fbpx
con il fiato sospeso 0

Con il fiato sospeso

con il fiato sospeso 1

Costanza Quatriglio prosegue nel suo felice, sorprendente e coraggioso cammino di sperimentazione formale, con la realizzazione di un’opera che fa da straordinario ponte tra il cinema e il documentario e con la quale ha saputo creare un’atmosfera di grandissimo valore culturale e politico, penetrando nelle contraddizioni più dolorose della nostra identità nazionale, con grande capacità di coniugare contenuti altissimi e sensibilità emotiva. Non va dimenticato inoltre, il suo coraggio produttivo ed il suo sforzo di cineasta, capace di raccogliere intorno a sé le personalità disposte ad accompagnarla con rigore, nella realizzazione di un cinema che non può che essere definito “necessario”.

Questa la motivazione che la giuria ha dato assegnando a Con il fiato sospeso il premio Gillo Pontecorvo Arcobaleno Latino per il miglior film di lingua latina presente alla 70a Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia.

Il film racconta, tra cinema e documentario, la storia delle morti nella Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania per cui è attualmente in corso un processo.
L’8 novembre 2011 la procura di Catania sequestra l’edificio 2 della cittadella universitaria dove ha sede la Facoltà di Farmacia “nell’ambito di indagini che avrebbero accertato la fuoriuscita di esalazioni fortemente irritanti e nocive dalle vasche sotterranee di raccolte di rifiuti liquidi, create da un ipotizzato smaltimento scorretto di reflui nei lavandini dei laboratori”.

La storia, è una storia molto italiana fatta di negligenze, silenzi, omissioni, e di un muro di gomma prima indistruttibile che poi però inizia a creparsi fino ad infrangersi.
Tra le vittime, il dottorando Emanuele Patanè scrisse un memoriale sulla sua esperienza in “quel laboratorio”: «quasi tutte le reazioni chimiche, le operazioni di concentrazione e le colonne cromatografiche di separazione, dove spesso vengono utilizzati solventi notevolmente tossici, venivano effettuati nel laboratorio sui banconi. Anche tutte le reazioni chimiche dove venivano utilizzati reattivi molto nocivi venivano eseguiti sui banconi, e quindi fuori dalle cappe di aspirazione».

Sul sito del film è possibile leggere il testo di Patanè e la lettera di Maria Lopes, mamma di Agata Annino, altra vittima che ha lavorato nella facoltà di Farmacia di Catania. Il quotidiano web CtZen.it ha raccontato (e continua a farlo) da vicino la vicenda: qui tutti gli articoli per avere un quadro approfondito della vicenda.
Il sito ha anche lo scopo di raccogliere storie analoghe a quella raccontata e nella sezione Cosa puoi fare è possibile inviare la propria testimonianza. Perché purtroppo questa Italia è fatta di tante piccole Italie, dove si muore ogni giorno e non si dovrebbe, dove il troppo silenzio è complice.

Altre storie
solos gabriella marsh 7
Solos: un invito a rallentare e osservare