Francesco Casolari | Confusione al Millimetro

Francesco Casolari è un giovanotto attratto dalle teorie steampunk che immagina un mondo antico governato da tecnologie avanzate nel quale, però, vigono costumi sociali e politici rinascimentali.
Confusione? Tutto l’opposto, anzi, io direi precisione millimetrica.

Ciao Francesco, quanti anni hai, dove vivi e da quanto tempo sei un incisore?

Ho 29 anni, originario di Bologna ma da quattro risiedo in Veneto, in generale sempre in giro un po’ per tutta Italia.
Incisore da 23, ho iniziato a 6 anni, prima con la puntasecca poi, verso i 10, sono passato all’acquaforte. In realtà più che un artista mi considero un incisore, perché non ho mai realmente disegnato, ma solo inciso.

Come si fa?

Si incide su una lastra di zinco ricoperta di cera usando un bulino (un ago con manico), una volta completato il disegno si immerge la lastra in un bagno di acido cloridrico e acqua.
L’acido corrode il ferro della lastra nei punti non coperti dalla cera, cioè lungo tutti i tracciati del disegno, con questo procedimento si ottiene una lastra cromata con impresso il disegno formato da tanti canaletti corrosi, si stende dell’inchiostro sulla tavola in modo che penetri nei canaletti corrosi e si puliscono le parti lisce.
A questo punto abbiamo una specie di timbro gigante, sul quale si appoggia sopra un foglio, poi si fa passare sotto un rullo gigante, che è il torchio, e tramite pressione si ha la stampa.

L’incisione non è una tecnica comune, cosa ti ha portato a sceglierla?

E’ la tecnica più precisa che esista, più della china, costa quasi zero praticarla e permette una grande diffusione di opere l’anno, parlo di centinaia. Chi fa pezzi unici come i pittori fa fatica a distaccarsi dall’opera perché non potrà più ripeterla, io invece diffondo copie. Mi piace soprattutto perché è una tecnica pulita, quasi zen.

Quanto tempo ci metti a finire una tavola?

Una lastra di 50×70 cm richiede 400 ore. Ora sto lavorando su una lastra 110x80cm e ci metterò 900 ore a finirla.
Quando mi darò alle lastre 2mx1m penso ci vorranno 2000. Sicuramente non bisogna aver fretta di finire per fare un lavoro di qualità.

Ci sono persone importanti sul tuo percorso di artista? Chi ti ha ispirato e chi ti ha aiutato a crescere?

Prima fra tutti ringrazio mia nonna che invece di farmi guardare la tv, nei pomeriggi doposcuola mi faceva fare le prime lastrine!
Subito dopo il mio maestro d’incisione, il Prof. Clemente Fava dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che mi stampa e segue da quando sono bambino, poi, ovviamente, Paolo Insolera, il mio gallerista, che ha contribuito alla svolta professionale di questa mia passione, 5 anni fa, con CaseAperte, la nostra galleria. Ad ispirarmi è semplicemente ciò che penso, ciò che succede a me e a chi mi sta vicino. Gli amici, con le loro diverse visioni del mondo, rimangono le forme d’ ispirazione più alte.

I tuoi soggetti sono, come dire, un po’ surreali. Da dove prendi spunto?

Il mio stile è sicuramente influenzato da tutti i fumetti di Mœbius e di Enki Bilal che ho letto da adolescente, presi in prestito dalla biblioteca e mai più restituiti. In generale comunque mi viene automatico, non c’è un particolare studio dietro. Cerco di unire elementi architettonici e sociali del passato con elementi di tecnologia del futuro.

Un lavoro a cui tieni particolarmente?

“Chicago” (immagine qui sopra) perché in quelle tavole ci sono stili di disegno molto allegri che non riesco più ripetere perché nel frattempo il mio livello di tecnica è avanzato e quindi non riesco più a replicare. Ma come dico sempre, l’ultima è sempre la migliore!

Grazie per l’intervista e complementi per il tuo lavoro.

Grazie a te.

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