7am | Pierpaolo De Angelis

7 foto e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Pierpaolo De Angelis (qui il suo sito).

Ciao Pierpaolo, quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
Ho 36 anni sono nato e vivo a Milano.
Scatto foto in maniera conscia dal 1998 per poi avviare un discorso di ricerca vera e propria all’epoca dell’università, ovvero nel 2001.

La tua attrezzatura?
Ho una attrezzatura variabile, nel senso che non sono mai stato feticista o “tifoso” di una particolare casa.
Ha avuto Canon, Ricoh, Olympus e attualmente Nikon D90 con un 35 f1.8.

Cosa fai quando non fai foto?
Mi piace osservare quelle che sono le novità nel mondo della fotografia e, compatibilmente con le mie risorse, sperimentarle.
Non ho una attività fotografica intensissima, non sono un divoratore di immagini.
Comunque quando non faccio foto penso che vorrei farne.
Nel senso che penso molto a progetti che vorrei fare. Mi interessa molto la parte concettuale dell’immagine fotografica.
Mi piace anche il cinema, ma anche il semplice non fare nulla.

Descrivimi la tua stanza.
Ti descriverò la mia stanza, intesa come quella che preferisco. Parlo della sala.
Ha un affaccio molto panoramico su China Town, a Milano. E’ molto luminosa. Tanti CD ma soprattutto una grande libreria con molti libri, soprattutto di fotografia.

La tua macchina fotografica pesa quanto…
La mia macchina fotografica pesa discretamente, è la D90 come già detto. Non ho idea del peso però.
Resto affascinato da nuove uscite come la x100 della Fuji.
Ma mi sono trovato benissimo anche con compatte di lusso come la S90 Canon o la Ricoh GX1.

Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Il mio immaginario filmico resta sempre sorpreso dalla fotografia dei fratelli Coen.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Sono rimasto affascinato da un’opera particolare come quella di Paolo Ventura, conosciuto ad Arles nel 2008 e ritrovato in altre situazioni successive.
Ti consiglio la sua raccolta “In tempo di guerra”. Ti sorprenderà perché non è un reportagista di guerra, ma un grande costruttore di memorie.

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