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Issues | Soup Magazine #3

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C’è qualcosa di stranamente, fascinosamente vecchio in questo magazine. Un’estetica che sa di rivista degli anni ’90 che gioca a fare la iper-contemporanea buttando l’occhio nei primi anni del nuovo millennio. E viceversa.
Con il suo prender le distanze dalla tendenza editoriale minimal degli ultimi anni, nel non buttarsi sull’illustrazione, l’infografica, le tinte spente, le cornici retro (quella arrotondata in copertina puzza di 2005/06, quando sospiravi al nuovo che avanzava dalle pagine web e dalle pagine patinate, andandoti a cercare i tutorials su come farle per il tuo piccolo sito in wordpress), gli aggraziati fonts d’inizio ‘900, il raziocinio di griglie dominate da un bianco poroso… Al contrario dandosi totalmente o quasi alla fotografia, a soluzioni grafiche prese da un’epoca in cui il mouse con la rotella era il padrone del mondo e stampando in copertina un logo che sembra preso dalla cover di un cd di fusioni ai piatti tra IDM e Northern Soul.

Tutto questo lo leggo come una dichiarazione d’intenti piuttosto che uno scavarsi la fossa anzitempo. E sfogliando il terzo numero, titolato the beautiful escape ed appena uscito, mi è sembrato di avere tra le mani, sia per i contenuti che per gli editoriali di moda, una copia di uno dei primi numeri di D di Repubblica, che ai tempi rivoluzionò il panorama editoriale del settore, in Italia, oltre che il bagno di casa Sbarbati, diventando insindacabilmente la rivista da cesso n°1 (non fraintendere: per il sottoscritto è un complimento, forse il complimento massimo per un magazine, che se non schioda dal tavolino da caffè entro una settimana dopo l’acquisto viene condannato ad una fine ingloriosa in archivio dopo niente più che una rapida sfogliata).

Ora la domanda è: Soup Magazine – semestrale indipendente con base a Londra e redazione perlopiù italiana, contenuti intelligenti come dissertazioni sul profumo e sui profumi, uno strepitoso reportage sugli alberi finti, bronzei nudi pre-heroinchic in Louboutin, armi da fuoco ai raggi X, spose thriller, acide ed ipersature scampagnate nella foresta (post-hippy, pre-raver) – finirà in bagno?
Non te lo dico: ché mica mi va di aprire la porta e far sbirciare al primo che capita.

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