A Golden Age: Surfing’s Revolutionary 1960s and ’70s

Al non appassionato puoi sbattere davanti migliaia di foto, centinaia di video HD di imprese eccezionali a cavallo di un onda, lanciato giù per un pendio innevato sopra ad uno snowboard o intento in acrobazie aeree su una tavola da skate oppure in lunghe discese sulla longboard (la scelta ovvia dell’hipster), ma se i cosiddetti board-sports non sono pane per i suoi denti sarà come fargli guardare gli scatti del matrimonio di uno sconosciuto o il reportage del viaggio ai Caraibi del suo vicino di casa: entusiasmo zero, la curva dell’attenzione che precipita a livelli da serate a base di oppiacei (chi diceva «le foto di Sharm non forse sono l’oppio dei popoli(ni)»?).

Mettici però una buona dose di vintage, mettici vecchie foto dei tempi che furono, bianchi&neri espressionisti e seppiati evocativi, ed il minuscolo cerchio dell’interesse si allargherà a dismisura, andando ad intersecare categorie umane solitamente restie alle masturbazioni egotiche degli sportivi. Dopotutto per gli sguardi dei nostalgici il 900 è uno scaffale pieno di decadi da prendere e scartare con la gioia di un bimbetto davanti a una serie mensole piene di giocattoli: l’una vale l’altra, l’importante è metterci le mani sopra e gustarsi un intero immaginario racchiuso in un simbolico pacchetto (quello che per un ragazzino è un camion dei pompieri – dunque l’innesco per immaginarsi pompiere e vivere mille avventure – per un nostalgico è un vecchio libro di foto o un filmato sgranato e con l’audio gracchiante).

Quindi A Golden Age, volume dedicato alla cultura surf degli anni ’60 e ’70, non è un libro (solo) per surfisti, ma per nostalgici e vintagenauti.
Edito da Rizzoli New York ed in uscita il prossimo aprile 2013 (nel frattempo però si può già pre-ordinare su Amazon), A Golden Age è una raccolta di foto scattate da John Witzig, fotografo australiano che da ben 50 anni immortala la scena surfistica del suo paese, dai primi pionieri alle sponsorizzatissime stelle odierne. Un libro che – esattamente come le foto del grande Craig Stecyk che immortalavano la nascita della skate-culture in quel di Venice da parte degli Z-Boys – è un monumento ad un tempo che non tornerà, ad un’estetica che ciclicamente viene saccheggiata da chi produce cultura (e soprattutto cose: da guardare, da indossare, da guidare), alle storie di chi… ha fatto la storia. A suo modo, su una tavola da surf.

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