7am | Roberto Boccaccino

7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Roberto Bocaccino.

Ciao Roberto, quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
28. Sono nato e cresciuto a Benevento, ma non ci vivo più da quando ho finito il liceo. Che è un po’ anche il momento in cui ho iniziato a scattare foto. È da molto meno però (due tre anni), che mi occupo seriamente di fotografia.

La tua attrezzatura?
Ci sono diverse cose. Fino ad un passato recente ho utilizzato molto il digitale. Da un po’ sono ritornato a fotografare a pellicola, ma non credo sia una cosa definitiva, diciamo che sono periodi, ispirazioni, necessità che cambiano. Proprio in questo momento sto portando avanti un lavoro che dovrebbe combinare un paio di linguaggi diversi. Scatto con una Mamiya 7, una Bessa R2m e una Ricoh gr1.

Cosa fai quando non fai foto?
Immagino un sacco e mi faccio venire voglia di farle. È la parte più bella, quella in cui accumuli desideri, esperienze, in cui guardi il lavoro degli altri e ti costruisci una visione. Ultimamente leggo meno narrativa, guardo più film documentari, ma ascolto sempre molta musica giovane post-qualcosa.
Ah, e scrivo (ogni tanto anche su bloggaccino).

Descrivimi la tua stanza.
È abbastanza piccola, con le pareti colorate tipo violetto, non così bello, e un’unica finestra. Da un lato una scrivania una libreria e un armadio e dal lato opposto un tavolo che occupa quasi tutta la parete su cui sviluppo e stampo bianco e nero. Poi, in un angolo, c’è anche un letto che sembra molto scomodo, però da quando sto in quella casa non c’ho mai dormito, che dormo di là, quindi non so.

La tua macchina fotografica pesa quanto…
Un chilo di paglia.

Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Eh, le fonti d’ispirazione sono tante, anche molto diverse tra loro. Tra queste, in letteratura, c’è sempre stato Italo Calvino. Ho letto molto di suo, anche se poi in quello che faccio credo ci sia ben poco delle sue storie. Ad ogni modo, col tempo ho sviluppato questo mito, questa idealizzazione del “Barone Rampante”, che in effetti ancora non ho mai letto. Nonostante ciò mi sono fatto l’idea che dev’essere proprio il libro più bello di tutti, dove c’è la giovinezza e la natura e la rivoluzione e la verità. E alla fine me lo sono immaginato così tante volte, sviluppando collegamenti con altri romanzi suoi e di altri, con musiche e film, creando una visione talmente piena e risolutiva, che mi è venuta un po’ paura a leggerlo. Ecco, secondo me il mio immaginario abita tutto in quella paura là.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Gli ultimi lavori di Alessandro Imbriaco sono molto belli, e in effetti non c’è nemmeno bisogno di consigliarlo.
Gianni Cipriano sta portando avanti qualcosa di molto bello sulla Sicilia, sicuramente da seguire, come pure Lorenzo Palmieri che lo vedo meritatamente in ascesa.
E poi mi ha colpito moltissimo il lavoro di Veronica Daltri sulla provincia italiana, bello bello.

co-fondatrice e caporedattrice
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