Memorie dal sottoscala | Lettere a Olga

Quando non hai tempo per niente e l’estate non è estate e non vedi l’ora che arrivi l’autunno nella paradossale speranza che almeno l’autunno sia estate, è oltremodo consolatorio che nei rari momenti in cui passeggi a tempo perso in giorni assolati [estivi nella forma e non nel contenuto] la vita ti riservi dei momenti di sorpresa [estivi nel contenuto oltre che nella forma]. Come esempio prenderemo il prete giovane in tonaca lunga, di quelle che i preti non portano più [figurarsi se giovani], e un taglio di capelli da gioventù hitleriana, a Venezia; e le file di libri abbandonati sui muretti del ponte della Porta Santi Quaranta, a Treviso.

Quel giorno assolato in cui li ho trovati saranno stati una ventina. Dopo averci girato un po’ attorno armata di vago sospetto ho deciso che si trattava di una apprezzabile mossa di marketing, e intascato Lettere ad Olga, di Václav Havel [ex presidente della Cecoslovacchia e primo presidente della Repubblica Ceca].

Lettere ad Olga è un tomo di 480 pagine, pubblicato per la prima volta nel 2010, che raccoglie l’intero carteggio di Havel indirizzato verso la moglie Olga dal 4 giugno 1979 al 4 settembre 1982.
Questo arco di tempo altro non è che quello che lo scrittore e politico ha trascorso nelle patrie galere in quanto dissidente. La ragione principale per cui vale la pena affrontare la lettura e farsi gli affari privati di Havel e Olga, è quel che si intuisce anche se non è scritto. Ci troviamo infatti ad avere a che fare con una serie di piccole questioni domestiche [del genere sto bene, ma ho la sciatalgia/ faccio yoga/ grazie delle caramelle/ non mandarmi marmellate perché sono pesanti/ ti ho fatto un monile con il pane/ il boiler si accende con il secondo interruttore dalla porta, se lo abbassi si blocca, se lo sollevi si attiva (per dio)], atte anche a svicolare la censura e a mantenere il necessario equilibrio in uno stato di carcerazione correzionale.

NotaBene #1: uno speciale plauso va alla signora in bicicletta che si è fermata a guardarmi e a chiosato “bello bello, ma noi trevigiani da quando abbiamo avuto Una Bomber non ci fidiamo più”.

NotaBene #2: stante che anche post precedente riguardava un libro edito dalla casa editrice Santi Quaranta, si potrebbe pensare che io sia un loro agente prezzolato. Stante che non è così ed è tutto frutto del caso, se invece volessero stipendiarmi sono aperta a proposte professionali. Mi trovate su Linkedin, con una foto profilo poco credibile.

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