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Anatomia di un delitto: Anna Dello Russo x H&M

Prendete una “fashion maniac” seriale, una scena del crimine à la page, un movente (soldi onore e gloria, nemmeno da pensarci) e – ovviamente – un delitto. Gli ingredienti ci sono tutti, ma volendo esagerare si potrebbe denunciare anche un “Intrigo internazionale”. E, anche se in caso di misteri la mia attitudine si avvicina di più a quella della Signora in Giallo che alle moderne tecniche di CSI e della Polizia Scientifica, prometto che farò del mio meglio per documentare i fatti, introducendo solo una dose minima giornaliera di gossip.

Mi sono lasciata irretire dal tintinnio dei ciondoli come dal canto delle Sirene. E Anna lo sapeva

Come prima cosa, ecco la Scena. È dai primi di ottobre che si celebra con gran fragore della rete l’uscita della capsule-collection (definizione che consiglio di tenere a mente per questa stagione, riempie la bocca di soddisfazione) di accessori firmata per H&M da Anna Dello Russo, presente dal 4 ottobre in 140 punti vendita della catena svedese nel mondo, oltre al web. Naturalmente la notizia era già stata anticipata da una pioggia di comunicati e video, tra cui l’edizione definitiva del video Fashion Shower:

Lezioni di moda in salsa disco, enumerate dalla stessa Anna Dello Russo, dimenantesi inguainata nel suo vestitino di latex, in bilico sui tacchi e con sguardo laminato. ADR (così amichevolmente conosciuta tra fan e addetti del settore) per essere precisi in questa occasione ci regala nel suo inglese (sì, è inglese) le 10 regole auree per «essere fashion, non cool». Così su due piedi ci troviamo in mano il Reperto #1 pronto da imbustare. Flagranza di reato, credo. Inutile dire che l’allegro motivetto si anniderà dopo un primo incauto ascolto in un angolo del cervello per rimanervi, dimenticato, fino al momento in cui esploderà, frustrante, nella sua impossibilità di essere canticchiato senza sembrare Dustin Hoffman in Rain Man. Per approfondimenti, rimando ad un articolo apparso sul Fashion Telegraph, che diligentemente elenca tutti i 10 punti, che si commentano da soli.

«Anna Dello Russo… chi?». Potrei rasentare la blasfemia, lo so, agli occhi dei numerosi adepti del culto della Guardiana della Moda, come lei stessa si definisce con tenerezza

Prima di procedere oltre, però, sarà meglio rispondere ad un interrogativo diffuso. Anna Dello Russo abbiamo detto.. E chi sarei io per contraddirla chiedendomi da che pulpito pontifichi? In fondo è stato Helmut Newton a parlare di lei come di una Fashion Maniac. Solo mi pare di sentire in lontananza Coco che si rivolta sotto la lapide. Con buona pace di Anna Piaggi, Isabella Blow e tutta la lista delle iconiche giornaliste di moda che la hanno preceduta. Eppure questa è la vita. E soprattutto questa è stata la risposta più elegante davanti al mio entusiasmo di primo acchito. Già. «Anna Dello Russo… chi?». Beata innocenza. Come si può vivere all’oscuro del fatto che la Bibliotecaria della Moda (lo dice pure qui) vigila ogni giorno all’ombra del suo blog sulla nostra libertà di gusto?

Ester Grossi – ‘Fashion Maniac. What a strange world’ – acrilico su tela, 80X60, 2012

«Mi piace considerarmi la guardiana della moda. Quando ho cambiato casa dieci anni fa avevo 4mila paia di scarpe. Dovevo comprare un appartamento più grande perché non avevo bisogno di armadi, e molte cose le tengo nella mia casa di Bari. Tutti perfettamente ordinati in scatole con veline e fogli di carta profumati». Se questo non è il Reperto #2, una citazione dall’intervista rilasciata per la cartella stampa, mi mangio un bricco.

