Un’illustrazione per le militanti e i militanti di A Foras

Basi per sottomarini a propulsione nucleare, depositi di munizioni, poligoni di tiro (di terra e di mare), aeroporti militari, caserme: in Sardegna sono decine di migliaia gli ettari di territorio e i chilometri quadrati di mare interdetti alla popolazione perché destinati a uso militare, tra basi e terreni riservati — in via esclusiva o mista — alla Nato, all’esercito americano e a quello italiano.
Dal dopoguerra a oggi, l’isola è diventata una delle regioni più densamente militarizzate d’Europa. Lì si preparano missioni, si fanno esercitazioni, si sperimentano nuovi armamenti.
“Grazie” agli accordi presi nel corso dei decenni dai nostri governi, i militari — oltre all’occupazione del territorio, che viene sottratto ad altri usi (o non usi) — si portano dietro costi altissimi e un intero catalogo di rischi: per la popolazione e per l’ambiente. Dai puri e semplici incidenti e dalle “strane” malattie di chi vive e lavora attorno alle basi e ai poligoni, fino all’inquinamento del suolo e delle acque (basta fare qualche ricerca per imbattersi in numerose inchieste e in pochissima trasparenza da parte di chi invece dovrebbe garantirla).

Da sempre non sono mancati movimenti che si sono battuti contro la massiccia presenza militare sull’isola ma, come ricorda A Foras, qualche anno fa c’è stata una svolta: «nel 13 settembre 2014 a Capo Frasca: durante una manifestazione popolare migliaia di persone si mobilitarono contro il poligono (anche in conseguenza di un incendio causato dall’aeronautica tedesca durante un’esercitazione). La particolarità di quella giornata sta nel rinnovato protagonismo dei sardi».
Da allora le iniziative si sono moltiplicate e nel 2016 è appunto nata A Foras (cioè “fuori”), una multiforme assemblea aperta composta da persone di diversa provenienza — «comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono all’occupazione militare della Sardegna» — unite da uno scopo comune, che è quello di portare al più presto al completo abbandono dei poligoni, alla fine delle esercitazioni, al risarcimento della popolazione e alla bonifica dei territori.

Opera di Zerocalcare
Opera di Riccardo Atzeni

A riprova della crescente efficacia delle tante manifestazioni, proteste e azioni organizzate dalla galassia A Foras c’è la reazione scomposta delle istituzioni: nel settembre del 2019 la procura di Cagliari ha messo sotto indagine 45 militanti, che il prossimo 15 aprile rischiano di essere rinviatз a giudizio tuttз e 45. Per cinque di loro è stata anche contestata l’associazione sovversiva con finalità di terrorismo.

Come succede spesso in casi come questi, il potere tenta di agire in maniera meno rumorosa possibile, i media danno poco risalto alla notizia, e tutto rischia di finire nel silenzio.
Far chiasso, quindi, diventa l’unica arma a disposizione di chi vuole far valere le proprie ragioni. Un chiasso anche “visivo”, visto che A Foras ha organizzato un’iniziativa che chiama a raccolta illustratrici e illustratori, fumettiste e fumettisti.

Opera di Francesca Ledda
Opera di Luca Tuveri

Si chiama A Foras Challenge – IO C’ERO ed è un modo per partecipare, perlomeno virtualmente, al sacrosanto baccano che verrà sollevato da qui al 15 aprile.
Si tratta di creare un’opera sul modello di quella realizzata per l’occasione da Zerocalcare — la metafora rete e tenaglie è chiarissima — usando un template e postandola poi sui social usando gli hashtag #aforas e #aforaschallenge, insieme a una piccola spiegazione.
L’iniziativa si ispira a quella di Lucha Y Siesta, che ha avuto molta risonanza negli ultimi due anni.

A Foras invita anche (ma non è obbligatorio) a inviare una copia in alta risoluzione a [email protected]. Alcune opere potrebbero diventare delle stampe (previa autorizzazione dell’artista) da esporre o da vendere per finanziare l’attività.
Tutte le informazioni e il template si possono vedere e scaricare qui.
C’è tempo fino al 15 aprile.

Le istruzioni in italiano
Le istruzioni in sardo
Le istruzioni in inglese

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