Il giro del mondo in 80 alberi

In un bellissimo saggio di Oliver Sacks su Charles Darwin, apparso nella raccolta postuma Il fiume della coscienza, spicca una singolare dichiarazione d’amore del naturalista nei confronti della Drosera — una pianta carnivora che cresce tra Australia, Africa e Sud America —, dall’aspetto variopinto e vagamente minaccioso. Di lei Darwin scriveva:

«[…] è una pianta meravigliosa, o piuttosto dovrei dire un animale quanto mai sagace. La difenderò fino al giorno della mia morte».

In quella lettera il biologo britannico contestava le osservazioni del suo amico e collega Asa Gray, convinto che le piante non provassero sentimenti, né potessero dunque dirsi dotate di apparati cerebrali e digestivi come gli animali. Da questo interessante dibattito scientifico e letterario molte cose sono cambiate. Oggi non solo sappiamo con certezza che le piante hanno un’importanza più che cruciale all’interno del nostro ecosistema; ma anche che sono del tutto in grado di pensare. Da milioni di anni gli organismi vegetali continuano a sviluppare nuovi e complessi sistemi di adattamento e riproduzione, cercando di stare al passo con le obbligatorie evoluzioni cui li abbiamo costretti, non sempre con delicatezza.

Jonathan Drori, Lucille Clerc, “Il giro del mondo in 80 alberi”, L’Ippocampo, 2018 (courtesy: L’Ippocampo)

Il giro del mondo in 80 alberi, pubblicato da L’ippocampo, è un libro raffinato a metà tra il manuale, il testo scientifico e la narrativa, in cui si riflette su questo aspetto e in cui si parla di botanica, attraverso l’elencazione di alcuni alberi che popolano il nostro pianeta, scelti tra i più preziosi, strani o famosi. L’autore, Jonathan Drori, è stato per quasi dieci anni amministratore fiduciario del Royal Botanic Garden di Kew, e oggi è ambasciatore del WWF e co-fondatore della Thoughtsmith Ltd, una società di consulenza che sviluppa strategie di sensibilizzazione e impegno pubblico, tecnologia digitale, istruzione, media, ingegneria, scienza e cultura.

Nel suo libro – illustrato dalla superba disegnatrice francese Lucille Clerc –, Drori mappa alberi e piante secondo le loro caratteristiche morfologiche principali (longevità, altezza, metodi di riproduzione), e li racconta attraverso gli usi che se ne sono fatti nel tempo grazie alle loro proprietà medicinali o ornamentali, ricordandone anche l’importanza come elementi di aggregazione sociale. Così scopriamo che oltre a proteggere dal malocchio e dalla stregoneria, le betulle sono state impiegate per secoli per la produzione di chewingum, o che gran parte dei palazzi veneziani è tutt’oggi costituita in larga parte da legno di ontano.

Tavola tratta da “Il giro del mondo in 80 alberi”, di Jonathan Drori, illustrazioni di Lucille Clerc, L’Ippocampo, 2018 (courtesy: L’Ippocampo)
Tavola tratta da “Il giro del mondo in 80 alberi”, di Jonathan Drori, illustrazioni di Lucille Clerc, L’Ippocampo, 2018 (courtesy: L’Ippocampo)

Sotto gli alberi si è vissuto e pregato: ancora oggi in India le donne in cerca di fertilità intrecciano corde intorno al tronco del pipal, una particolare varietà di fico, esprimendo devozione alla dea Lakshmi; e lo yaupon era usato come bevanda dalle tribù indigene degli Stati Uniti che organizzavano veri e propri baccanali consumando infusi di questo particolare tipo di agrifoglio.

Se si pensa a un albero particolarmente resistente non si potrà che nominare il platano (che quando si incrocia diventa tanto forte da sopportare lo smog); oppure l’acacia, che è in grado di diventare più forte e resistente se sottoposta ad attacchi frequenti. I cipressi londinesi in passato sono stati responsabili di vere e proprie «risse per la luce perduta», a causa del loro largo impiego nei sobborghi, dove le staccionate per proteggersi dagli sguardi dei vicini erano vietate al di sopra dei due metri, e per questo la gente era costretta a ricorrere a rimedi più naturali.

Tavola tratta da “Il giro del mondo in 80 alberi”, di Jonathan Drori, illustrazioni di Lucille Clerc, L’Ippocampo, 2018 (courtesy: L’Ippocampo)

Nel Medioevo molti processi si svolgevano sotto i tigli, poiché era credenza comune che sotto questi alberi la gente fosse indotta a dire la verità. Della mora, Shakespeare scriveva: «Non regge ad esser toccata» – e infatti era prevista la pena di morte per chiunque contrabbandasse bachi da seta o semi di gelso. Masticare semi della palma di Betel sembrerebbe aver portato a scurire i denti: una caratteristica che non solo ha creato nuovi curiosi canoni di bellezza, ma ha anche incoraggiato la progettazione di dentiere nere. E infine, la Dracena, se incisa, produce gocce di resina di colore rosso chiamato «sangue di drago», che nel Seicento aveva proprietà curative e veniva impiegato nei filtri d’amore.

Tavola tratta da “Il giro del mondo in 80 alberi”, di Jonathan Drori, illustrazioni di Lucille Clerc, L’Ippocampo, 2018 (courtesy: L’Ippocampo)

Ma Il giro del mondo in 80 alberi è anche e soprattutto un inno all’ecologia, in cui si indagano vari aspetti di criticità ambientale. E non a caso la parola «colonizzazione» ricorre spesso, nel libro, che stimola una riflessione sui cambiamenti del nostro ecosistema sempre più minacciato dallo sfruttamento massivo, e sui possibili interventi di preservazione di tutte le specie vegetali da cui dipende la salute del pianeta. Questo libro intelligente e prezioso ci ricorda la vastità della bellezza che ci circonda, incoraggiandoci a difenderla e proteggerla, nelle sue affascinanti e spesso sconosciute, stupefacenti diversità.

Tavola tratta da “Il giro del mondo in 80 alberi”, di Jonathan Drori, illustrazioni di Lucille Clerc, L’Ippocampo, 2018 (courtesy: L’Ippocampo)
Tavola tratta da “Il giro del mondo in 80 alberi”, di Jonathan Drori, illustrazioni di Lucille Clerc, L’Ippocampo, 2018 (courtesy: L’Ippocampo)