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La bellezza involontaria delle macchine nel nuovo di libro di Alastair Philip Wiper

Nato ad Amburgo, in Germania, britannico ma danese d’adozione, il fotografo Alastair Philip Wiper è entrato nelle fabbriche, negli stabilimenti e nei cantieri di mezzo mondo — dai reattori nucleari danesi alle industrie tessili olandesi, dalle serre dove si coltiva cannabis alla distilleria di assenzio della Pernod, dalle fabbriche di marzapane e di salsicce a quelle di pianoforti e di macchine fotografiche, dalla “nursery” tropicale dei Royal Botanic Gardens di Londra agli enormi capannoni della Boeing.

Negli anni Wiper ha lavorato su commissione per riviste e quotidiani — Guardian, Esquire, New Scientist, Vice, Wired, Wallpaper*, Avaunt, Frame — oppure delle stesse aziende, realizzando ad esempio un affascinante pubblicazione sul design e la storia di Bang & Olufsen.

Alastair Philip Wiper, “Unintended Beauty”, Hatje Cantz, febbraio 2020 (courtesy: Hatje Cantz)

Negli scatti di Wiper la natura meccanica, artificiale, fredda e ripetitiva dell’ambiente industriale sembra rivelarsi sotto un altro aspetto, quello della bellezza, intesa come canone estetico. Bellezza che, sebbene non sia certamente tra le priorità di chi progetta spazi e macchine per la produzione e la ricerca, esce comunque fuori in quanto intrinseca a qualcosa che, semplicemente, funziona.

Secondo Marcelo Greiser — fisico teorico, astronomo e filosofo brasiliano — tale bellezza è nell’equilibrio.
«Attraverso prove ed errori, nel corso dei millenni, abbiamo appreso che una struttura ben bilanciata è essenziale per una funzione ottimale. Nell’equilibrio c’è bellezza e, si spera, vicinanza alla verità. Come espresso dai versi immortali di John Keats, “La bellezza è verità, verità bellezza” e la proporzione sembra essere la chiave di quella sorta di conoscenza segreta che combina un aumento dell’efficienza e della produzione e una bellezza non intenzionale, come se ci fosse una sorta di disegno divino in quei progetti che parlano direttamente e intimamente alla nostra sensibilità estetica», scrive Greiser nell’introduzione di Unintended Beauty, volume monografico dedicato al fotografo Alastair Philip Wiper.

Foto tratta da Alastair Philip Wiper, “Unintended Beauty”, Hatje Cantz, febbraio 2020 (courtesy: Hatje Cantz)

Pubblicato dall’editore tedesco Hatje Cantz, il libro raccoglie le migliori serie realizzate fino ad oggi dall’artista, accompagnate da un’intervista realizzata da Ian Chillag, conduttore di Everything is Alive, un podcast molto seguito dedicato agli oggetti inanimati.

209 pagine, tre copertine differenti tra le quali scegliere, Unintended Beauty si può acquistare online sul sito di Wiper, su quello dell’editore oppure su Amazon.

Foto tratta da Alastair Philip Wiper, “Unintended Beauty”, Hatje Cantz, febbraio 2020 (courtesy: Hatje Cantz)

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