Frizzifrizzi è in vacanza fino a inizio settembre.

7am | Pierluigi Riccio

7 foto e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Pierluigi Riccio (qui il suo sito).

Ciao Pierluigi, quanti anni hai, di dove sei e da quanto scatti foto?
Ciao, ho 35 anni, sono di Isernia ma vivo a Roma da dieci anni. Le prime vere foto risalgono ai tempi del liceo quando con un paio di amici avevamo messo in piedi una camera oscura con un vecchio e malandato ingranditore. Eravamo inesperti e goffi ma farei carte false per riavere indietro la nostra ingenuità.

La tua attrezzatura?
Una gloriosa Zenit 122, comprata da un gruppo di polacchi subito dopo il crollo del muro di Berlino, la mia prima vera macchina; una Yashica T5, una LCA, due Polaroid 220 Land Camera, una Zenza Bronica SQ-Ai, il mio primo incontro con il medio formato; una Hasselblad 500cm, la macchina con la quale ho più empatia, è lenta come me. Il giorno in cui avrò tra le mani un Mamiya 7, prometto di regalare tutte le altre macchine al primo che passa.

Cosa fai quando non fai foto?
Passo la maggior parte della giornata nell’agenzia pubblicitaria dove lavoro come art director, prima e dopo ci sono Lorenzo, mio figlio di appena 4 mesi e mezzo, e Sara, la mia dolce metà, nelle intercapedini della giornata disegno lo scrapbook di famiglia, quel che resta del giorno finisce tra libri, vinili e fornelli.

Descrivimi la tua stanza.
È molto silenziosa, ha due finestre, un balcone sul quale esercito il mio pollice verde tra piante di rosmarino, origano, timo, peperoncini, basilico, alloro, tre grassule, un papiro. In un angolo c’è una mazza da baseball e da poco anche la racchetta da tennis con cui mi esercitavo all’età di 8 anni.

La tua macchina fotografica pesa quanto…
3 tazze di the, più o meno 9 mele fuji, un bel casco di banane, due copie di “Guerra e Pace”, 9 vinili, poco più di un litro e mezzo di acqua, 30 uova.

Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Il primo tempo sarebbe ambientato a San Francisco sulla Ford Mustang di Steve McQueen in “Bullitt”, il secondo tempo negli appartamenti dei film di John Cassavetes, il terzo tempo nella Russia del Quattrocento dell’Andrej Rublev di Tarkovskij.
Come libri Meridiano di Sangue di Cormac McCarthy, Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, Luce d’agosto di Faulkner.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Ne ho qui giusto una che mi sta facendo l’occhiolino: Sara Visconti.

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