Alla domanda di cui sopra («Anna Dello Russo… chi?») io – rea confessa – comunque ammetto di essermi trovata in reale difficoltà. Borbottando qualcosa tipo giornalista, socialite, Vogue ho atteso che arrivassero in mio aiuto il comunicato di H&M e Wikipedia: Anna Dello Russo, barese di nascita, milanese di adozione, “stylist in Condè Nast” per una vita, oggi “Editor at large” e “Creative consultant” per Vogue Japan, diversi appartamenti, alcuni solo per il suo guardaroba. «La moda è il mio alfabeto, mostra una cosa ma dice altro» e simili. Ok, ci sono, ci siamo. Pare esauriente. Eppure non risolve. E qui entriamo direttamente nel fitto del mistero.

In effetti la questione successiva sarebbe: come è arrivata ADR – giornalista e stylist – nella lista di designer d’elite e firme che H&M e tutto il torpedone del fast-fashion hanno arruolato per regalare un Sogno di Lusso low-cost a chiunque fosse in grado di superare le prove da gladiatore nell’arena (risultato dell’accostamento stesso concetto delle espressioni “pochi pezzi + basso costo + firma prestigiosa = o te le accatti subito, o taci per sempre”) ?
Il sospetto è che la questione appartenga alla serie Molto rumore per nulla. In senso proprio letterale.

Tutto in questo mondo diventa importante allo stesso modo. Pare. E tutti possono essere reporter e testimonial di qualcosa di fondamentale

Ma ritorno al crimine. Il caso è duplice d’altra parte.
Da una parte un delitto da fondo pagina e di impatto ridotto. L’evidenza di un prolungato avvelenamento, non ancora portato a termine anche se decisamente in progress, del Vocabolario. Rimpianto solo da pochi a dire il vero. E ultimamente come non mai saturato da iniezioni di neologismi coniati da blogger vari, copy writer & co.: divertenti, glossy, accattivanti in un primo momento, che ti innamorano addirittura, per poi trasmigrare come virus da una lingua ad un’altra finendo pigramente col mettere su casa e diventare banali scorciatoie utili per lo più a riempire titoli e spazi vuoti. Nel caso specifico, ad esempio, teniamo d’occhio la cascata a spolvero di fashion-qualcosa che sia icon, maniac, victim. Senza contare il mio preferito, fashion zombie. Da brivido. E che dire di capsule collection, evoluzione odierna di edizione effimera, limited edition e simili. Oggi curioso, domani emetico.

E poi il secondo crimine, perpetrato questo ai danni dell’umanità: l’inarrestabile istigazione al suicidio di massa che continua a vedere le di cui sopra fashion victims di tutto il mondo lanciarsi dalle scogliere come lemmings nella stagione degli amori, gettando alle ortiche il buon senso, appendendo al chiodo lo spirito critico, per immolarsi sull’altare della maniac di turno. Nel caso la signora Anna “Chi?” Dello Russo. L’obiettivo: trasformarsi in “Piccole Annine”, come quelle che hanno accompagnato esultanti l’ingresso della Clone 1 ”Mather” al Paradis Latin di Parigi per il party di lancio. Qui un video e qui le immagini.

Impressionante eh? E con questo non sto a dire che i pezzi firmati ADR per H&M non abbiano un loro senso. In fondo ho venduto la mia anima per un giorno intero scambiandola per il portachiavi regalato alla stampa, corredato da charms vari e in particolare quello di Cucciolina, l’amato pincher di ADR. Mi son lasciata irretire dal tintinnio dei ciondoli come dal canto delle Sirene. E Anna lo sapeva.

