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The book is on the table | Poesia in forma di rosa

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Poesia in forma di rosa
di Pier Paolo Pasolini
Garzanti 2001 | Amazon

Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle chiese
dalle pale d’altare, dai borghi
abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io assisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più.

La prima volta che l’ho letta sono quasi caduto dalla sedia.
La poesia inizia prima, e te ne stai lì tranquillo in pasoliniana adorazione a far correr gli occhi sui versi, preso dal ritmo di una strada di parole che va su, curva dopo curva, dolce e aspra come una strada di collina, con l’aria in faccia e il sole che ti spara addosso tra le foglie degli alberi mossi dal vento. E’ Pasolini quello che hai tra le mani, quindi non ti aspetti di arrivare su qualche spianata erbosa dove stendere una coperta e metterti a guardare le bellezze del mondo, giù in basso, ma non ti aspetti neanche che all’improvviso non sei più tu a guidare/leggere, il volante ce l’ha lui, senti la sua voce mentre pigia sull’acceleratore, lo sguardo immobile, fermo sulla strada che ora corre giù. E ti parla di luce e apocalisse, di spazi e odori… Senti la nausea, la gelida sensazione di morte alla gola, il sudore freddo dell’inevitabilità, ogni verso un calcio nello stomaco, mentre PPP ti guarda con l’apprensione di un padre, preoccupato ma soddisfatto, che senza pietà porta il figlio a scontare i suoi peccati, ligio al dovere di essere (umano) fino alla fine.

Ecco, il senso del dovere…
Da quando è stato ucciso Pasolini, l’Italia è piena di intellettuali ma povera di Maestri. Quelli che ti fanno la morale, che non si stancano mai di insegnare e, insegnando a te (proprio a te!), imparare. Quelli che si sporcano di realtà, che entrano nelle case, scendono nelle strade e non dietro/sopra/sotto a cattedre sacrificali. Che ci mettono la faccia, il cuore, il sudore, il sangue. Soprattutto il sangue.
E senza paura si inchiodano sulla croce, continuando ad insegnare da lì, a dire e ripetere quel che non va, a raccogliere false ovazioni, baci di Giuda, a dar carne allo spirito e viceversa, e soprattutto a far sentire il sapore della vita, a sbattertelo davanti, salato come un’acciuga o fresco come una ricotta, succoso come un pomodoro sfregato su un pezzo di pane, pastoso come un dolce al miele e alle mandorle, oppure marcio come le piaghe della “gente per bene”, piaghe dove ficcare le dita e tirarle fuori piene di pus, materia prima con cui, insieme agli altri umori della vita, Pasolini ha impressionato pellicole e riempito pagine.

Sul senso del dovere – civico, morale – degli intellettuali di casa nostra meglio non contar troppo, in un’epoca dove il massimo che sanno insegnare è l’indignazione (categoria che racchiude un intero macrocosmo umano e sociale: quelli del tricolore alle finestre, i milioni davanti a Fazio e Saviano in tv, i virtuosi dei 5stelle, i candidati della società civile, le pacche sulle spalle e poi via coi bambini alla manifestazione).
Sul tuo senso del dovere invece sì, devi contarci. Insieme alla dignità è tutto ciò che hai. E quando ti serve un Maestro apri Poesia in forma di rosa e fai guidare lui.

http://www.youtube.com/watch?v=HtuxqgfcMCc

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