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Back to the future | nuovi tessuti e designers emergenti

Il futuro della moda non è nella testa dei fashion designers ma in quella degli ingegneri e degli scienziati. Elettronica, software, biologia molecolare. Capaci di rendere intelligenti i tessuti, agire sulla struttura, sul colore, sulle textures. Tessuti dai toni cangianti capaci di mimetizzarsi o risaltare in base all’ambiente circostante; patterns in costante movimento (senza bisogno di droghe psichedeliche); termoregolazione (sei freddissima! a quanto hai impostato il tuo abito, a -20 C°?). Fino ad arrivare all’evoluzione che rivoluzionerà davvero il mondo della moda: la possibilità di avere abiti che cambiano forma e fit in base alle esigenze. Ma te lo immagini un mondo monotaglia? Via i camerini: non ci sarà più bisogno di provare nulla. Via i drammi: la vergogna nel chiedere anche soltanto una 44 e il sorrisetto sadico della commessa che ribadisce il “te l’avevo detto che non c’entravi…” che ti aveva lanciato con lo sguardo poco prima, saranno cancellati dalla storia. Via alla fantasia: i volumi li scegli tu e un paio di jeans skinny il giorno dopo puoi farli diventare praticamente pre-maman.

Di certo non siamo ancora a questi livelli però la sperimentazione va avanti da decenni e di sicuro arriveremo prima al potteriano mantello dell’invisibilità piuttosto che all’astrazione completa del pensiero rispetto al corpo, con relativo abbandono di quest’ultimo e conseguente perdita di ogni significato del concetto di fashion design.
Prima di giungere a questi estremi, però, sarà compito proprio dei fashion designers dar vita al bello (o al neutro, o all’ipercitazionista, o al volutamente brutto: comunque ad un messaggio che passa attraverso l’estetica) per mezzo dei nuovi tessuti, evitando di rifiutare a priori il futuro che come uno schiacciasassi ti viene incontro, commettendo lo stesso errore che hanno fatto in molti già nel cinema e nella fotografia.
Perché la tecnologia va provata, capita e solo allora, volendo, buttata via in blocco.

Tra i molti che stanno lavorando con un piede dentro al futuro c’è da segnalare la bella iniziativa di Eurojersey che, insieme al Politecnico di Milano, in occasione del lancio di due nuovi prodotti – Bodyware ed A-more -ha dato la possibilità agli studenti del Corso di Design della Moda di sviluppare dei progetti che prendono il la da nientepopodimenoché un libro fondamentale come Da cosa nasce cosa di Bruno Munari. I progetti, affidati a tre squadre capitanate da altrettanti designers emergenti – Alessandro Manzi de Il sistema degli oggetti, Chiara Grassi di Chérie’s Flakes ed Antonella Narcisi & Andrea Silva di Studio Narcisiva – verranno presentati questo weekend a Parigi, dove due modelli realizzati da ogni gruppo verranno esposti durante la fiera internazionale Interfiliere ed il più rappresentativo verrà scelto da una giuria di esperti.

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il progetto Sensitive® Fabrics BODYWARE PERFECT 10
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il progetto Sensitive® Fabrics BODYWARE PERFECT 10
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Passando alle creazioni, il gruppo di Alessandro Manzi ha sviluppato Sensitive® Fabrics BODYWARE PERFECT 10, ovvero quattro look creati con sei capi modulari (che permettono decine e decine di combinazioni diverse) ispirati alle Sculture da viaggio di Munari, che rielaborano il concetto di divisa sportiva, utilizzando un nuovo tessuto che permette, tra le altre cose, di regolare la temperatura corporea, smaltire il calore dovuto alla sudorazione, inibire i cattivi odori. In pratica il futuro che immaginavo all’inizio del post è già qua. Ed oltre ad essere rivoluzionario è pure affascinante, almeno da quanto si può vedere negli scatti – un omaggio alla Comaneci – che hanno immortalato i capi creati dalla squadra di studenti del Politecnico (Matteo Castelli, Vittoria Dettoni, Sara Orlando, Chiara Rossi, Arianna Sommetti, Lia Varani e Martina Zaroli).

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Sensitive® Fabrics A-MORE BE A TOUCH
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Sensitive® Fabrics A-MORE BE A TOUCH
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Chiara Grassi insieme alla sua squadra (Clara Garavaglia, Antonia Ianniello, Clémentine Le Goic, Irene Lionetti, Elena Mascheroni, Chiara Panigada, Maria Celeste Sangermani e Emmy Stein) ha creato una serie di sette costumi, tra mono- e bikini senza utilizzare alcuna cucitura e lavorando invece su intrecci, rouches, balze e sovrapposizioni, utilizzando il morbidissimo A-more, tessuto dalle proprietà rinfrescanti studiato appositamente per l’intimo.

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Sensitive® Fabrics BODYWARE e A-MORE BIOLOGEIA
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Sensitive® Fabrics BODYWARE e A-MORE BIOLOGEIA
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Antonella Narcisi & Andrea Silva invece hanno coordinato un gruppo (Besmira Bekcaj, Gloria Grosso, Francesco La Marca, Monica Montanari, Erica Orlando, Francesca Prizzon e Carlotta Zaina) che ha utilizzato entrambi i tessuti, prendendo ispirazione dai Libri illeggibili di Munari e giocando sul basico, puntando sulla semplicità strutturale dei capi ed affidando alle stampe – dunque alla superficie – il discorso sulla complessità e sulle potenzialità dei tessuti.

Qualsiasi scelta farà la giuria – mi rimetto al giudizio di chi è sicuramente più esperto di me ma se dovessi esprimere una preferenza, questa andrebbe a Perfect 10 e alle ginnaste – onore al merito di Eurojersey e Politecnico che hanno organizzato il progetto, delle docenti Paola Bertola e Federica Vacca che l’hanno curato, dei designers che l’hanno seguito e degli studenti che l’hanno realizzato.

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