Bustine di zucchero di Umorismosenzafiltri (courtesy: Riccardo Ciunci)

Il lato B dei creativi pubblicitari: Riccardo Ciunci

Ogni giorno un creativo pubblicitario si sveglia e sa che dovrà correre con la sua mente, attivando la modalità… pensiero laterale. Ogni giorno, puntualmente, il contesto lavorativo prova a castrare la creatività e così, a volte, alcuni temerari decidono di rivoluzionare la propria vita passando al lato B: il lato dei 45 giri che pochi ascoltavano, molti snobbavano, ma che in realtà nascondeva delle chicche insolite perché, in quello spazio, gli artisti erano liberi da ogni aspettativa.

Allo stesso modo, andremo a conoscere il lato B dei pubblicitari che hanno deciso di vivere creativamente felici e contenti, in agenzia o fuori.

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Nella spietata giungla pubblicitaria esiste una specie rara, ormai in via d’estinzione, che viene comunemente chiamata “il creativo felice”: Creativuum Beatum.
Di esemplari del genere se ne sono visti tanti nel nostro Paese, in particolare negli anni ’80: abbiamo assistito alla loro proliferazione tra ricchezze materiali, giochi di parole e comunicazione nonsense generando divertentissimi e oggi improbabili tormentoni alla “Sfrizzola il velopendolo” e “Titilla la papilla”.

I pubblicitari anni che furono si sono moltiplicati a dismisura, ma molti non erano realmente dotati e preparati per sopravvivere ai cambiamenti delle condizioni ambientali/sociali/economiche e col tempo si sono estinti.
Tra le nuove generazioni ritroviamo il creativo felice contemporaneo come colui che non si lascia addomesticare dal mestiere, ma che fa della sua vera natura il valore aggiunto.
Se poi il valore aggiunto è scoprire di avere una spiccata predisposizione all’umorismo… meglio ancora.
Ora, dopo tale premessa, siamo pronti a conoscere il lato B di Riccardo Ciunci.

Campagna pubblicitaria per Hairshopeurope.com, 2017, premiata da Le Gars de la Pub
© Riccardo Ciunci

Classe 1980, faccia da bravo ragazzo. Leggero accento marchigiano che sfodera in momenti di eccessiva sincerità. Entusiasmo bambino che tira fuori soprattutto se parla del suo lavoro e della creatività. Vena polemica e lingua pungente quando si rende conto che non c’è abbastanza meritocrazia. Voce radiofonica e immancabile fischiettio. Prima di partire con l’intervista, mi dà il benvenuto fischiando la sigla di Ritorno al Futuro.
Ottimo incipit direi.

Riccardo è un copywriter contento, i giochi di parole fanno parte della sua natura, anche quando parla del più e del meno ci mette del suo.
Di solito mi saluta così: «Ciao Lud Van Nistelrooy, come va?»
E io, ovviamente, rispondo a tono: «Ric, tutt a Boston».
Insomma, la conversazione degli assurdi. Ma torniamo al suo percorso.

Campagna pubblicitaria per VW Repair Service, 2015, premiata agli Italian NC Awards
© Riccardo Ciunci

Nel 2005 approda a Milano per seguire l’Accademia di Comunicazione, un master che lo fa entrare in una delle migliori agenzie internazionali, la DDB, dove Riccardo vivrà l’esperienza più tosta e formativa della sua carriera.
Inizia a cimentarsi con il mondo dell’automotive, le sue parole e le sue idee creative si materializzano in campagne pubblicitarie per Volkswagen.
Il buon Ric sembra aver trovato la giusta strada sulle quattro ruote. Definisce il suo stile, il suo humor diventa sempre più raffinato sino ad avvicinarsi a quello inglese. La sua ironia più spicciola e le sue irresistibili freddure vengono fuori, magari non in un annuncio stampa ma nella vita lavorativa di tutti i giorni.

«Lo humor per me non è un esercizio stilistico o una tecnica da applicare nel lavoro, ma un atteggiamento. È un approccio alla vita, anche se non è costante.
Funziona quando sei incazzato nero e stressato, ti aiuta davanti alle persone che non conosci e ha la capacità di influenzare positivamente chi ti sta attorno.
È chiaro che da solo non basta. Non puoi prendere tutto alla leggera, tutti i giorni».

Campagna per Tennistavolo Senigallia, 2015, premiata da Bestads
© Riccardo Ciunci

Ma, aggiungo io, di sicuro è un buon anti-veleno quando il sangue ti sta per diventare amaro, perché i clienti ti bocciano un’idea o trattano male il tuo lavoro: accartocciandolo per poi bruciarlo, sputando fuoco dalla loro bocca. Del progetto originale, resta cenere e a volte ti chiedono pure di spolverare. (Avete mai incontrato clienti sputafuoco?)

«Mi piacerebbe vedere più humor nel nostro settore. Molti provano a imitare i Monty Python — uno storico gruppo comico inglese — ma secondo me è importante trovare la propria identità. L’ironia dovrebbe pervadere tutta la nostra vita, soprattutto quella lavorativa che è la più pesante».

