Kielder Water, il più grande lago artificiale del Regno Unito. Venne creato nella regione del Northumberland settentrionale tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

È qui che questa volta David Almond decide di ambientare una nuova storia, La diga, edito in Italia da Orecchio Acerbo, e non lo fa in maniera del tutto casuale o misteriosa, ma guidato da una motivazione tangibile e reale. La storia che andremo a leggere è la stessa che gli hanno narrato i due dedicatari del libro: Mike e Kathryn Tickell. Sono loro ad avergli trasmesso quello che ritroveremo così finemente delineato su queste pagine, perché lo hanno vissuto in prima persona molto tempo fa.

David Almond, Levi Pinfold, “La diga”, Orecchio Acerbo, novembre 2018
(fonte: orecchioacerbo.com)

Ad affiancare Almond, alle illustrazioni, Levi Pinfold, che avevo già conosciuto per un libro pubblicato da Terre di Mezzo editore dal titolo Cane nero, una storia dai risvolti surreali che finivano per influenzarne in parte anche il suo linguaggio.
Noto per il suo albo illustrato dedicato alla vita di Django Reinhardt, Pinfold ha da poco trasposto visivamente Harry Potter e la pietra filosofale e Harry Potter e la camera dei segreti per il ventennale della prima edizione Bloomsbury dei romanzi.

Ne La diga, non possono non saltare agli occhi le sue influenze più classiche. Mi sto riferendo a Bruegel e ai pittori romantici. Lo stesso Almond afferma di essere rimasto senza fiato di fronte alle sue tavole.
È la stessa sensazione che ho provato io, e penso proverete anche voi se vi lascerete guidare all’interno di questa storia sospesa e oltre ogni convenzione temporale, tanto da apparirci come una leggenda.
Eppure.
Eppure il richiamo al tempo è continuo. È un tempo che si consuma, contro il quale ci si para, ma non ci si oppone. Il suo lento fluire è il lento fluire delle acque del Kielder Water. Contro le quali non si può far scudo.

David Almond, Levi Pinfold, “La diga”, Orecchio Acerbo, novembre 2018
(fonte: orecchioacerbo.com)

La svegliò presto.
“Porta il violino” le disse.
Stava facendo giorno.
Si incamminarono lungo la valle.

C’è una palpabile elettricità nell’aria. Qualcosa, di grave portata, sta per accadere. Davanti ai nostri occhi: nebbia fitta di brughiera, che accoglie, ed inghiotte persino, che attenua i rumori e riduce al silenzio.

“Questo sparirà” le disse.
“E anche questo”.
“E questo verrà spazzato via”.
“E questo non lo si vedrà mai più”.

La diga era quasi finita.

David Almond, Levi Pinfold, “La diga”, Orecchio Acerbo, novembre 2018
(fonte: orecchioacerbo.com)

L’acqua finirà lentamente per ricoprire ogni cosa. Paesaggi, case, persino animali.
Difficile è non stabilire un richiamo a Il sogno del Nautilus, l’opera precedente di David Almond. E forse anche ad una pagina drammatica della nostra storia e alle sue tragiche conseguenze quale è stata il Vajont.
Almond, come sempre avviene, non lo dice apertamente, ma lo suggerisce.

Quanto siamo capaci di sacrificare in nome del progresso?
Quanto siamo in grado di accettare di estirpare, recidere, sdradicare?
A quanto siamo in grado di rinunciare per costruire, ergere, innalzare, edificare?
Quale prezzo vogliamo pagare e abbiamo già pagato?
Sono domande al quale il lettore è chiamato costantemente a rispondere, seguendo il viaggio di due figure che muovono i loro passi in una scena deserta e struggente.
Anche se, per contro, questo destino appare accettato con rassegnata ineluttabilità.

David Almond, Levi Pinfold, “La diga”, Orecchio Acerbo, novembre 2018
(fonte: orecchioacerbo.com)

Questa volta, rispetto a Il sogno del Nautilus a cantare un mondo che è destinato a non esserci più, sono un padre ed una figlia. Che vagano di casa in casa, ricordandone gli abitanti e riportandone alla luce la memoria attraverso gli unici mezzi che hanno: la loro voce e il loro violino.

“Adesso suona.
Suona per tutti quelli che se ne sono andati
e per tutti quelli che ancora devono venire.
Suona, Katryn, suona”.

“Canta, papà, canta.
Balla, papà, balla”.

David Almond, Levi Pinfold, “La diga”, Orecchio Acerbo, novembre 2018
(fonte: orecchioacerbo.com)

Sotto le nostre dita e ai nostri occhi scorrono le pagine più elegiache e poetiche di questo meraviglioso albo. La musica si fa palpabile, quanto il ricordo. Lo stesso Almond ha detto che Pinfold ha trovato un modo tutto suo per tradurre la musica in immagini e lo ha fatto in una maniera assai potente. È vero, è proprio così.

“Gli uccelli sentirono. La terra sentì. Gli alberi sentirono. Gli spettri sentirono. Il giorno stava imbrunendo. Lasciarono la valle”.

David Almond, Levi Pinfold, “La diga”, Orecchio Acerbo, novembre 2018
(fonte: orecchioacerbo.com)

Il viaggio di commiato di questi due compagni si conclude, insieme alla loro missione di cantori di un mondo destinato all’oblio sotto una coltre d’acqua.

Eppure Almond non si ripiega su una cupa visione della realtà. Per un mondo che scompare, ce n’è un altro che è destinato a sopravvivere. È quello della musica, della sua forza evocatrice e del suo segreto potere, come di ogni forma d’arte, di recare in dono l’eternità.
La testimonianza di chi si fa traccia e orma, è in grado di portare con se l’intensità di uno sguardo che tutto ha visto e che non vuole che la storia si ripeta, ancora una volta. Forse.
Questo è l’augurio che trapela da queste bellissime pagine.

David Almond, Levi Pinfold, “La diga”, Orecchio Acerbo, novembre 2018
(fonte: orecchioacerbo.com)

La diga di David Almond