«La neve ammanta e ovatta tutto, cancella le imperfezioni e ogni rumore. Non mi sono mai spiegato perché, ma è così!»

Così riflette il giovane tassista che, con fare guascone, mi accompagna nel breve percorso che separa la mia nuova casa dall’aeroporto di Bologna. Nevica a Bologna e io vado a Berlino; dal finestrino dell’aereo ammiro la neve sulle Alpi, poi quella sulla campagna tedesca, infine quella in città.
Non so quando abbia nevicato a Berlino, ma le strade sono pulite e percorribili e i marciapiedi perfettamente spalati e senza cumuli ai lati (dove avranno messo la neve in esubero? Non è ammonticchiata da nessuna parte).

(foto: Frizzifrizzi)

Decido di vincere la mia paura (come si chiamerà la fobia di camminare quando c’è la neve in città?) ed esco a piedi; in questo tardo pomeriggio di inizio gennaio percorro poco meno di 6 km di strade deserte, poche facce di una umanità varia — più di 180 diverse nazionalità popolano la capitale tedesca, avrò modo di scoprire nei giorni successivi — qualche residuo di luci natalizie. Smartphone alla mano decido di vedere la prima attrazione (in ordine di vicinanza) che mi segnala la app di TripAdvisor: il castello di Charlottenburg. Schloss Charlottenburg è il più grande palazzo storico rimasto a Berlino dopo i disastrosi bombardamenti della seconda guerra mondiale; costruito in stile barocco italiano dall’architetto Arnold Nering, fu residenza di Sophie Charlotte (a cui deve il nome) moglie di Federico III di Brandeburgo.

E, come mi segnala prontamente la sezione Qui vicino dell’app, è la principale attrazione del quartiere di Charlottenburg (Charlottenburg era una delle più importanti città della Germania fino a quando nel 1920 fu annessa a Berlino). In questo quieto e borghese quartiere, a pochi passi da un stazione della U-Bahn Berlin (la U2), si trova l’Hotel Otto Berlino, in cui alloggio.
L’Hotel Otto, anche questo scelto e prenotato sull’app, ha meritatamente vinto nel 2016 il 2° posto dei Traveller’s Choice di TripAdvisor fra gli alberghi tedeschi.

Piccolo (una quarantina tra camere e suite), silenzioso, minimale, funzionale e pratico, offre un’ospitalità rilassata ma premurosa e attenta alle esigenze del visitatore.
Ristrutturato dagli svizzeri dello studio Kessler Kessler, gli amanti del design non faranno fatica a riconoscere, accanto a soluzioni di recupero urbano, sedie e tavoli Stylish Arper, lampade Tolomeo di Artemide.

(foto: Frizzifrizzi)

Ho a disposizione due giorni per godermi la città, così compro, sempre su TripAdvisor — che mi accompagnerà in questo viaggio e che ormai da tempo non si limita alle recensioni dei locali in cui mangiare o bere e alle prenotazioni alberghiere, ma segnala attrazioni di ogni genere e offre la possibilità di prenotare online Tour della città —, un biglietto di due giorni per il Berlin City Hop-on Hop-off Tour che consente di visitare, salendo e scendendo dai gialli bus turistici, i principali monumenti della città; partendo da Alexanderplatz, dove spicca la Torre della televisione con i suoi 368 metri, eretta allo scopo di farne la più alta torre televisiva d’Europa, ho visto Neptunbrunnen (la Fontana di Nettuno), Museumsinsel (Isola dei Musei), Berliner Dom (Duomo di Berlino), Brandenburger Tor (Porta di Brandeburgo), Reichstag (Parlamento), Hauptbahnhof (Stazione Centrale) e poi ancora come in un crescendo, Siegessäule (Colonna della Vittoria), il Palazzo Bellevue e di nuovo (questa volta alla luce) il Castello di Charlottenburg, e poi Kurfürstendamm, Lützowplatz, Kulturforum, Potsdamer Platz, l’immancabile Checkpoint Charlie e il Gendarmenmarkt.

(foto: Frizzifrizzi)

Inutile da parte mia cimentarmi in questa sede con il racconto della storia di questa città e dei suoi monumenti, in qualsiasi guida troverete di meglio, ma vorrei fare qualche riflessione a cui mi ha portato un’interessante chiacchierata con Dorle, una mia cara amica tedesca, ma soprattutto un’esperta di architettura e storia.
Berlino è stata, più di ogni altra città europea, teatro di una violenza senza pari; bombardata e rasa al suolo per il 70% durante la seconda guerra mondiale, smembrata in due e divisa da un muro, riunificata. È successo così tanto negli ultimi 50/60 anni in questa città…
Eventi che, oltre all’inevitabile impatto devastante sulla vita delle persone, ne hanno cambiato costantemente l’aspetto, dando vita a una densa stratificazione storica.

