Viva Arte Viva: com’è la 57ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia?

«L’arte è sempre arte anche se non si vende»
Christine Macel intervistata da Repubblica

Il sole picchia a Venezia ed i turisti vanno in giro in bikini fregandosene delle regole della città più bella del mondo. Il mondo dell’arte è qui fin dai primi di maggio, ma ufficialmente la 57ª Esposizione Internazionale d’Arte che tutti conoscono come LA BIENNALE apre al pubblico il 13 maggio.
Com’è? Vale la pena?

La curatrice è Christine Macel, lavora per il Centre Pompidou a Parigi. Nella sua carriera ha curato, in Italia, prima di questa edizione d’arte della Biennale, Nel Mezzo del Mezzo. Arte contemporanea nel Mediterraneo al museo RISO di Palermo.
Francese, curatrice attenta al contemporaneo ed a quelle che sono le contaminazioni tra arte e tecnologia ed arte e scienza, ci presenta 120 artisti di cui 103 sono alla loro prima Biennale, evento molto raro considerando il palcoscenico di cui dispone questa rassegna, con gli occhi del mondo puntati addosso. Ma è proprio ciò che mi piace di questa edizione: la curatrice fa un lavoro che riporta l’artista al centro di tutto fregandosene del mercato, dei mercanti, dei collezionisti e del potere dei galleristi. Lei ha deciso di fare una Biennale per gli artisti che parli degli artisti, delle loro opere e dell’arte.
Bello, no?

Ingresso Biennale padiglione centrale, Giardini
(foto: Francesco Liggieri)

Ha ideato nove Trans-padiglioni (idea già adoperata da colleghi precedenti con nomi diversi, ma mossa utile considerando la difficoltà di gestire curatorialmente alcuni spazi), in ognuno dei quali ha diviso gli artisti selezionati in gruppi o, come le piace chiamarli, famiglie.

I nove temi racchiusi in altrettanti spazi tra i giardini e l’arsenale sono: padiglione dei Libri e degli Artisti, padiglione delle Gioie e delle Paure, padiglione dello Spazio Comune, padiglione della Terra, padiglione delle Tradizioni, padiglioni degli Sciamani, padiglione Dionisiaco, padiglione dei Colori, padiglione del Tempo e dell’Infinito.
I primi due Trans-padiglioni sono nella sede storica della Biennale ovvero i Giardini, mentre gli altri sette sono sparsi tra le corderie, le artiglierie ed i giardini delle vergini dell’Arsenale.
I Trans-Padiglioni sono un viaggio in diversi modi di pensare, leggere e fare arte e vi invito a compierli questi nove viaggi, guardandoli come guardano i bambini ciò che non conoscono: con curiosità.

Dawn Kasper
(foto: Francesco Liggieri)

La cosa che trovo più interessante — e qui mi sento di fare i complimenti alla curatrice — è l’appuntamento del venerdì e del sabato, che durerà tutti i sei mesi, dal titolo: Tavola Aperta.
Il pubblico potrà (dopo aver prenotato) incontrare uno degli artisti in esposizione, conoscerlo, fargli domande sul suo lavoro ed instaurare un dialogo. Un’ottima idea, devo ammetterlo.

La seconda cosa bella è il progetto Pratiche d’artista, un contenitore online che potete trovare sul sito della Biennale dove ogni artista partecipante a questa edizione ha inserito dei brevi video attraverso i quali far scoprire il proprio universo ed il proprio modo di lavorare.

Ci sono poi diversi appuntamenti ed eventi da non perdere durante tutto il periodo della Biennale. Io ve ne segnalo uno, ed è: Cefalo e Procri, con musica di Ernst Krenek e libretto di Rinaldo Küfferle.
Questa opera fu rappresentata in prima assoluta alla Biennale Musica del 1934 al Teatro Goldoni e andrà in scena al Teatro Malibran di Venezia dal 29 settembre al 7 ottobre 2017.
Il progetto è affidato all’artista francese Philippe Parreno, un artista davvero incredibile, multidisciplinare, un genio.

Il video di Philippe Parreno

Un altro progetto che mi sento di segnalarvi è curato da Olafur Eliasson. Realizzato dal suo studio, Green Light è una luce da interni creata da migranti e studenti. Scopo del progetto è finanziare una raccolta fondi per Emergency.

Sono lontane le Biennali dei grandi nomi ma è anche vero che scegliendo Christine Macel si è puntato a un target di pubblico diverso, costruendo così un ponte tra due mondi che non sempre si incontrano, permettendo anche ai giovani artisti di potersi mostrare ad un pubblico internazionale.

Viva Arte Viva — ecco il titolo di quest’edizione — è un bel progetto che contiene molte cose realizzate bene, ma chi è un “addicted” della Biennale non potrà non notare le somiglianze evidenti tra questa edizione e quelle di Storr, Curiger, Birnbaum, e Enzewor. La differenza è che gli artisti sono spesso nomi nuovi anche se con idee e concetti già visti. Questa è l’unica pecca che ho riscontrato.
Vi invito ad andare a vedere anche i padiglioni nazionali che troverete nella sedi dei Giardini e dell’Arsenale e gli eventi collaterali sparsi per la città, alcuni ne valgono davvero la pena.

Studio Eliasson
(foto: Francesco Liggieri)

Quindi vi consiglio di visitare questa 57ª Edizione?
Sì, nonostante alcune ripetizioni ci sono molte cose interessanti (il padiglione Italia all’Arsenale, ad esempio) da cui si può imparare a guardare il mondo da diversi punti di vista, che voi siate parte della scena dell’arte o meno.
Questa edizione è un appuntamento grazie al quale può nascere del sano confronto, cosa mai scontata e della quale, visti i tempi in cui viviamo, c’è sempre più bisogno.
Andate a visitarla, questa Biennale (forse) vi stupirà.

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