Lascio Bologna un mercoledì pomeriggio di inizio maggio come tanti, se non fosse per l’instabilità del cielo, che continua ad alternare pioggia e sole, e del mio umore. Usciti dalla città, la strada scorre veloce dietro i vetri del finestrino, le fabbriche si alterano ai campi, le macchine ai corsi d’acqua; i cartelli delle città: Modena, Reggio Emilia, le enormi onde bianche della stazione progettata da Calatrava, che sembrano voler infrangersi nel bel mezzo della pianura padana. Il tutto ovattato dalla musica che, per tutto il percorso, mi culla dagli auricolari, interrotta solo dalla telefonata di incoraggiamento del solito giovane amico; ”starai bene” non fa che ripetere e io quasi quasi me ne convinco.

Ci vuole poco a raggiungere la meta, l’Antica Corte Pallavicina a Polesine Parmense. La Corte, nata alla fine del XIII secolo per volere del Marchese Umberto Pallavicino, che esercitava il suo potere sulle terre del Polesine, ebbe molte vite e cambiò molte destinazioni d’uso, ma da circa un secolo è il “regno incontrastato” della famiglia Spigaroli e del culatello.

Dopo aver lavorato al podere Piantador, proprietà di Giuseppe Verdi, il bisnonno di Massimo e Luciano Spigaroli, gli attuali proprietari, arrivò qui con i suoi figli a fine ‘800, prima come mezzadro e poi come affittuario. Al lavoro nei fertili campi della golena si affiancava l’allevamento di maiali, polli, tacchini, oche, anatre e bachi da seta, d’inverno la trasformazione delle carni in prelibati salumi.
Ben presto le donne di casa iniziarono un’attività di somministrazione e vendita dei prodotti trasformati, insieme al pesce pescato nel Po fritto, ovviamente, nello strutto.

La famiglia riuscì finalmente ad acquistare la Corte nel 1990, dando il via ad un lungo processo di restauro, che ha coinvolto gli abili artigiani locali e utilizzato mattoni d’epoca e legno di pioppo e di rovere degli stessi terreni.

Le cantine, dove già i marchesi Pallavicino stagionavano i salumi, si sono riempite di culatelli, così come la sala di stagionatura di formaggi, i camini hanno ripreso a bruciare legna di pioppo, ghiacciaia e prigione sono riemerse dal fango, gli affreschi restaurati e gli arredi tornati a decorare le sale e le stanze da letto al primo piano.

Siamo qui, in questo paradiso bucolico e gastronomico, perché la Maison de Champagne Krug si è messa in viaggio lungo lo stivale e, dal 3 maggio al 3 giugno, farà tappa in Emilia Romagna, proponendo agli amanti dello champagne e ai Krug Lovers una serie di eventi – aperitivi, cene, degustazioni, masterclass – in cui sarà possibile degustare le migliori Cuvée Krug in abbinamento alla ricca cucina della regione.

L’iniziativa Krug x Emilia Romagna (qui l’elenco dei locali coinvolti e qui le date) non poteva non partire da questa corte, celebrando l’unione tra Krug Grande Cuvée e il culatello di Spigaroli!

Dopo aver inseguito telefonini e macchine fotografiche alla mano quattro pavoni, sperando si decidessero a fare la ruota, Massimo Spigaroli accompagna me, Olivier Krug, sesta generazione della famiglia Krug e Direttore della Maison, e pochi altri ospiti a visitare la casa e le cantine dove ci troviamo circondati, abbracciati dai culatelli.

Sono seimila in questo momento a riposare mesi e mesi, per terminare il lentissimo processo di stagionatura, in queste cantine, che si trovano sotto il livello del Po, e che furono costruite dai Marchesi Pallavicino proprio per stagionare culatelli.

Gli occhi si riempiono di culatelli, le narici di un odore intenso e piacevole, che sa di buono, di terra, di pazienza, di abilità e storia. L’abbinamento tra la Krug Grande Cuvée 163 e il Culatello Platinum di 50 mesi è perfetto, una predestinazione!

Durante la cena, aperta a 80 Krug Lovers, in cui i piatti di Massimo Spigaroli si susseguono celebrati ed esaltati dalle bollicine francesi, la Maison Krug presenta l’ardito ingrediente del 2017 (nel 2015 erano state le patate, nel 2016 le uova): il fungo.

Complici il rossetto e i tacchi alti, la piacevole compagnia, le chiacchiere e le risate, qualche etto di culatello mangiato in cantina direttamente con le mani, diversi calici di champagne, il mio umore è decisamente migliorato e sulla via del ritorno, satolla, stanca, assonnata e soddisfatta, inizio a canticchiare…