Emblematica, per spiegare quanto è accaduto all’architettura di Berlino negli ultimi decenni, è la storia di Schloßplatz (quartiere Mitte).
Ora c’è un grande cantiere, che sarà terminato nel 2019; stanno ricostruendo il Castello degli Hohenzollern, famiglia che ha dato l’ultimo Kaiser del Deutsches Reich.
Dopo la seconda guerra mondiale, il Castello era danneggiato (non distrutto!) ma è stato fatto saltare in aria da Walter Ulbricht in occasione della fondazione della DDR nel 1947, in quanto il castello era simbolo dell’imperialismo, che a sua volta aveva generato il nazifascismo.
20 anni dopo, al suo posto, hanno costruito Palast der Republik (inaugurato nel 1976), un edificio governativo della DDR, aperto al pubblico con mostre, spettacoli, attività culturali.
«Una tipologia insolita», precisa Dorle.

(foto: Frizzifrizzi)

Dopo il crollo del muro, questo edificio era scomodo per il nuovo governo: forse il più importante edificio della DDR e si trovava in pieno centro… così con la scusa della presenza di amianto, inizialmente lo hanno chiuso e poi totalmente demolito.
Prima della demolizione totale, ma già ridotto alla sola struttura portante, per due anni è stato luogo di installazioni, mostre, dibattiti; super frequentato e amato dai berlinesi quanto dai turisti.
Nonostante questo “successo”, il giovane stato riunito non ha “avuto il coraggio” di lasciare questo simbolo della DDR e alla ricerca di una “nuova” identità, l’idea “migliore” pare essere stata quella di ricostruire il Castello degli Hohenzollern…

E veniamo al Muro: certo potete andare a visitare la famosa East Side Gallery e il Checkpoint Charlie ma, sempre secondo la mia amica Dorle (e io ho obbedito!), perfetto per capire il muro è il Memoriale del Muro.

(foto: Frizzifrizzi)

Non vi farò l’elenco di cosa ho mangiato, dove e con chi. Facciamo che quello accade a Berlino, resta a Berlino!
Certo in 3 giorni ho assunto più calorie di quelle che necessito in un paio di settimane, ma a mia parziale discolpa posso dire che ho avuto serrati ritmi di marcia, sopportato freddo e neve, assunto medicine per riuscire a portare a termine il percorso che mi ero prefissata, considerato che sono partita con febbre e otite e sono tornata ancora più malconcia.

Se però dovessi dirvi che sapore ha Berlino, certamente vi direi che sa del grasso dei würstel, del dolce del ketchup, del caldo e profumato curry, in una parola: currywurst! Io ho mangiato, e gradito, quello di Curry61, scovato dopo una breve ricerca tra i ristoranti di cucina locale sulla app di TripAdvisor; colorato chioschetto in Oranienburger Str. (nel quartiere Mitte), affollatissimo di tedeschi e turisti, rosola succulente salsicce e frigge patatine a tutte le ore del giorno (dalle 11 alle 24) e — a quanto pare — spicca per qualità e gusto tra le centinaia, migliaia di altri somministratoti di salsicce.

Difficilmente quando sono in giro, per lavoro o nel privato, dedico tempo allo shopping, normalmente ho serrati ritmi di marcia e finisco per tornare a casa senza aver comprato nulla. Ormai amici e parenti lo sanno e non si aspettano regali, anche dalla mete più esotiche.
Ma a Berlino ho fatto un’eccezione ed ho voluto provare la app anche per lo shopping, così tra i tanti interessanti suggerimenti che spaziano dalla gastronomia, al design, alla moda io ho ne scelti tre.

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(foto: Frizzifrizzi)

Il Neurotitan

Quando infili il vicolo al 39 di Rosenthaler Str. e ti lasci alle spalle un negozio Uniqlo, a destra uno Starbucks e sbuchi sul cortile interno che porta a un stretto portone e alla scale più variopinte che tu abbia mai salito in vita tua, al netto della app che hai consultato ed hai a disposizione lì in mano e ti rassicura dallo schermo del tuo iPhone, non sai bene che aspettarti.
Sospetti di essere finita in un universo parallelo, sulle prime un po’ stridente rispetto a quello che ti sei lasciata alla spalle. Ancora più bello ed interessante proprio per quello.
Galleria d’arte, libreria, sartoria, negozio (fumetti, illustrazione, pittura, street art, grafica, musica, gadget), luogo per performance ed esposizioni, Neurotitan è tutto questo e molto altro ancora e io, se siete in zona (sempre quartiere Mitte), un salto ce lo farei.

(foto: Frizzifrizzi)

Maskworld

Sempre in Oranienburger Str. (quartiere Mitte) a pochi passi dal chioschetto di currywurst di cui vi ho parlato qualche riga sopra, si trova uno dei più belli e forniti negozi di maschere, trucchi e costumi che io abbia mai visto.
Ora, premesso che io adoro tutte le feste in cui è consentito mascherarsi, festeggiare, truccarsi ed essere, almeno per poche ore, altro da sé, se non fossi stata imbacuccata con canottiera, maglietta, magliettina, maglione per un totale che certamente superava i 4 strati, mi sarei misurata di tutto e comprato ogni cosa.
Le ali di piume rosse (costume da diavolessa annesso), i costumi in lattice, quelli rinascimentali, i super eroi, i mostri. Mi sono limitata ai cerchietti e ovviamente ho finito per acquistarne uno da unicorno bianco con tanto di coda in tinta…
Per gli amanti del genere, certamente consiglio una visita, ma sappiate Maskworld spedisce anche in Italia.

