7am | Andrea Ciprelli

7 foto e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Andrea Ciprelli.

Ciao Andrea, quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
Mi chiamo Andrea Ciprelli e sono di Torino. Scatto foto da quando a vent’anni, ho investito i soldi destinati alle vacanze estive in una macchina fotografica, ho iniziato a scattare ininterrottamente, ero ossessionato e così ho continuato. Con tanto impegno è diventato un lavoro.

La tua attrezzatura?
Una Canon e un 50 mm, non servono zaini pieni di attrezzatura per scattare buone fotografie, meglio attrezzare la mente.

Cosa fai quando non fai foto?
Quando non faccio foto penso alle foto che farò il giorno dopo, la cosa mi incuriosisce così tanto da volerlo raccontare per immagini.
Sono docente di fotografia, mi occupo di un laboratorio di fotografia rivolto a persone con disagi mentali e ora ne sto preparando uno rivolto agli adolescenti nelle scuole. Finito questo cerco di capire come si sta evolvendo il mestiere del fotografo e il mercato della fotografia e quindi che direzione è meglio prendere.

Descrivimi la tua stanza.
La mia stanza è un mix di classico e moderno, pile di libri alternati a pc e tablet.
Leggo e studio di tutto: filosofia, romanzi di avventura, fotografia, arte contemporanea, saggi sull’utilizzo dell’immagine fotografica nella comunicazione. Un fotografo deve conoscere per avere qualcosa di importante da dire, sapere che messaggi lanciare, ed essere consapevole di ciò che le sue immagini comunicano.
E’ importante che le foto che si producono aiutino a cambiare in positivo.

La tua macchina fotografica pesa quanto…
E’ una piuma quando fotografo un matrimonio tra gioia e sorrisi, diventa un macigno e mi chiedo se sia giusto scattare o no quando sei immerso in una situazione dura come mi capitava durante il progetto fotografico sui Rom di lungo stura Lazio: bambini che piangono perché un incendio ha appena distrutto la loro baracchina, il loro unico riparo.

Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Film e libro: Into the wild.
Rinunciare a tutto e vivere solo nella natura selvaggia, il pensiero mi affascina da quando ero bambino, ne cambierei solo il finale.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Allora gli amici sono tanti: sicuramente i miei colleghi di Asa cube, il collettivo di cui faccio parte, Paolo Ciregia (neo vincitore del concorso Leica Talent).
Milo Sciaky, fotografo e ideatore di Around Gallery (propone workshop, pubblicazioni, mostre), realtà come queste valorizzano il mondo della fotografia, grazie a lui ho seguito una serie di workshop con Sandro Iovine critico e guru della fotografia, illuminante.
Davide Furia, fotografo di moda e Salvatore Svadas, fotografo artista.

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