Chiunque si fa designer, chiunque si auto-elegge maestro di stile, chiunque può dettare le sue regole

Il discorso è ampio, ma una delle questioni su cui si potrebbe dibattere davanti alla giuria a questo punto ha a che vedere con i media, oltre che con i vari H&M, ed è a proposito della nuova democraticità dell’informazione che parte da Internet e arriva dovunque. E soprattutto con la conseguente totale mancanza di una scala di priorità. E non solo della scala, ma anche del pensiero della scala. Tutto in questo mondo diventa importante allo stesso modo. Pare. E tutti possono essere reporter e testimonial di qualcosa di fondamentale. Non più gossip, non più trash. Si parla di riempire ogni possibile spazio vuoto. La scelta, la responsabilità in questo modo sembrerebbe passare direttamente da chi scrive, senza prendersene alcuna responsabilità, a chi legge. Che assorbirebbe ogni cosa e decreterebbe vita e morte. Ma si sa che la “bestia-lettore” è propensa ad essere addomesticata da lustrini e lusinghe, fino al momento in cui non si accorge dell’incantesimo. E in questo gioco ovviamente come non parlare del parallelo universo in cui chiunque si fa designer, chiunque si auto-elegge maestro di stile, chiunque può dettare le sue regole? Se si combinano i due fattori – informazione diffusa senza priorità + icone di stile ad ogni piè sospinto, basta che sappiano promuoversi – ecco che l’orlo del baratro è spaventosamente vicino. Anche io potrei mettermi una gallina in testa (solo griffata però) e ballare per la stanza sperando di trovare la mia Shangri-La, quando qualcuno riconoscerà in me Suzy Menkes (per altro presente al party di Parigi). E a proposito di galline in testa…

Questa è la moda baby.
E mentre io mi preoccupavo di districarmi tra queste sottigliezze, Ester Grossi, più nota ai lettori di questo sito come Estergrossi senza intermezzi, sceglieva come immagine simbolo della Settimana della Moda 2012 proprio lei, ADR, e la rappresentava in un quadro – quello in testa all’articolo – ora in mostra presso Aide Factory a Milano. E come commento alla sua scelta mi citava l’apostolo Giacomo che con tono da Vecchio Testamento recita «Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme, il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà per accusarvi e divorerà le vostre carni come fuoco» (Lettera di San Giacomo Apostolo 5. 2-3).

«Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme, il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà per accusarvi e divorerà le vostre carni come fuoco»
(Lettera di San Giacomo Apostolo 5. 2-3)

Non so a chi di voi venga in mente il personaggio di Pulp Fiction che recita un passo di Ezechiele in faccia alle sue prossime vittime. Ebbene Ester non gli assomiglia nemmeno un po’, e non solo perché è carina, ma chi può dire che sia completamente fuori strada? Lungi da noi la bacchettonaggine, anzi, ma la foto promozionale di ADR che accarezza il suo bracciale, non ricorda a qualcuno la Regina Cattiva che accarezza la sua mela avvelenata? Se non Gollum e il suo tesssoro? Proprio come la tela della mia telepatica amica Estergrossi.
Ed eccomi in arrivata in fondo. E la collezione? Ah sì, dimenticavo, la collezione

NOTA A PIE’ DI PAGINA: la prossima capsule di H&M promette invece qualcosa di completamente diverso. Concettuale fino alla decostruzione. Martin Margiela addirittura, in negozio dal 15 novembre. Ecco le prime immagini della campagna diffuse da Marie Claire UK.

editorialista
Mostra Commenti (30)
  1. Mi piace tantissimo come scrivi e spero di leggere presto altri tuoi articoli :)
    Per AdR (sembra un CdA, quasi), resto ad aspettare il verdetto del tempo che passa. E non soltanto per fare da testimone all'ulteriore incartapecorimento della sua pelle, ma anche per vedere il declino di tutti questi pseudo-designer, pseudo-icone, pseudo-connoisseur e compagnia cantante.

  2. ecco, io aspetterò martin margiela allora, che mi pare sia più interessante ad una prima occhiata…
    complimenti, bellissimo articolo.
    "parallelo universo in cui chiunque si fa designer, chiunque si auto-elegge maestro di stile, chiunque può dettare le sue regole". questo è ciò che fa perdere credibilità al design in generale, che fa perdere valore al lavoro di chi designer lo è davvero, chi ha una VERA cultura del progetto, e non mette solo insieme ori e lustrini per stupire.

