The book is on the table | In DOSI MInime

In DOSI MInime
di Marco Taddei
illustrazioni di Emanuele Kabu
L’Autore Libri Firenze 2009

Strana bestia la poesia.
L’italica gloria letteraria è da lì che viene ma a trovar coetanei che frugano tra i più impolverati degli scaffali di una libreria, tra il predominante biancoeinaudi e sbiadite costole di case editrici sconosciute ai più, ci s’affatica la pazienza, quasi che un magnetismo inverso tenga lontana la mano là dove l’occhio casca già di rado e l’imbustar della cassiera al termine del viaggio al supermercato delle lettere sentenzia dolorosamente (per chi sa vedere) che non c’è proprio verso, nemmeno uno per piccolo che sia, un ternario, nella sporta che dalla porta di quel tempio di parole vendute al chilo in poi, trasportan fieri a casa, sfogliandone i preziosi frutti per mostrarne – “fortuito” accidente – le copertine lisce ai vicini di seduta in autobùs, quasi a dire “io mi specchio qua”, per andar dunque a caccia, di pupilla in pupilla, di bellocci che fato ha voluto infilar lì dentro, sulla stessa rotta ma chissà per quanto (il drin del campanello per chiamare la discesa a sentenziare), che pure si specchiano curiosi e da lontano su titoli da classifica e autori da scalata che inevitabilmente finiranno sul comodino accatastati (se come orgia o fossa comune dipende poi da quanto valgono nonché da astrali congiunzioni o anche solo dal tempo, che tiranno strappa via pagine in potenza e ti lascia con libri che sembran più scatole vuote e torni con pensiero fatalista a quanto li hai pagati).

Ma la poesia non è da comodino.
Subdola, in tanta innocua brevità, ti fa creder d’esser leggera quanto un piattarello d’insalata, per poi gonfiarsi in testa e in pancia come pane a lievitare in forno e come rutto se ne esce d’improvviso, a ricordartene il sapore (doppio: il prima e il poi; l’origine e il prodotto, sminuzzato, fatto palla, spruzzato d’acidi e smontato pezzo pezzo, che risale in superficie come gas di sfogo) e guai a coricarti – come dicevan le nonne d’ogni tempo – con la pancia piena e le membra ancora tese da tanto masticar.

La poesia – quella buona, senza stare a scomodar gli Alvaro Rissa (e ce ne sono tanti) – non t’addormenta. Anzi! T’accoglie per un minuto o meno in casa sua e lì ti lascia, solo come un cane, a cercar l’uscita tra usci che sembran tane di topi, muri storti e finestre senza imposte che s’affacciano su troppe cose, più di quanto riesce a sopportarne un occhio pur attento.
Ecco, la poesia è attenzione. E’ il cogliere l’oggetto e il simbolo al contempo. Lasciare spazio (in testa) e tempo alle parole di gonfiarsi senza morirne d’indigestione.

E darti il ritmo, ad alta voce, prima incespicando come su un terreno accidentato e sconosciuto, man mano prendendo confidenza con buche, curve, salti e sole in faccia, è la chiave per entrar nelle DOSI MInime di Marco Taddei (32 anni, di Vasto (Ch), poeta, autore di racconti e fotografo appassionato – quel Kaiser Kraken di cui su Flickr mi ritrovo di tanto in tanto a sbirciar le foto è lui). Per guidare disinvoltamente dentro a versi in cui la lingua fa capriole, pieni come sono di verbi che non si credon tali e sostantivi che han perso la sostanza o la vanno a prendere pescando a mani basse da suoni ed invenzioni, da altre lingue o da un mortale, o quasi, incidente tra scapestrate lettere che allo stop non han dato la precedenza.

Tutto torna, poi, quando t’ascolterai intonare, nel tempo stretto di una pagina, a mo’ di improvvisazioni sul ritmo folk del saltarello (l’impressione mia, da marchigiano, è stata questa e visto che l’autore è abruzzese e l’immaginario popolare è suppergiù lo stesso…), le mitologie del quotidiano cantate (in DO, in SI, in MI: note – in DOSI MInime, appunto – e al contempo tracce che attraverso un gerundio ed i pronomi personali indiretti – i mi, i si che si possono attaccar proprio a un gerundio o a un infinito, per capirci – ti guidano fino in fondo) da Taddei e accompagnate da alcune azzeccate illustrazioni di Emanuele Kabu e raccolte in questo bello e pallido libretto arrivato per posta giusto qualche giorno fa, assieme ad una lettera di presentazione che entrerà negli annali di questo sito per l’efficacia (e che val la pena di citare: “METTO LE MANI AVANTI: so bene che c’è ben poco che annoi come la lettura di una raccolta di poesie di uno sconosciuto ma fidatevi di me […]”; quel fidatevi di me mi ha stregato).

co-fondatore e direttore

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