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Istruzioni per l’uso

Avere le istruzioni per l’uso di un amico, un figlio, un genitore o, ancora di più, del proprio compagno o della propria compagna – proprio come fossero elettrodomestici apparentemente semplici ma in realtà complicatissimi da utilizzare (o viceversa) – dovrebbe diventare obbligatorio come le etichette di provenienza su una partita di arance o una confezione di cosce di pollo al supermercato.
Ché ce ne stiamo tutti lì con le nostre vite a porzione singola da XXI secolo ad arrabattarci nei rapporti sociali seguendo improbabili pillole di psicologia spicciola spacciate dai titoli di copertina delle riviste patinate o arrischiandoci in approcci basati sul grado zero della risoluzione dei problemi (prove/errori) o peggio ancora prendendo appunti mentali per ogni film romantico che ci capita sott’occhio, dando per buone le dinamiche della fiction e dimenticando che lì hanno montaggio, fotografia e colonna sonora a far miracoli che nella vita reale te li sogni.

Che bello sarebbe, quando conosci qualcuno, magari al secondo, terzo, quarto appuntamento, aver sotto mano un manualetto – anche semplificato all’osso – da seguire per evitare i piccoli/grandi drammi che l’incomunicabilità, la timidezza o anche soltanto la disattenzione ci piazzano davanti a mo’ di ostacoli in ogni fase embrionale di un rapporto che, come un segugio, riesci già a fiutare come fondamentale e irrinunciabile.

Istruzioni per l’uso, dolce, ironico, ispirato (e ispirativo) progetto di Marina Abatista, gioca proprio su questo, attraverso una serie in progress di fotografie che mostrano un ritratto dell’autore con relativa, personalissima versione delle proprie istruzioni per l’uso.

E da compagno di una meravigliosa, complicata, irascibile, insostituibile pazzoide – che si è premurata di farmi avere dopo appena un paio di mesi che ci frequentavamo un manuale per l’uso di Ethel dal titolo Il semplice che è difficile inventare: 100 pagine rilegate con tanto di indice, grafici e formule matematiche e raccolta finale di tutti gli sms usciti dal mio telefono dopo averla conosciuta a partire da un

Buongiorno. Mi sono dimenticato il nome di quel magnifico pittore. Me lo scriveresti? Grazie ancora per le meringhe ma soprattutto per le splendide chiacchierate. Un bacio.
Simone, del Comitato Liberazione Fossette Mentali.
28 ottobre 2002, ore 8,46

– non posso che applaudire l’iniziativa di Marina.

Anche se, bisogna dirlo, a volte è altrettanto divertente farsi prendere dalla cieca arroganza del consumatore navigato e – come con una lavatrice, un cellulare o un termometro elettronico – lasciare il libretto nella scatola e buttarsi a capofitto, senza razionalità, nell’impresa.

[grazie a Cecilia Viganò – ovvero l’autrice del manuale in forma di bustine per il tè – per la segnalazione]
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