    1. anche se temo parecchio che (vedi commento sotto) anche Margiela alla fine non possa fare granchè… come è possibile che uno stilista che crede nella qualità dei materiali (anche per supportare il suo styling particolare) riesca a realizzare qualcosa con una catena che proprio sulla deperibilità immediata (= basso costo) fonda la sua filosofia? io amo H&M per moltissime cose, ma su questa invenzione (linee low cost) ho delle riserve… Grazie Serena! Francesca

  3. tante parole per dire così poco? ADR è esagerata nella moda, quanto tu con la parola scritta. Mai avrei pensato di difendere l'Anna degli sfigatelli digitali, ma ego per ego, non vedo la differenza

  4. Bell’articolo, aspettiamo tutti Margiela a novembre per cancellare il circo placcato di plastica color oro come le patacche napoletane.. Ops scusate baresi.. Senza offesa per i baresi.. Alla moda serve serietà se siamo in crisi è anche perché si da importanza alle baracconate di certa gente e certe collezioni che non sono moda ma solo imitazioni d grandi marchi, certo fanno soldi ma la qualità e la creatività dove sono? Non lamentiamoci poi se Milano viene snobbata da buyer e stampa a favore di Parigi e New York.

    1. Sono perfettamente d'accordo con te! Non per niente, il made in Italy, per toccare un altro tabù del fashion system a là milanese (oops, anvedi come scappano i "fashion qualcosa"? :D), ormai è diventata una questione di assemblaggi più che di produzione. E la maggior parte delle grandi firme sono proprietà di stranieri. Si deve ricominciare da capo, salvando il salvabile forse… E il countdown per Margiela prosegue…

  5. La magia finisce quando la capsule collection arriva negli "stores" H&M
    e i coccodrilli in plastica placcata oro su occhiali made in china
    con le lenti rigate ancor prima di essere vendute
    inizierano a piangere.

  6. la differenza è che per usare le parole in questo modo bisogna aver letto e metabolizzato molto bene alcune delle più alte lezioni d'arte della storia dell'umanità. Per vendere agli sfigatelli reali 2 piume come un tocco di classe bisogna aver metabolizzato molto bene la parte più bassa e fastidiosa dell'umanità Ego per ego.

  7. articolone che però non arriva a nessun punto, imho.
    ma vabbè.

    margiela per H&M poi è l'apocalisse…il brand più concettuale della storia che si svende per soldi (per che altro, in fondo…??). quindi sembra che proprio TUTTI debbano passare dalla prostituta svedese, insomma.
    il palazzo di cristallo è proprio crollato, vedo.

    1. forse tanta robba, forse troppa robba tutta insieme, tu a che punto saresti arrivata? mi interessa veramente. E confesso che ormai io apprezzo di più "la prostituta svedese" :) piuttosto che i designer che fingono di sfidarsi mentre in realtà si svendono (e parlo di designer, non di invenzioni di comunicazione)… in fondo io da H&M compro parecchio, questioni di budget ahimè. Francesca

  8. Ma quanto sei ignorante! Come ti permetti di parlare e giudicare il mestiere di una persona che non conoscevi neanche, e alla fine si vede che non hai capito proprio nulla del mondo della moda.

  9. Tutto si può dire su questo post meno una cosa: che l'autrice sia ignorante. A prescindere dalla stima per una donna che ha degli appartamenti soltanto per i vestiti, che possiede migliaia di paia di scarpe in barba a ogni buon senso, che si definisce guardiana della moda (ma per piacere, ugualmente del cattivo gusto, per questa capsule) non si può non averne per chi usa la lingua in questo modo. Ignorante è veramente qualcosa che non si può scrivere, Dario.

    1. Maria Vittoria, posso giurare qui e subito che non sei mia sorella, mia mamma o la mia fidanzata… :) Grazie per questo. : ) E grazie per aver messo in evidenza anche la questione "morale" che purtroppo passa in secondo piano troppo spesso… ai VIPS è concesso tutto purchè ci anestetizzino. Francesca

  10. sottoscrivo maria vittoria! tra l'altro non è solo questione di bella scrittura, mi pare che l'autrice sollevi sollecitazioni non proprio banali, no?

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