«Penso ai miei libri come romanzi vittoriani accartocciati»
Edward Gorey (1925-2000)

È difficile classificare l’opera di Edward Gorey, uno dei massimi geni del mondo dell’illustrazione, anche se — purtroppo — ancora non sufficientemente noto in Italia e, forse, anche a livello internazionale. Ma ugualmente amato in maniera profonda da chi abbia la fortuna di conoscerlo, siano essi adulti o bambini (non nascose mai di non amarli particolarmente e si stupiva del successo riscosso fra loro), e che molti ha influenzato a livello artistico: primo fra tutti — verrebbe da dire — Tim Burton.

L’attività di uno scrittore e illustratore americano — per assonanze artistiche e ispirazioni ideali venne spesso creduto inglese — il quale, in maniera straordinaria, ha saputo costruire un immaginario allo stesso tempo macabro ed essenziale, sublimato e rarefatto, misterioso e affascinante.

Karen Wilkin, “Raffinati Enigmi, l’arte di Edward Gorey”, Logos, 2011

Un mondo abitato da uomini baffuti bizzarramente minacciosi, anziane signore sottili come giunchi, bambini vestiti alla marinara, cameriere in grembiulino, patriarchi in vestaglia, animali antropomorfi, oggetti animati, creature inquietanti, gatti funamboli. Un microcosmo “fine de siècle”, claustrofobico e non-sense. All’interno del quale si consumano, come sulle scene di un teatrino di posa, misfatti, tragedie, omicidi, disgrazie spinte all’eccesso. Ma nel quale tutto viene tratteggiato con la massima compostezza e il più beffardo distacco. E al quale noi siamo chiamati ad assistere, ritrovandoci privi di difese, riportati a turbamenti improvvisi che giungono dritti dalla nostra infanzia e che credevamo messi a tacere da tempo.

Purtroppo, della stragrande maggioranza dei suoi scritti (oltre un centinaio), pochissimi sono stati pubblicati nel nostro paese.
L’unica casa editrice che abbia avuto il coraggio di dare spazio alle opere di un autore così fuori dagli schemi, è stata Adelphi, che per la sua collana Cavoli a merenda ha curato: I piccini di Gashlycrumb (un piccolo classico), L’arpa muta, ovvero Mr. Earbrass scrive un romanzo (la sua opera prima), La bicicletta epiplettica, L’ospite equivoco, Gattegoria e Un bellissimo orologio (testi di Muriel Spark). Oltre alla Alet edizioni, che ha pubblicato I dodici incubi del Natale (per i testi di John Updike).

Karen Wilkin, “Raffinati Enigmi, l’arte di Edward Gorey”, Logos, 2011

La Logos, invece, qualche anno fa ha dato alle stampe una preziosa raccolta dal titolo Raffinati Enigmi, l’arte di Edward Gorey, che ha visto la luce in occasione della più grande mostra itinerante dedicata, curata dal Brandywine River Museum.
È proprio attraverso questa ideale monografia che abbiamo accesso ad una visione d’insieme della sua attività di autore ed illustratore.

Un lungo saggio firmato da Karen Wilkin, massima conoscitrice di Gorey, oltre che sua amica (e contributor per New Criterion, Art in America e Wall Street Journal), ci introduce al volume e ci permette, allo stesso tempo, di penetrare nel suo universo, grazie ad una lucida descrizione della sua personalità, un’analisi scrupolosa delle sue tavole, ed una chiara riflessione che ci svela parte delle sue influenze.

Karen Wilkin, “Raffinati Enigmi, l’arte di Edward Gorey”, Logos, 2011

Dalle coreografie di George Ballachine, al cinema muto (in particolare quello di Louis Feuillade), da Hokusai ai poster francesi Art Noveau, dai romanzi di fine ottocento-primi novecento (che egli divorava incessantemente) alla parodia delle favole moraleggianti per ragazze, da fatti di cronaca realmente accaduti, a Lewis Carroll ed Edward Lear, veri beniamini di Gorey e maestri di nonsenso vittoriano.
Anche se, di fatto, non c’era argomento che si sottraesse alla sua curiosità eclettica ed insaziabile.

Il volume si struttura, poi, progressivamente, in tre capitoli, interamente dedicati alle sue immagini: I libri di Edward Gorey, che offre una panoramica dei suoi più celebri lavori; I libri di altri autori, per i quali Gorey ha curato le illustrazioni (molto breve, ma che comprende Il libro dei gatti tuttofare di T.S. Eliot, datato 1982); Altre opere, costituito pressoché unicamente da un piccolo frammento del suo materiale inedito, costituito dalle buste delle lettere decorate nel 1948, durante il suo soggiorno ad Harvard, e inviate alla madre, sulle quali le figure umane già lasciavano presagire lo stile che lo avrebbe portato, poi, alla maturità.

Raffinati enigmi non sarà la chiave per risolvere il mistero-Gorey, ma è sicuramente in grado di offrirci un mezzo per cogliere una parte del suo oscuro, immenso talento.

Karen Wilkin, “Raffinati Enigmi, l’arte di Edward Gorey”, Logos, 2011

Karen Wilkin, “Raffinati Enigmi, l’arte di Edward Gorey”, Logos, 2011