7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Thomas Raimondi (qui il suo sito).

Ciao Thomas, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratore?
Sono nato, morto e resucitato a Legnano un paese della provincia nord di Milano. Ho 29 anni.
Illustratore non è un titolo che mi calza completamente e soprattutto non lo sento mio, credo mi limiti, per questo preferisco graphic artist che a mio parere rappresenta il crocevia di quello che faccio e amplia il mio raggio d’azione.
Ho sempre prodotto immagini, da che mi ricordo. E’ un piacere e un’esigenza di espressione.
Ne produco anche per fini commerciali dal 2006 cioè da quando mi sono piazzato tra i primi dieci ad un concorso della Salomon sulla creazione di un artwork per tavole da snow vendendogli poi quel disegno/progetto.
Quell’anno se non sbaglio arrivò primo Koa. Un artista francese che spacca.
Ecco, lo vedo come il mio ground zero. Il momento in cui ho capito di voler/poter creare immagini come lavoro.

Matita o penna grafica (che materiali usi per il tuo lavoro)?
All’inizio molta matita. Poi colori acrilici, pennarelli, ecoline, glitter, marker metallici per cd, evidenziatori, caffè, china, indelebili, pantoni, posca e tutto ciò che poteva lasciare una traccia su un foglio.
Adesso (aka da tre anni) sono diventato un feticista dei pigmant liner staedtler in particolare 0.05, 0.3, 0.5 neri e rossi  0.1 e 0.3. Da circa 2 mesi ho comprato una tavoletta di piccolo formato.
Comunque ho sempre (e per sempre intendo dai primi anni di università) usato programmi di grafica per lavorare, completare e sperimentare.
In ogni caso a seconda del cliente e del concept varia il mezzo o i mezzi utilizzati.  Cerco sempre di scegliere quello che a mio parere risulta più coerente e appropriato per la riuscita del progetto.
Molto spesso disegni e font fatti su carta vengono colorati e ritoccati digitalmente.
Per i lavori commissionati è sicuramente il metodo che preferisco.

Cosa fai quando non disegni?
Penso a come riordinare e assemblare i disegni e le immagini già fatti in prodotti finiti che sintetizzino e raccontino storie e sentimenti.
E poi penso in continuazione a nuovi progetti grafici e artistici, come sperimentare nuove rappresentazioni, possibili evoluzioni del tratto e dei soggetti, a come evolvermi da uno stato precedente a quello superiore, a come trovare clienti per lavorare che diano soldi veri, a chi contattare per fare nuove mostre e uber alles come fare a svoltare.
Poi ascolto musica, guardo film e immagini a tonnellate, cerco nuovi artisti su internet, compro – quando ho i soldi – libri e fanzine di arte/illustrazione/grafica, faccio sport, vado in palestra…
E in questo momento preciso cerco casa, lavoro e fidanzate francesi.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Riporto ciò che vedo attorno a me: un macbook pro 15pollici del 2006, uno scanner a4, una stampante a colori, una lampada, 4 contenitori di plastica verdi, 1 con evidenziatori, 1 con pantoni, 1 con penne molte delle quali scariche, 1 con marker per cd, un disco removibile da 1000gb, una tavoletta grafica, due tazzine del caffè con relativi cucchiaini, un copia della mia zine “Veritas Vos Liberat”, un mock up di una nuova mia zine in fase di pubblicazione “In a Dark Place”, fogli vari impilati, un atlante illustrato iconografico, una fujifilm finepix s2000hd (scadente), cd vuoti, la foto di una tizia che mi ha chiesto il ritratto.

Un disegno pesa quanto…
L’incapacità di accettare.

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Paradise Lost di Milton ma non solo la copertina.
Millenium Mambo di Hou Hsiao-Hsien per mettermi alla prova.

Un illustratore o un’illustratrice italiana che mi consiglieresti?
Diciamo che i miei riferimenti e gli artisti contemporanei che maggiormente mi emozionano sono stranieri. Non credo di riuscire a fare un solo nome ma In Italia apprezzo sicuramente il lavoro di Massimiliano Bomba, Centina, Bombo!, Silvio Mancini e Gianluca Folì.