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Kintsugi: l’arte giapponese di riparare ceramiche rotte, e un kit per praticarlo

Via, buttiamo via tutto. Rotto, scalfito, ammaccato, sbrecciato, lesionato. Via tutto e subito a comprare un sostituto. Così funziona ora alla nostre latitudini. Qualche decennio o secolo fa, forse, si riparava e quando si riparava si faceva di tutto per camuffare, perché la riparazione passasse inosservata.

In Giappone da almeno cinquecento anni esiste invece un’arte che esalta la riparazione, si chiama kintsugi e, almeno stando a quanto afferma Muneaki Shimode, un giovane artigiano da Kyoto che la pratica, trova il suo fondamento nell’estetica wabi-sabi: l’accoglimento, l’accettazione della bellezza imperfetta, impermanente e incompleta.

金 継 ぎ con kin che significa “oro” e tsugi “mezzo per collegare” è l’arte di riparare con l’oro ed è tradizionalmente utilizzata per riparare ceramiche usando una lacca speciale mescolata con oro, argento o platino.
La tecnica di riparazione non maschera ma accentua la rottura.

Anche in Giappone però il ricorso a questa tecnica tradizionale è andato via via diminuendo negli anni e sono sempre meno gli artigiani esperti in grado di eseguirla, forse perché come afferma Shimode non si guadagna moltissimo, ma — come dimostra il workshop londinese (che potete vedere nel video) — ora è di nuovo al centro di un rinnovato interesse, non solo in Giappone.
Si possono perfino trovare kit domestici per imparare ad eseguirla.

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