Save the date | #SPAZIOZEROCT

@ostile

Su Instagram ho già detto la mia non troppo tempo fa. E’ il social che uso di più dopo twitter e facebook ma lo faccio senza velleità artistiche. Documento (quando ne ho tempo e voglia) il dentro e il fuori di me, punto e basta, con la consapevolezza che in quel quadrato di piccole dimensioni che sta in uno schermo da mettere in tasca tutto appare più bello o più interessante di quello che è in realtà (c’è pure un filtro simili a quelli di instagram, su un’altra app per iPhone per elaborare le foto, dove puoi aumentare o diminuire la interestingness). Ma il fatto fondamentale, quello che ha decretato la vittoria di Instagram tra tanti software simili e anche nel rapporto tra la fotografia e la rete in genere, è proprio il poter tenere in tasca un apparecchio che fa belle foto, un apparecchio che porteresti in tasca comunque – dopotutto è un telefono – a differenza di una compatta o una usa e getta (che potrebbero stare sempre in tasca ma solo in pochi ce le mettono davvero) e soprattutto semplicissimo da usare, con poche, chiare funzioni e un social network dedicato che però permette di aprirsi anche agli altri, ai più diffusi.

Tale semplicità, unita al fatto di averla sempre in tasca, ha fatto diffondere Instagram oltre i confini della fotografia e dei suoi appassionati. Mio zio fa le foto al nipotino e le mette su Instagram. I negozianti fotografano le novità appena arrivate in negozio e le mettono su Instagram per farsi un po’ di pubblicità. Le ragazzine alle prese con il loro primo pancake lo fotografano e lo mettono su Instagram per mostrare al mondo quanto sono hipster (senza rendersi conto che hipster di solito lo dici a qualcuno per insultarlo). E ancora concerti, scarpe nuove, tatuaggi appena fatti, gattini, cani rugosi, pranzi luculliani o minimali, vedute dalla finestra, gente sfatta dopo una serata, un abbraccio importante, un’alba che alleggerisce l’animo. Tutto potenzialmente patetico. E per gli stessi motivi tutto potenzialmente interessante.
Basta un mínimo di seguito, qualcuno che clicca sul famigerato “mi piace” ed entri nel loop. Vuoi altre foto. Vuoi sembrare interessante. Hai bisogno di roba interessante. E allora te ne vai in giro e magari (ri)scopri pure una città che non conoscevi: la tua. La primi che ti dimentichi di vivere da turista. L’uniche che non ti metteresti mai a studiare sopra una guida. La sola dove non giri mai a caso. Commettendo un errore madornale.
Ed ecco allora che Instagram può diventare l’interruttore giusto per riaccendere davvero la luce su quello che hai attorno. Per andartene in giro a cercare, con quella protuberanza della mano e del cervello che è il telefono, l’interestingness che non hai saputo trovare prima.

Un progetto, in quel di Catania, punta proprio su questo: mostrare la città nascosta, i suoi spazi negati e quelli reinventati.
Ma #SPAZIOZEROCT, così si chiama, non lo fa attraverso le foto di grandi artisti e giovani promesse della fotografia ma con quelle della gente qualunque, quella che ha deciso di rispondere alla chiamata di ZERO Architetti (tra i migliori studi di architettura della città), in collaborazione con Instagramers Catania (tra le community italiane più attive che si sono sviluppate attorno al social network) e Diverso (progetto di design culinario di Rossella D’Agata, ingegnere reinventatasi chef).
La stessa “gente qualunque” che dal 21 maggio al 4 giugno scorso è andata in ricognizione per la città, cercando di raccontarne gli spazi, come vengono usati, da chi.
Le foto più interessanti – ecco che ritorna il concetto chiave – sono state poi selezionate per una mostra, che si aprirà il 28 giugno presso il Palazzo della Cultura di Catania e si chiuderà il 30, con un dibattito.

#SPAZIOZEROCT non è una mostra d’arte. Ma una mostra sull’urbanistica, sulla sociologia, sulla geografia del ricordo, sulle nuove tecnologie e – sotto sotto – sulla famosa interestingness.
Da non perdere.

p.s.
da chi andrà e soprattutto da chi mi ha segnalato l’evento mi aspetto un reportage. Ovviamente su Instagram.

QUANDO: dal 28 al 30 giugno 2012
OPENING: 28 giugno | dalle 18,30
FINISSAGE: 30 giugno | delle 18,30
DOVE: Cortile Platamone c/o Palazzo della Cultura | via Vittorio Emanuele II 121, Catania | mappa | fb

co-fondatore e direttore

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