Pitti | Super Duper Hats preview

Siamo nel primo ‘900, il cinema sta per scoprire il sonoro e i divi, senza voce, parlano agli spettatori attraverso lunghi sguardi, espressività portata ai massimi livelli e complici primissimi piani (pensa che mondo fantastico: niente talk-show, niente opinionisti, nessun incontrollabile e banalizzante virus del “secondo me”), ma per le strade e nei sotterranei la musica risuona eccome: blues e jazz a ritmi impazziti, camicie sudate sotto giacche gessate e panciotti, mentre la classe operaia non va in paradiso ma si toglie la tuta da lavoro ed entra nei bar per lavar via a sorsate la fatica e i sogni bruciati da troppe ore di lavoro. Ad accomunare tutti un particolare: il cappello in testa. Da togliere e appoggiare sul tavolo o sul bancone, o alzare in forma di saluto alle signore (uno dei tanti gesti che il tempo, la moda, le convenzioni sociali, ci hanno tolto).

La collezione FW2012/13 dei fiorentini di SuperDuper Hats si ispira a quell’epoca d’oro, con una serie di cappelli dai colori caldi realizzati con materiali di prima qualità e modelli che vanno dal classico fedora (con tanto di fiorellino “antivento” da appuntare all’occhiello) al Baker St. – ovviamente ispirato a Sherlock Holmes – passando per i berretti stile working-class rivisitati in cavallino, cappelli pieghevoli da viaggio, per arrivare al customizzabile modello Fregoli (quello verde al centro, nella foto qui sotto) modellabile con pochi gesti della mano (e con l’aiuto di un mini-libretto di istruzioni).

Menzione speciale per la capsule collection di tre pezzi (in una delle foto più in basso un particolare firmato, il resto delle immagini prossimamente) realizzata in collaborazione con il fotografo e dandy Karl-Edwin Guerre (lui, tanto per capire il tipo).

Per la donna, invece, ibridi feltro-pelliccia e morbidissimi, quasi impalpabili colbacchi, presentati in packaging che ricordano ciprie oversize ed abbinati a manicotti con borsetta nascosta all’interno e tracolla mentre il resto della collezione è immerso in un atmosfera parigina d’altri tempi anche se i lunari esemplari argentati torna a gran voce (si fa per dire) il cinema muto, con cappellini che sembrano usciti da un film con Gloria Swanson ed ispirati ai quadri della De Lempicka.

photos Simone Sbarbati

co-fondatore e direttore
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