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Campagna per Associazione Onlus Tom&Jerry, 2016
© Riccardo Ciunci

Mi vuoi dire che quando lavoravi 15 ore al giorno, comunque non perdevi il sorriso?

No, lo perdevo. A parte gli scherzi, c’è stata una fase in cui lo stress misto alla quantità di lavoro hanno avuto la meglio ed è stato proprio in quel momento che ho iniziato un percorso graduale, quasi provvidenziale sullo humor che nel corso degli anni si è affinato.
Lo stress lavorativo è stato la spinta a sfogarmi in altro. Era come se mi trovassi in una gabbia, senza via d’uscita. L’umorismo, l’ironia e il divertimento mi hanno permesso di prendere aria, liberandomi dal peso della quotidianità.

Ti ricordi un momento preciso in cui c’è stata la svolta? Hai messo in pratica il tuo lato B?

Era il 2011, mi trovavo in M&C Saatchi con ritmi di lavoro impressionanti, quando è cambiato tutto. Mi sono allontanato dall’agenzia, diventando freelance e nello stesso momento ho iniziato a creare un format umoristico con giochi di parole e battute.
Con il tempo, si sono affinati linguaggio e pensiero. L’obiettivo non era più quello di farti ridere subito, ma di suscitare una sorta di divertimento mentale che va da: Maguarda questo che puttanata ha scritto a… che battuta intelligente.
Mi piace lo humor profondo, anche se a volte non resisto e sparo frasi tipo: Se non digerite il piccione, vi consiglio un canarino oppure Che nel deserto faccia caldo, non ci piove. Quando scrivo per diletto, non ho regole.

Bustine di zucchero di Umorismosenzafiltri
(courtesy: Riccardo Ciunci)

Come hai iniziato a mostrare il tuo Lato B?

Ho creato un blog, dove postavo frasi e freddure. E da lì è iniziato tutto.
Le mie frasi si sono trasformate in bustine di zucchero — si trovano al Museo dello Zucchero di Monferrato — promocard, libri, magliette, segnalibri, tovagliette di carta, ma soprattutto sono diventate il mio miglior biglietto da visita per il lavoro di copywriter.
Molte agenzie, nel mio percorso da freelance, mi hanno contattato proprio perché colpite dallo humor delle mie freddure.

Insomma, è iniziato tutto per gioco e in parte lo è rimasto.

Non vivo di questo, l’ho sempre vista come un’attività che sostiene e supporta la mia libertà creativa, mi libera il cervello. È come una cura. Ogni giorno scrivo una freddura, ma non a caso: mi pongo una sfida personale scegliendo un tema preciso e dandomi un tempo limite. E quando ne creo una, provo una gioia infinita.
È un po’ come il lavoro di un artista che è libero di fare quello che vuole, in questo caso mi sento così. Anche se sono semplicemente delle battute… non sono sculture.

© Riccardo Ciunci

Cosa ami del tuo lavoro da Copywriter?

Amo la sensibilità di cui devi essere dotato per approcciarti a mondi diversi dal tuo e per entrare in connessione/comunicazione con milioni di persone alle quali parli.
Un libro che mi ha segnato quando mi sono avvicinato a questo mondo è stato: Copywriter. Mestiere d’arte di Emanuele Pirella. Sono rimasto affascinato dai grandi del passato che hanno fatto la storia della pubblicità italiana.

Qual è il tuo motto?

Una frase che mi ispira e incoraggia ogni giorno nel mio lavoro è Meno test, più testicoli di Jacques Séguéla, uno dei più grandi pubblicitari al mondo.
Il coraggio nel cambiare le cose è sempre la strada da seguire sia che si tratti di una campagna pubblicitaria, meno cervellotica e lontana dai test di marketing, sia della voglia di osare per migliorarsi in tutto quello che si fa.

© Riccardo Ciunci

Da cosa nasce lo humor?

Lo humor è fare il solletico al cervello. Non è uno stile da applicare o una fase del lavoro, ma è un approccio. Basta guardare Woody Allen.
Uno spot di Cannes di qualche anno fa recitava: più cose vedi, più cose crei. La stessa cosa riguarda lo humor. Per me l’intrattenimento è curiosità allo stato puro.

Qual è il più grande complimento che ti hanno fatto?

Uno dei pubblicitari più importanti in Italia, che ai tempi fu il mio capo, mi disse che il mio stile era riconoscibile con lo humor inglese.

Il libro “Il fatto che batta su una tastiera non ti autorizza a chiamarmi puttana”, Bookabook, 2018
© Riccardo Ciunci

E per chiudere con una risata: la tua frase umoristica alla quale sei più affezionato?

Beh sicuramente è una delle prime… che mi diverte tuttora.
La vongola col vino rosso cozza.

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Seguite l’Umorismosenzafiltri di Riccardo su Instagram.
In libreria e online trovate il libro di freddure Il fatto che batta su una tastiera non ti autorizza a chiamarmi puttana.

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