(foto: Frizzifrizzi)

Korsettmanufaktur TO.mTO

In Torstrasse 22, un viale un po’ anonimo, sempre nel quartiere Mitte, vicinissimo ad Alexanderplatz e facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, si trova Korsettmanufaktur TO.mTO.
Alla porta del negozio un cartello bilingue chiede, in caso di bisogno, di bussare alla porta accanto, dove si trova la sartoria. È quello che faccio io e, sorridente, mi accoglie Tonia, la proprietaria. Le chiedo di mostrarmi i suoi corsetti, di raccontarmi come li realizza e di scattare qualche foto. Senza interrogarsi sulle mie intenzioni, mi guida nel negozio, mi racconta che tutti i corsetti che vedo esposti sono in vendita ma che si tratta di una specie di campionario perché lei i corsetti li realizza completamente a mano e quasi sempre su misura sulle esigenze del corpo delle clienti.

Mi dice che a lei piace l’oggetto in sé, così spazia tra lo stile feticista e molto aggressivo e quello romantico o vintage, che realizza corsetti per ogni occasione. Corsetti femminili certo ma anche corsetti maschili perché, dice, sono sempre di più gli uomini che scelgono di indossarne uno.
Il corsetto conferisce un portamento speciale; è vero, costringe in qualche modo, ma regala un’eleganza e una flessuosità impossibile da ottenere con ogni altro indumento.

Mi offre di misurarne qualcuno e, se non fossi alle prese con l’arredamento della casa nuova, li comprerei tutti.
Per tutto il tempo che occorre per realizzarli, per i materiali e le tecniche che usano, per i ricami, gli accessori ecc i corsetti di Tonia non sono proprio a buon mercato [il prezzo si aggira intorno ai 500 Euro, n.d.r.].

Tonia dice di avere poche clienti italiane. «Forse le donne italiane non usano tanto i corsetti» chiede senza aspettarsi una risposta. Le sue clienti sono perlopiù tedesche o nord europee, a volte entra anche qualche uomo che vuol fare un regalo alla fidanzata, alla moglie, all’amante ma normalmente Tonia consiglia di tornare con la signora in questione e fare scegliere a lei.
«Donne e uomini devono avere gli stessi diritti,» riflette Tonia «poter avere a parità di lavoro lo stesso salario ma non siamo certo uguali. Perché negarlo? Perché negarsi il piacere di sentirsi femminile? Indossare un corsetto non è per tutte, immagino che molte non lo trovino confortevole ma, se ti piace e se ti ci senti bene, indossalo e fallo per te stessa, per come ti sentirai, per come ti vedrai riflessa nello specchio. Se piaci anche al tuo partner tanto meglio!»

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(foto: Frizzifrizzi)

Come il grillo parlante di Pinocchio la Cronologia di Viaggio della app di TripAdvisor mi ricorda che, in verità, ho fatto una quarta tappa di shopping: Ritter Sport Bunte Schokowelt.
Lo so, lo so c’è cioccolato migliore, ma per me Ritter Sport è la barretta feticcio, quindi inevitabilmente mi ci sono persa dentro riuscendo però a resistere e a non comprare nulla o almeno così ho dichiarato alla dogana!

Quanto alla Cronologia di Viaggio, è una funzione che, una volta attivata, tiene traccia (attraverso il sistema GPS) dei luoghi di interesse, dei bar, ristoranti, negozi, hotel che avete visitato dandovi la possibilità di esprimere la vostra valutazione o recensione, ma anche di avere a portata di mano un comodissimo quaderno di viaggio che funzioni da promemoria, anche perché associa le foto scattate ai luoghi.
Funziona anche offline registrando le attività senza connessione internet, evitando quindi costi di traffico dati e roaming ed è privata finché non si decide di condividerla con amici e parenti per email o su WhatsApp.

Tra l’altro la Funzionalità Offline ti consente di scaricare recensioni, foto e mappe delle città prima di partire (finito il viaggio si possono rimuovere) e di accedervi durante il viaggio anche in assenza di connessione internet.
Se non avete provveduto a un albergo prima di partire esiste anche Prenotazione in movimento con cui si possono comparare i prezzi degli hotel e prenotare direttamente dalla app; sempre sulla app trovate Prenota una corsa con Uber e Quartieri, che consente di scoprire le zone delle più importanti città del mondo e ti aiuta nella scelta di ristoranti, attrazioni e alloggi. Questa funzionalità offre contenuti che includono descrizione, foto e mappe dei quartieri e recensioni e opinioni dei viaggiatori.

Tutte funzioni molto utili specie se, come me, viaggi da solo, hai poco tempo a disposizione per goderti la città e non hai pianificato molto prima della partenza!

(foto: Frizzifrizzi)