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Oeuf (again)

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Di Ouef ne avevo già parlato tempo fa quando, non ancora papà, potevo solo fantasticare di portarmi in giro per la città un piccolo elfo a cui mostrare le piccole, bizzarre cose di ogni giorno, tipo i piccioni che fanno il bagno nella fontana di Piazza Maggiore, il fiume che non ti aspetti di vedere a spunta proprio dietro ad una finestrella in uno dei vicoli del centro, i sanpietrini che ti fanno ballare dentro al passeggino, le sette palle della piazza con altrettante chiese una dentro l’altra, dove girare fino a stordirti (tanto poi c’è il paparino che ti prende in braccio…).

Ora, dopo pappe, pannolini, notti insonni, decine di leoni con gli occhiali disegnati ovunque, una conoscenza enciclopedica di Teletubbies, Pimpa, Pingu e Pocoyo, torno per caso sul sito del marchio newyorkese di abbigliamento, accessori e giochi per bambini ecosostenibili (i prodotti, i bambini sono sempre eco-sostenibili, anche se a volte poco pazienza-sostenibili) e ci trovo tante novità, a partire dai cappellini da batman e batgirl, maschere e codine animalesche, maglioncini da angioletto e cappottini da fata dei boschi.

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co-fondatore e direttore

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