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I “trofei” di Kelly Rene Jelinek, fatti con scarti di tappezzeria

«Quando ero bambina, ho trascorso la maggior parte del mio tempo con il naso nei libri di fiabe. Ero assolutamente meravigliata di come l’impossibile fosse reso possibile in quelle storie. Gli animali potevano parlare, gli alberi muoversi e il più banale degli oggetti poteva diventare qualcosa di magico e importante. Avrei voluto che la vita reale fosse come come una favola», scrive l’artista americana Kelly Rene Jelinek.
 
Una fiaba popolata di animali—feroci in natura—fatti di stoffa colorata (perlopiù scarti di tappezzeria di cui si è innamorata fin da adolescente, quando attingeva a piene mani dai mercatini delle pulci) e con criniere di lana lavorata maglia, è presto diventata la vita reale di Kelly, che per riassumere il suo mondo cita Edgar Allan Poe: «Non c’è squisita bellezza… senza qualche stranezza nelle proporzioni».

Il suo lavoro si ispira alla tassidermia, nel Wisconsin rurale in cui è cresciuta non è raro venire in contatto con animali imbalsamati o usare cervi e altri trofei come supporti per giocare. Dice di essere sempre stata a suo agio con questi animali, di non essere mai stata impressionata, che anzi ne era affascinata e che questo fascino è rimasto con lei fino all’età adulta e ha ispirato la sua arte.

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