A proposito di Arcani, nuovi vocabolari e sobbalzi sul posto: i Tarocchi dell’Inatteso di Sartoria Utopia

Sarà il futuro incerto o il capitalismo in crisi, saranno le conseguenze dell’Età dell’Acquario o la teoria del caos, sarà questo o sarà quello, eppure è un dato di fatto che ultimamente si faccia un gran parlare di Tarocchi e Arcani.

Ora, ci si può mostrare essere scettici o curiosi, amare solo l’oggetto grafico in sé oppure ascoltare il sottile canto delle sirene che esce dal mazzo mormorando «Scegli me, scegli me!». In ogni caso, a meno che qualcuno non si faccia colpire da un’orticaria intellettuale al solo suono della parola, è inevitabile che il fascino dei Tarocchi arrivi a segno. E a quel punto ci si dovrà armare di setaccio — come i cercatori d’oro nel Klondike — e vedere se si trova l’oro o solo poltiglia di fiume. Appartengono alla prima categoria, quella dotata di vera luccicanza 18K, i Tarocchi dell’Inatteso di Sartoria Utopia. Preziosi e in esemplari numerati.

Il mio presupposto è che ai Tarocchi vada restituito molto più che un semplice valore estetico o artistico: in circolazione esistono diversi mazzi belli (aldilà di quelli storici), ma molto spesso ci si ritrova a tenere in mano amabilissimi cartoncini dotati di una grammatura di anima pari a quanta ne possiede eventualmente una collezione di figurine dei calciatori. Ed è uno spreco (anche se chi lo scrive è abbonata allo Stadio).
Ai Tarocchi, agli Arcani, serve una qualità diversa, che vada oltre la gradevolezza bidimensionale. Il minimo sindacale? Un intento narrativo che funzioni. Le carte devono poter interagire prima di tutto tra loro e poi con il contesto, la vita reale e soprattutto con chi le maneggia in quell’istante («E che? Le figurine dei calciatori no?» direbbe qualcuno).

Sartoria Utopia, “Tarocchi dell’Inatteso” (courtesy: Sartoria Utopia)
Sartoria Utopia, “Tarocchi dell’Inatteso” (courtesy: Sartoria Utopia)

Che poi è così che sono nati i Tarocchi, si dice. Storie, gossip, la versione rinascimentale di Novella 2000, dove le dame, i cavalieri, i re e le cortigiane potevano rimandare alle vicende note, ma attraverso il filtro del simbolo si trasformavano in archetipi ideali. E più che del futuro si occupavano — come dirlo? — di Storytelling.
Ecco, ora che lo ho scritto, in questo preciso momento sento l’urlo di orrore di uno Spirito Guida che da qualche parte nell’universo si sta suicidando in un buco nero. È così ogni volta. Ma — mi perdonino la Papessa, l’Imperatrice e tutta la compagnia — il senso è che, anche se non è strettamente necessario che un mazzo parli muovendo le energie sottili o comunichi con la cabala, è fondamentale che possegga la velocità e il guizzo del mercurio sul pavimento per poter adempiere alla sua funzione. Che stia nelle immagini, nel sistema di lettura o in entrambi in ugual misura.

I 22 Tarocchi dell’Inatteso di Sartoria Utopia, che corrispondono agli Arcani Maggiori, nascono da un lavoro a quattro mani, quelle di Francesca Genti e Manuela Dago. E con un’ombra di senso colpa nel cuore dimentico che il lavoro è stato di sicuro molto più intrecciato e complesso di così e scrivo che Francesca — poetessa, autrice di libri e lettrice di Tarocchi — si è occupata della parte narrativa e testuale, mentre Manuela (autrice anche lei) ha curato quella visiva affidandosi al collage.
Qui è il momento di un profondo respiro. Deve essere tutt’altro che semplice assumersi il compito di interpretare in modo originale, non fine a se stesso, una tradizione di immagini così antica e pesante. Eppure il collage ha in sé questa possibilità: «Ho voluto scardinare l’iconografia classica» dice Manuela Dago e per poterlo fare si è lasciata guidare dall’intuito. Sappiamo molto di più di quel che crediamo di sapere, è evidente, ma questo è un altro intrigante capitolo. Che volendo si potrà approfondire direttamente con Sartoria Utopia, perché per la fine di febbraio (20 e 21 febbraio) in programma c’è Il gioco del futuro, un weekend di tre workshop online dedicati alla conoscenza dei Tarocchi e all’uso del collage per crearsi un proprio Arcano Maggiore.

