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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018

La fioraia: il primo albo illustrato di Luca Di Sciullo

Una panoramica sui tetti di una città in apparenza dormiente, ma una città che, come tutte le città, si affretta, rincorre, incalza, pressa, spiccia, velocizza.
E allora è facile lasciarsi trascinare da un ritmo che non ci corrisponde e che rischia di spingerci al limite, di disperderci, persino di alienarci.

Occorre creare per sé nuovi rituali, a contrastare quelli della ben più rigida quotidianità, nuove pratiche che possano riconciliarci col tutto, con la vita che viviamo, con quella che a volte non abbiamo scelto.
È il caso del protagonista di una delle ultime pubblicazioni di Topipittori, La fioraia, opera prima del giovane Luca Di Sciullo, diplomatosi alla Scuola del Libro di Urbino e all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018

Figura simbolica di un viaggio interiore ed emotivo, il protagonista non ha nome. Si sa solo che dopo il lavoro ama passeggiare per la città in cerca di nuovi luoghi da esplorare. Ma alle sei e mezza di un venerdì sera di primavera decide di fare una sosta, per estraniarsi dal fragore metropolitano, in un piccolo giardino comunale. La realtà che lo circonda è di palese degrado ma egli sembra quasi non accorgersene e sprofonda in un dormiveglia cullato dal verde e dal tepore del sole. Fino a che non riconosce il gracchiare di una gazza ladra fra il brusio del traffico e si chiede cosa attiri la sua attenzione.

Ci sono momenti fortuiti in cui il tempo sembra dilatarsi all’infinito e allora si può cominciare a respirare più lentamente e lasciarsi guidare da flussi interiori che nulla hanno a che fare con quelli dell’abitudine che preme. Momenti in cui sembra che tutto il nostro essere confluisca nello sguardo e in noi si amplifichi la capacità di cogliere ogni minimo dettaglio. E ciò parrebbe avvenire proprio quando smettiamo di “cercare”, ma ci poniamo in una condizione di osservazione/ascolto.

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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018

Questa è l’esperienza che coglie il protagonista di questo albo illustrato nel momento in cui entra in contatto con l’altro personaggio chiave della storia, ovvero la fioraia ed il suo mondo, così vicino alla metropoli eppure così al riparo dai suoi schiamazzi e dalle sue regole.

«Capisco quello che cerco: una pianta verde senza fiori, che rispecchi la mia natura».
Ogni tavola si trasforma per noi in una “soggettiva” (per usare un linguaggio cinematografico). Gli occhi del protagonista si posano sulle piante, su un paio di vecchi sandali, sugli oggetti presenti sul bancone della fioraia (giocattoli rotti e riassemblati), sui suoi gesti, sui suoi figli, su quello che di abbandonato giace lì attorno, e infine sull’edera nella quale si è riconosciuto.
Con un sapiente espediente visivo sembra quasi che i frammenti dell’io del protagonista si ricompongano nel momento in cui ne saggia il profumo.

Il tratto di Luca Di Sciullo è delicato ma deciso, l’atmosfera è sospesa. Solo i colori in acquerello paiono voler scivolare via da un momento all’altro.
Il protagonista, da parte sua, è riuscito a trovare un altro piccolo rifugio da una città che ora sembra talmente poco minacciosa da assumere i contorni di una statuina giocattolo.
Un albo che è a sua volta un piccolo rifugio in cui respirare poesia.

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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018
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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018
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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018
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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018
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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018
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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018
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Luca Di Sciullo, “La fioraia”, Topipittori, marzo 2018
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