The book is on the table

L’OSPITE / NEL BOSCO
Elisa Biagini
Einaudi 2004 / 2007

Romanzo = Film
Saggio = Documentario
Racconto = Cortometraggio
E poesia? La poesia è una foto. Ferma un momento, un’atmosfera, uno stato d’animo. E rispetto a film, corti, documentari, vive più al di fuori di essa, al di fuori del mezzo (che è il messaggio, in un luogo interiore dove però non è quello ad essere importante e neppure il mittente, quanto piuttosto il destinatario).

Come una fotografia la poesia congela ricordi – tuoi, nostri, suoi (di chi l’ha scattata) – scatena reazioni – empatia, nostalgia, desiderio… – e cre-azioni – è un punto di partenza, un ingrediente in una ricetta più complessa, qualcosa da manipolare, magari il fotogramma casuale di una storia in progress.

Perché, tuttavia, guardiamo milioni di foto ma i libri di poesia se ne stanno a prender polvere sugli scaffali delle librerie?
Da una parte, credo, facciamo svolgere il suo compito alla cugina festaiola della poesia: la canzone.
Dall’altra penso sia colpa della scuola, che con il suo “tocco della morte” riesce a far sembrare di una noia (appunto) mortale e di una totale inutilità pratica – ma anche interiore – qualsiasi cosa passi, anche per sbaglia, per una cattedra.
Iniziare, poi, da autori, da poeti con i quali non abbiamo in comune praticamente nulla a parte il fatto di appartenere alla stessa specie e allo stesso genere (umano), non aiuta.

Meglio procedere a passo di gambero, no?
Per me funziona così: per musica, cinema, libri, inizio dal nuovo poi torno indietro alle radici. Ed è un viaggio incredibile. Perché per ogni bell’arbusto di film, canzone, romanzo o poesia ci sono un’infinità di radici. E le radici – come frattali – hanno a loro volta radici, che si intrecciano con altre radici, di cui non hai magari ancora visto l’arbusto. E allora risali, vedi, leggi, scopri. Diventi il tuo insegnante ed (in)disciplinatissimo allievo.
Che in libreria non salta a piè pari lo scaffale poesia e che magari scopre un paio di gioiellini come le due raccolte di Elisa Biagini, talentuosissima poetessa fiorentina che scrive con l’incredibile dono di far risvegliare i momenti congelati.

Prima parlavo di poesia = foto.
Le “foto” della Biagini sono magiche ed essenziali, rumorose: pochi elementi ma tutti nel pieno (o nella drammatica attesa) dell’azione – cadere, strisciare, tagliare, rotolare, frusciare, accendersi e spegnersi, urlare.
E tu sei lì, ad assistere al nucleo dell’azione, che la Biagini ti regala nel suo unico possibile istante decisivo. Come Cartier-Bresson.
Un occhio del ciclone dove il tempestoso “prima” è della poetessa e il tempestoso “dopo” è solo tuo.
E se ne L’ospite il ciclone è tutto domestico, in Nel bosco l’azione esce dalle claustrofobiche mura di casa per entrare nel territorio oscuro delle fiabe (Cappuccetto Rosso). Ma in entrambi sfogliare, leggere, saltare avanti, tornare indietro, è come correre in un mondo che si muove e non la smetterà mai di muoversi (ogni volta che entri di nuovo in casa/nel bosco) e ti assorda e sussurra, strattona e accarezza, martella e canta una ninna nanna…

I due libri, com’è evidente dalla foto qua sopra, li ho consumati – Nel bosco l’ho addirittura comprato due volte: arrivo in libreria, lo sfoglio e mi convinco che il fortissimo deja-vu che sto avendo sia tutto frutto della potenza dei versi, cosa plausibile ma in quel caso errata – e sono sicuro che lo farete anche voi.

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