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The book is on the table

DISPACCI
Michael Herr
Alet Edizioni 2005 | Amazonir?t=frizzifrizzi 21&l=as2&o=29&a=8875200122

Il bello di un libro che non trovi recensito su tutti i quotidiani, che non ti casca addosso dagli scaffali della libreria per quante copie ce ne sono, che non te lo consigliano gli amici, nessuno ne parla in ufficio, né ci inciampi per qualche link lasciato scoperto qua e là per la rete — il bello è che ti sembra di averlo scoperto tu.
Quando lo trovi in uno scaffale d’angolo, infilato lì, di profilo, che non ti guarda in faccia arrogante come il best seller del momento: quel libro, dopo che te lo sei portato a casa, dopo che l’hai letto e ci hai lasciato sopra un pezzetto di te (corrisposto d’altra parte, da quello che lui ha lasciato in te!) – quel libro diventa un po’ più tuo.

Per Dispacci il discorso vale doppio. Ma anche triplo, quadruplo. Perché oltre ad essere una scoperta è tante altre cose insieme: diario, reportage, romanzo di formazione (al contrario), testo filosofico.
Si parla del Vietnam, quel Vietnam. L’abbiamo visto in talmente tanti film che quasi sembra di esserci stati o di avere uno zio o un nonno “che è stato in quell’inferno”. Perché il cinema americano è così: dopo un po’ ti entra dentro e le storie e le immagini s’infilano come uno spiffero d’aria nei tuoi ricordi.

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Il corto-circuito di questo libro è che l’ha scritto un certo Michael Herr, uno che nel ’67, a 27 anni, decise di andarsene in Vietnam come corrispondente di guerra per Esquire perché quello, in quel momento, era il centro esatto del mondo per i ragazzi della sua generazione. Tra morte, pazzi sanguinari arruolatisi solo per uccidere, quelli che crollano, quelli che diventano uomini, il nemico. Herr è andato lì e ha semplicemente – si fa per dire – scritto quello che ha visto.
Poi, dopo che il libro è stato pubblicato, si è messo a lavorare nel cinema; e indovinate in che film?
Apocalypse Now (ha scritto il testo della voce narrante) e Full Metal Jacket (è stato co-sceneggiatore e, altra parentesi, sul suo rapporto con il maestro Kubrick ci ha scritto un altro bel libro).

Dispacci l’ho letto in un paio di caldi pomeriggi d’estate di qualche anno fa, sdraiato su un precario ma comodo letto temporaneo a casa dei miei. Niente di più distante da ciò che stavo leggendo. Diametralmente opposto.
Eppure leggere quelle storie, ascoltare le loro voci – perché sembra di sentirle, tanto sono scritti bene i dialoghi, o forse perché sembrano un film – è un’esperienza assolutamente eccitante. Nel senso di sostanza eccitante.
Apri gli occhi e ti sembra di essere in un altro mondo. Esci e vuoi sentire ogni cosa.
Per poi scoprire che sensazioni come quelle, allo stato primitivo, quasi pure, tra la vita e la morte della guerra, con molta probabilità non le proverai mai.
E allora ricominci da pagina 1.

co-fondatore e direttore

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