiche parole “a me queste cosette non interessano“.

Foto di Cecilia Esposito

E come dargli torto. E’ stato un duro colpo sapere che anche questa maison di moda era passata al lato oscuro di H&M. Un brand avanguardista come Maison Martin Margiela, il David Lynch della moda, così anticonformista e rivoluzionario, che si prostituisce per una catena low cost?
Gente, dov’è il vostro Dio adesso?

Un marchio autorevole della scena parigina, che ancora riusciva a mantenere una propria integrità, che si piega alle rigide regole del marketing e alle mere dinamiche di mercato. Tutto questo per cosa? Potere, successo e denaro? Ma non son qui per polemizzare sulla scelta della maison, insomma avranno avuto le loro buone ragioni ai piani alti. Come ho anticipato in precedenza, questo sodalizio ha dell’incredibile e del surreale, come ha detto la mia collega Francesca Santoro a riguardo: “…dalle stelle alle… Non stalle ma al tinello di casa mia ecco”. Insomma, non proprio un salto di qualità, anzi.

Anche se le circostanze sono tutte contro Maison Martin Margiela, io non voglio arrendermi all’evidenza e voglio capire cosa ha innescato una collaborazione di questo livello. Avete capito bene, secondo me non è come sembra, trattandosi di questo sfuggente brand di sicuro c’è un valido motivo che ci sorprenderà.

Forse abbiamo frainteso tutto. Abbiamo mal interpretato il sottile gesto concettuale che si cela nel profondo di questa fusione eccezionale. Tutto chiaro: la maison che per anni ci ha deliziato con abiti visionari, ironici, audaci, ha voluto regalarci l’ennesima performance post-fashion! Non siete rimasti basiti dalla notizia? Non avete avuto l’impressione di sognare, di toccare il cielo con un dito alla notizia di MMM per H&M? Perfetto, puro surrealismo margieliano! Era questo che volevano provocare, uno shock estatico di massa! Brutti noi, brutti brutti! Subito a pensar male di Maison Martin Margiela. Sempre a vedere il lato negativo e venale di queste spontanee manifestazioni d’amore verso il mondo dei fashion victims.
Pentitevi pubblicamente.

Foto di Cecilia Esposito

La capsule collection attinge a piene mani dall’archivio della maison, poiché si tratta di una riedizione di alcuni capi iconici che hanno fatto storia durante i suoi 23 anni di attività: ecco i pezzi più rappresentativi rivisitati in chiave attuale e aggiornati con nuovi tagli e materiali per il grande pubblico, dando vita a un’inedita collezione.

Abiti fatti a pezzi e di nuovo assemblati, rielaborati per avere una nuova identità; accessori sradicati dal loro contesto ordinario per rivestire un inaspettato ruolo. Presente perfino il celebre body nude-look, capo storico della maison, reinterpretato con l’aggiunta di un finto reggiseno applicato.

Gli ingredienti tipici della maison francese sono tutti chiamati all’appello: tagli sartoriali, capispalla destrutturati, stampe trompe l’oeil, giochi di proporzioni e suggestivi mix maschile/femminile. Anche la scelta dei tessuti rientra nella logica Maison Martin Margiela, proponendo materiali di qualità come il cashmere e la vera pelle, decisamente migliori rispetto ai consueti prodotti di H&M. Tuttavia, mi duole dirlo, ma alcuni capi sono in triste poliestere e visti i prezzi onerosi della collezione mi sembra uno grosso scivolone. Che sia anche questo un gesto incompreso di creatività surreale? Non potevano “offrirci” una collezione totalmente ad hoc, altrimenti risultava troppo prevedibile e noiosa.

Mentre mi trovavo difronte a tutto quel ben di Dio, un vero paese dei balocchi per me, un dubbio ha iniziato a strisciare nella mia testa: non è che qui hanno calcato un po’ troppo la mano con ‘sto surrealismo? Per carità, collezione davvero interessante e degna di nota, ma non rischia di essere (ancora) fraintesa? Forse è qui che si cela il mistico segreto.
Vi illustro quindi i miei pensieri malati.

Foto di Cecilia Esposito

Una maxi pochette a forma di… caramella? Lo ammetto, è uno dei miei pezzi preferiti della collezione, ma di questi tempi con l’allerta ai junk food, ai bambini sovrappeso, ecc.. come si fa a proporre una caramella gigante? A me fa venire l’acquolina in bocca solo a guardarla, mmh gnam.

Foto di Cecilia Esposito

Uno dei pezzi cult dell’intera collezione: l’abito ricavato da una fodera di un sedile. Geniale! Ma cos’è quel ricamo sul bordo? Mica il logo di Trenitalia, vero? Spero sia il mio occhio che fa cilecca. Al massimo, vista la situazione in Italia, era meglio quello di Italo.

Foto di Cecilia Esposito

E che dire del masterpiece che ha conquistato i cuori di tutti noi? Il long dress declinato nei colori turchese, nero e rosso. No aspettate, è una camicia… no, una sottoveste? Ah no una chemisier! No… dove sono le maniche? Ok, se qualcuno lo compra poi me lo spiega.

Foto di Cecilia Esposito

Anche gli accessori non sono stati risparmiati.
Décolletés e tronchetti con zeppa in plexiglass, per dare l’illusione di camminare sulle punte dei piedi come leggiadre ballerine. O per illudere i passanti che anche noi nane siamo alte senza meschini trucchi da modelle. Poi le collane con dettaglio “capelli finti” (il pezzo più economico dell’intera collezione e che prevedo sarà al collo di tutti, nessuno escluso): un po’ inquietante indossare e sfoggiare con orgoglio il codino di Baggio, non credete?

Il maxi keyring da attaccare al collo è, se non altro, comodo per evitare di perdere le varie chiavi di casa, di macchina, della cantina, ecc.. Last but not least, la “collana-borsa-guanto” a prova di scippo: prima che un ladro capisca cosa diavolo sia, avrà già perso la speranza e la voglia di rapinarvi.

Foto di Cecilia Esposito

Non temete maschietti, c’è qualcosa anche per voi: un marsupio oversize! Adesso, a parte il fatto che il marsupio è di per sé un accessorio opinabile e di dubbio gusto, addirittura realizzarlo cinque volte più grande del normale è una scelta un po’ azzardata.Vista la connotazione popolare italiana che riveste il “marsupio” (vedi quella cazzata del “..si vede il marsupio?”) forse quei simpaticoni dell’ufficio stile hanno voluto andare incontro a coloro che soffrono di complessi per le proprie “dimensioni”. A ognuno il suo asso nella manica nella spietata guerra del rimorchio.

Una collezione suggestiva e che offre perfettamente l’idea del mondo Maison Martin Margiela, sapientemente realizzata guardando al suo passato, ma in linea con i gusti e le esigente dei consumatori. Tuttavia, non ho cavato un ragno dal buco, chiedo venia. Il segreto dietro MMM per H&M resterà un mistero.
Che si tratti davvero di puro e semplice marketing, freddo e calcolatore?
Sterili strategie di mercato?

Naah, non scherziamo!

Conclusioni, ovvero cosa ho imparato da questa esperienza:
diffidare dai vari Maison Martin Margiela di turno, anche loro, in fondo, sono umani, quindi inutile idolatrarli fino alla nausea; le fashion blogger sono davvero munite di fidanzati/schiavi/fotografi che si portano agli eventi ufficiali (non era una leggenda); dare una seconda chance agli abiti dismessi. Magari quel vecchio maglione infeltrito potrebbe diventare un body sexy, o un porta iPhone per la montagna, o una cuccia per il gatto, o…

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