Sartoria Utopia, “Tarocchi dell’Inatteso” (courtesy: Sartoria Utopia)
Sartoria Utopia, “Tarocchi dell’Inatteso” (courtesy: Sartoria Utopia)
Sartoria Utopia, “Tarocchi dell’Inatteso” (courtesy: Sartoria Utopia)

Anche a costo di ripetermi le carte non esistono veramente senza l’esperienza che fai con loro. E quindi anche con i Tarocchi dell’Inatteso prima di tutto ho provato a fare amicizia. All’inizio li ho sperimentati con circospezione sulle amiche, poi felice della loro soddisfazione ho azzardato una mini autolettura con la simpatica scusa di chieder loro cosa avrebbero preferito che scrivessi.

Ohibò, il responso è stato l’arcano della Morte. Mica pizza e fichi. Eccolo l’inatteso di cui sopra. La Morte, proprio quella che di solito si presenta con scheletro e tutto, anche se le sembianze in questo caso sono altre (potere del collage). Lo stesso Arcano della Morte che esce in Clèo dalle 5 alle 7 di Agnès Varda, da cui sono recentemente ossessionata (altro segno dell’Inatteso?)
Prima di desistere ho aperto il libretto che accompagna il mazzo e ho letto la spiegazione “… Il tuo compito sarà quello di imparare un vocabolario nuovo senza aver paura di sbagliare…” e mentre questo pensiero usciva galleggiando nell’aria come catturato dalla punta della bacchetta di Harry Potter, ecco la detonazione. Boom. Colpita e affondata.
Per ogni approfondimento di senso sull’Arcano della Morte vi rimando ancora a Sartoria Utopia, io non spoilero. Aggiungo solo qualche giorno dopo ho deciso di estrarre una seconda carta ed et voilà: la Morte per la seconda volta. Francesca, Manuela, Sartoria Utopia tutta, abbiamo bisogno di parlare.

Comunque quello di un Nuovo Vocabolario è uno dei punti fondamentali. Segni e significati. Che con una curva a radicchio sappiano aprire la strada all’inatteso nella nostra testa. Che si tratti di un’ispirazione, di un’idea o anche solo di due neuroni che si incrociano e si salutano. Abbiamo tutti gli elementi e il resto tocca a noi farlo. Non c’è nessuna Cloris che ti metterà in guardia dalla Luna Nera. O ti indicherà dove incontrerai il famoso sconosciuto alto, prestante e dai capelli neri (sempre lode a Woody Allen, You will meet a tall dark stranger, 2010). Tutto il resto sono cartomanti da televendita oppure è Matrix.

Sartoria Utopia, “Tarocchi dell’Inatteso” (courtesy: Sartoria Utopia)
Sartoria Utopia, “Tarocchi dell’Inatteso” (courtesy: Sartoria Utopia)

Perché concedersi a questi Arcani?
Perché c’è molto falso Inatteso in giro, a cui ci stiamo pericolosamente abituando. Da questo mazzo invece nascono di sicuro piccoli interessanti cortocircuiti. E se non succede allora riproviamo.

Perché NON concederseli?
Ragazzi, siamo seri. Abbiamo già mille cose da fare, scadenze da rispettare e obiettivi da contrassegnare. Ci manca solo che ci si metta a perdere altro tempo dietro al pensiero magico. Molto poco produttivo.

Sartoria Utopia, composta da Francesca Genti e Manuela Dago, si prende cura delle sue autoproduzioni dal 2012 realizzandole come piccoli libri “d’arte” cuciti a mano.
Oltre ai workshop che si possono trovare sul loro sito hanno in cantiere il lancio della collana L’ora d’aria, la loro prima collana di narrativa, in forma di racconto lungo. Sarà composta da diversi titoli, ognuno opera di una scrittrice o uno scrittore italiano contemporaneo (sia esordienti sia già consolidati). Insieme alla prima uscita, prevista per marzo, uscirà un concorso per un racconto lungo inedito il cui premio sarà la pubblicazione nella collana.

Sartoria Utopia, “Tarocchi dell’Inatteso” (courtesy: Sartoria Utopia)
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