Ci sono luoghi dell’anima. Luoghi che prendono posto dentro di noi, a volte senza neppure averli visitati. E nel tempo si sedimentano di suggestioni, personaggi mitici o persone reali, artisti che hanno saputo emozionarci, leggende che abbiamo ascoltato, ritrovandoci bambini.

Questa è per me la Sardegna, che per una serie di motivi inesplicabili e ancestrali esercita un profondo richiamo. Al suo centro, figure circonfuse di un’aura speciale. Fra queste Maria Lai. In grado di legare montagne [vedi la sua più celebre installazione: Legarsi alla montagna, 1981, Ulassai, ndr] e di creare universi attraverso pani, pietre, e libri cuciti. Storie la cui trama si compone sulla stoffa filo per filo, a rielaborare racconti antichi tessendoli con cura sapiente. Volumi e opere che sono in grado di contenere l’origine del mondo.

“La capretta”, libro cucito da Maria Lai
(fonte: Topipittori)

La capretta, ne è un esempio: narrazione popolare, che si può rintracciare negli scritti di Salvatore Cambosu, che di Maria Lai fu maestro e con cui instaurò negli anni un rapporto di profonda amicizia.

La leggenda fu elaborata e rielaborata dalla stessa Lai ed ora è riproposta dalla casa editrice Topipittori nell’albo Il campanellino d’argento. Co-autrice: Gioia Marchegiani, illustratrice e pittrice, diplomata in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma e co-fondatrice dell’associazione culturale Semidicarta, per la quale svolge laboratori di promozione alla lettura e attività didattico-creative.

Maria Lai, Gioia Marchegiani, “Il campanellino d’argento”, Topipittori, settembre 2017
(fonte: Topipittori)

La Marchegiani ci introduce alla storia già dai risguardi, orditi e intrecciati secondo le trame della tradizione sarda (tessuti e ceste a forma di corbula). Perché la Sardegna irrompe da subito sulle pagine, parte essenziale di un racconto che si sostanzia di terra e di pietre e di scorci a picco sul mare. E non potrebbe essere altrimenti.

C’era una volta un’isola
…un’isola a forma di piede.
Un’isola di pietre, sassi,
cespugli e alberi.
Abitata da poeti e attraversata dal vento.

Maria Lai, Gioia Marchegiani, “Il campanellino d’argento”, Topipittori, settembre 2017
(fonte: Topipittori)

Le tavole — che rappresentano in maniera così potente ed espressiva un paesaggio egualmente intenso, battuto dal maestrale — si susseguono a schizzi che ritraggono la vegetazione, la natura, ed elementi della tradizione popolare. Il segno della Marchegiani si sovrappone a quello del pastorello, che così occupa il suo tempo – disegnando – mentre conduce al pascolo la sua capretta.

Il campanellino (che compariva già sul frontespizio del libro) si rivela il vero protagonista della storia. Strumento che nella pratica permette di non perdere di vista la capretta e, in una dimensione ideale, consente di mettere in atto il processo dell’arte, punto focale di tutto perché è grazie all’arte che, secondo l’artista di Ulassai, si può raggiungere l’autentica felicità.

Maria Lai, Gioia Marchegiani, “Il campanellino d’argento”, Topipittori, settembre 2017
(fonte: Topipittori)

Ed è proprio l’arte che in un primo momento guiderà il pastorello nella scelta tra i doni/desideri, all’interno della “grotta del destino” (luogo fisico e scaturigine immaginifica della storia). E poco importa se cambierà idea, se sembrerà dover mutare la propria sorte per sua stessa scelta avventata.
È questo che ci suggerisce il finale elaborato da Maria Lai, alternativo a quello della leggenda.

Da segnalare: sul sito di Topipittori la stessa Marchegiani descrive il viaggio che l’ha portata alla costruzione di questo splendido albo illustrato.